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Nuovi mondi da scoprire grazie a “Infinito Edizioni”

Alla scoperta dell’editoria controcorrente

Gaetano Farina 24 agosto-    Infinito Edizioni (www.infinitoedizioni.it) è una casa editrice che si può definire “controcorrente” perché ha scelto di occuparsi di temi che, ingiustamente, occupano angoli residui dell’agenda mediatica italiana. Ha scelto coraggiosamente di occuparsi di quei “terzi”, se non “quarti” mondi di cui ricordiamo l’esistenza solamente se sollecitati da qualche campagna benefica o da qualche raro reportage televisivo. Di quelle popolazioni che ancora muoiono per la fame, la siccità, per malattie debellate ormai da decenni nei Paesi sviluppati, per guerre fratricide, per l’avidità dei propri governanti, il saccheggio delle multinazionali e l’indifferenza della comunità internazionale; vittime, prima di tutto, della Storia, del sistema economico internazionale, della geopolitica mondiale. I protagonisti dei libri di Infinito sono gli ultimi e i sofferenti che, tuttavia, non sono così diversi da noi dato che le cause dei mali che li affliggono, seppur spesso in aree geograficamente molto lontane, sono analoghe, se non identiche a quelle che originano stagnazione e instabilità nei nostri Paesi, sebbene tutti noi possiamo continuare a definirci dei privilegiati.

Lo stesso Luca Leone, cofondatore della casa editrice, si può definire un personaggio “controcorrente”. Perché, attraverso ciò che scrive e racconta, svela una particolare sensibilità verso gli “ultimi”, i “sofferenti”, verso chi è costretto ai margini, non solo nei Paesi sottosviluppati, ma anche nell’ipercivilizzato Occidente. In “Uomini e Belve”, ad esempio, seppur “solo” con la forza delle parole, “getta nel nostro piatto” storie di guerre e di orrori lontani, ma non troppo, che normalmente non riescono a conquistare rilevanza mediatica. Storie dai Sud del mondo, anche d’Europa (Cecenia, Georgia, Kosovo, ecc.), Africa (Sierra Leone, Liberia, Etiopia, ecc.) e America Latina (Cuba, Ecuador, Bolivia, ecc.). Senza essere invitati o costretti a identificare con nettezza “Buoni” e Cattivi”, perché la storia (inclusa quella “terzomondista”) ci ha insegnato che anche chi si rivestiva degli ideali più puri, alla lunga, si “è lasciato prendere la mano” ed è finito per commettere le stesse atrocità dei suoi odiati nemici. Come in altri suoi lavori, a Luca Leone interessa far comprendere le logiche di potere che innescano e alimentano questi conflitti, non sempre facilmente e immediatamente comprensibili da una spettatore distratto e spremuto dalla televisione.

Oltre a “Uomini e Belve”, della recente produzione di Infinito meritano un’attenzione particolare tre titoli che raccontano storie ambientate in luoghi differenti ma con i medesimi protagonisti: uomini, etnie ed intere popolazioni che non si vogliono arrendere a quello che sembra un destino già segnato.

“Il Mare di Mezzo” è già giunto alla seconda ristampa in meno di due mesi. Si tratta di una coraggiosa esplorazione sulle due sponde del Mar Mediterraneo lungo le rotte dei viaggiatori di ieri e di oggi, di donne, uomini e bambini che cercano un futuro e trovano una barriera di acciaio e pregiudizio, alla mercè di mercanti di esseri umani, feroci carcerieri e crudeli accordi internazionali, come quello tra Italia e Libia.

L’autore, Gabriele Del Grande, si mette sulle tracce dei somali e degli eritrei respinti in Libia, facendo luce sul più misterioso naufragio mai verificatosi sulla rotta per l’Italia. La sua rete di informatori si allarga dalla costa meridionale del Mediterraneo all’Italia e ai centri di espulsione: ne nascono così inchieste su truffe e pestaggi.

Gabriele Del Grande, già autore di “Mamadou Va a Morire” sempre edito da Infinito, è un altro eroe dei nostri tempi come testimoniato dal suo fortunatissimo e seguitissimo blog “Fortress Europe” (fortresseurope.blogspot.com), frutto di quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell’Europa. “Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d’Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere”.

Altro libro importantissimo è “Rwanda. Istruzioni per un Genocidio”, scritto da Daniele Scaglione e pubblicato inizialmente dalle edizioni del Gruppo Abele. Un testo che meritava di essere rimesso in circolazione, perché uno dei pochi capace di raccontare che cosa accadde in Rwanda prima, durante e dopo i drammatici cento giorni della primavera del 1994, allorché 800.000 persone trovarono la morte nel genocidio programmato a tavolino più spaventoso dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Quasi nell’indifferenza della comunità internazionale che si svegliò (o volle svegliarsi) quando il massacro era ormai già compiuto.

Un libro imperdibile perché dalla storia si crede di imparare, ma, in realtà, non s’impara mai abbastanza e stragi e genocidi, purtroppo, non sono eventi eccezionali, ed anzi, nel Terzo Millennio quando si credeva ormai che la barbarie fosse estinta, sono diventati ordinari.

In ultimo, non poteva mancare nel catalogo di Infinito un saggio che trattasse approfonditamente e lucidamente il dramma di Haiti di cui, purtroppo, non si parla più nei telegiornali e sulle pagine dei nostri quotidiani. Haiti, nell’immaginario collettivo, un piccolo, luccicante paradiso turistico, in special modo per i professionisti della vacanza. Nella realtà, nella realtà di oggi, già prima del terremoto apocalittico, un limbo di anime sofferenti e tormentate, a dispetto del sole e del tiepido oceano, delle affascinanti coste, delle spiagge dorate. Neanche questa terra, come testimoniano gli ultimi drammatici avvenimenti, si sottrae alla maledizione del Centramerica, segnato, ormai si può dire, da decenni di terrore e di sofferenze.

“Haiti. L’Innocenza Violata”, di Marco Bello e Alessandro Demarchi, è, prima di tutto, un atto di denuncia perché la comunità internazionale, Stati Uniti in testa ovviamente, con la “scusa” della ricostruzione sta mettendo il futuro del Paese sotto tutela, rubandogli di fatto l’indipendenza. E il popolo haitiano rischia, ancora una volta, di restare escluso dai piani per il proprio sviluppo. Tutto quello che si fa intorno alla ricostruzione rischia di condurre a nuove forme di dominazione esterna, di colonizzazione, a una penetrazione delle multinazionali nei settori strategici. Come si apprende da queste pagine, il meccanismo che è stato creato è dominato chiaramente dai rappresentanti delle istituzioni finanziarie internazionali, in particolare dalla Banca Mondiale, che ha il controllo delle risorse.

Il lavoro di  Bello e Demarchi vuole, comunque, portarci in mezzo agli haitiani, per ascoltare direttamente la loro voce, le loro visioni sulla ricostruzione del Paese e della società. Le forze vive della nazione chiedono, infatti, di partecipare alla definizione del futuro, ma questo diritto viene loro sottratto dai grandi della terra grazie alla complicità del governo haitiano.

 

 

 


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