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2011, l’anno delle rivolte. Viaggio tra i ribelli di Londra

Dal Nord Africa all’Inghilterra, cosa collega le rivolte che hanno sconvolto questo 2011?


Daniele Cardetta 11 agosto. Inutile dire che a pochi giorni dalla fine del 2010, davvero in pochi avrebbero potuto prevedere i sommovimenti  che avrebbero segnato in profondità i mesi successivi. Ancora di meno coloro che nei primi mesi di 2011, quando la rivolta divampava già in Tunisia e in Egitto, avrebbero immaginato che il vento di rivolta spirasse anche in Libia, e poi in seno alla Vecchia Europa, prima in Grecia poi, in agosto, anche in Inghilterra.

Certo sarebbe del tutto superficiale e fuorviante voler trovare dei punti di contatto a tutti i costi tra realtà così diverse come la Siria, il Nord Africa e l’Inghilterra, tuttavia non sembra casuale che problemi sopiti da tempo sotto la cenere siano tornati a divampare proprio in questo 2011. Sarà per la crisi economica che sta colpendo con particolare forza l’Occidente, e di riflesso anche le aree del Nord Africa, saranno l’incertezza nel futuro o i repentini cambiamenti geopolitici e sociali che stanno attraversando il mondo, fattostà che il mondo come lo conoscevamo sembra avere oramai assunto come spartiacque proprio questo 2011.

Mentre in Libia tutto il mondo ha urlato il suo sdegno per la repressione con cui Gheddafi ha affrontato le cosiddette rivolte dei “social network”, e in Siria Assad continua a reprimere con violenza ogni dissenso scatenando le reprimende dell’Occidente, a Londra, nel cuore pulsante dell’Europa, i rivoltosi vengono invece definiti come criminali, esattamente allo stesso modo con cui Gheddafi e Assad hanno definito i propri oppositori scesi in piazza per chiedere riforme. Secondo il quotidiano inglese “Guardian” le condizioni economiche disagiate non sono l’unica molla che avrebbe spinto centinaia di ragazzi inglesi a mettere a ferro e fuoco le proprie strade; molti ragazzi sarebbero certamente giovani di aree molto povere della periferia, tuttavia nell’insieme dei rivoltosi non sarebbe possibile generalizzare in quanto i gruppi coinvolti negli scontri sarebbero di composizione eterogenea e difficilmente classificabile. Non solo dunque una rivolta che coinvolge diversi gruppi razziali, ma anche una rivolta che coinvolge uomini e donne fianco a fianco, senza discriminazioni di alcun tipo. Troppo facile insomma additare i soliti poveri, magari di colore, spinti dal disagio e dal degrado a darsi al saccheggio, questa volta la composizione dei gruppi in azione in Inghilterra sembrerebbe essere assai più composita. Ai moti avrebbero partecipato giovani di ogni estrazione, disinnescando la carica di odio razziale esplosa a seguito del ragazzo di colore ucciso dalle forze dell’ordine. Non sarebbe solo la gioventù nera dietro all’esplodere delle violenze di Londra, Bristol, Liverpool e Birmingham, vi sarebbe anche una larga complicità della gioventù bianca e da quella asiatica, giovani uniti dal degrado, dalla rabbia, e dalla miseria umana e sociale.

Tra coloro che hanno dato alle fiamme autobus e negozi anche tante donne, (molte bianche), e persino alcuni bambini di 10-11 anni. Il fatto ancora più incomprensibile per l’opinione pubblica inglese è che alla rivolta abbiano partecipato anche alcune persone “facoltose”, unite però alle altre più povere nell’urlare la propria rabbia nei confronti delle autorità e delle istituzioni, incapaci evidentemente di comprendere i bisogni e le rivendicazioni di una parte della società inglese che negli ultimi anni è stata quasi ignorata, come se fosse un corpo estraneo scomodo e esplosivo da evitare in tutti i modi.

Una dura lezione per il modello all’inglese, un modello assurto a paradigma da imitare ma che evidentemente nascondeva al suo interno coni d’ombra difficilmente ignorabili. Nel solo anno passato il patrimonio delle mille persone più ricche della Gran Bretagna è aumentato del 30%, questo dato non è stato minimamente preso in considerazione dai media e dai sociologi per spiegare la rabbia che è montata, covando sotto la cenere, nelle periferie e nei quartieri poveri delle metropoli inglesi. E mentre il malcontento cresce un pò in tutta Europa per i sacrifici cui verranno chiamati milioni di cittadini, Londra si rifiuta di analizzare oggettivamente le cause della rivolta, definendo i rivoltosi tout court come semplici criminali, in modo tristemente analogo a quanto dichiarato da Gheddafi e da Bashar Assad in Libia e in Siria.

Intanto, mentre gli Stati Uniti barcollano, potenziale serbatoio di nuove ondate di rabbia popolare qualora l’economia precipitasse, e l’Unione Europea arranca per le crisi di Grecia e Italia, ecco che i detrattori del capitalismo sorridono sotto i baffi. E se, dopotutto, Karl Marx avesse avuto ragione? ai posteri l’ardua sentenza, oggi non ci resta che registrare le cronache di un Occidente sempre più in crisi, squassato dalle crisi economiche e dall’urlo di rabbia delle sue periferie e dei suoi giovani.

 

 

 

 

 


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3 Commenti per “2011, l’anno delle rivolte. Viaggio tra i ribelli di Londra”

  1. [...] dei giovani greci contro i diktat dell’Europa, fino alle razzie che hanno sconvolto la swinging London, Loretta Napoleoni analizza lo stato di crisi in cui siamo sprofondati, dopo che la nascita [...]

  2. [...] la ribellione dei giovani greci contro i diktat dell’Europa, fino alle razzie che hanno sconvolto la swinging London, Loretta Napoleoni analizza lo stato di crisi in cui siamo sprofondati, dopo che la nascita [...]

  3. [...] ribellione dei giovani greci contro i diktat dell’Europa, fino alle razzie che hanno sconvolto la swinging London, Loretta Napoleoni analizza lo stato di crisi in cui siamo sprofondati, dopo che la nascita [...]

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