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Le cooperative sociali sollecitano la Regione a fare chiarezza nelle politiche di welfare

Le cooperative sociali sono preoccupate per la tenuta del sistema sociale e assistenziale torinese. Diritti ed occupazione sono entrambi a rischio. Nel 2012 l’anno orribile per il settore. Confcooperative e Legacoop Piemonte sottolineano le difficoltà del settore sociale.

Vito D’Ambrosio 30 settembre 2011- Conferenza stampa congiunta di Legacoopsociali, rappresentata dalla presidente Anna Di Mascio, e di Federsolidarietà Confcooperative impersonata dal presidente Guido Geninatti. L’intendo delle due principali associazioni di rappresentanza delle cooperative sociali è di sottolineare “La forte preoccupazione per le incertezze di risorse nel settore socio assistenziale e sanitario”.

In evidenza è l’esigibilità dei diritti da parte delle persone anziane non autosufficienti, delle persone con handicap e un’altra serie di problemi connessi che possono essere riassunto con alcune cifre. La cooperazione sociale occupa complessivamente oltre 26 mila addetti ripartiti in 473 cooperative. La preoccupazione è per il versante occupazionale. “La componente importante dei nostri servizi, osserva Di Mascio, è lavoro. E la nostra preoccupazione è concreata visto che già oggi molte cooperative sono ricorse a piani di cassa integrazione per attutire i primi effetti delle riduzioni di risorse nel settore del Welfare”.

I numeri sono utili per aiutarci. Dicono che il vero anno orribile sarà il 2012: il Fondo nazionale per le politiche sociali è previsto a 70 milioni contro i 712 del 2008. Il Fondo per la famiglia di milioni ne perde 277 ed è addirittura azzerato quello per le persone non autosufficienti. In generale su un totale di fondi per le diverse politiche sociali di un miliardo e 560 milioni di euro stanziati nel 2008 la previsione per il prossimo anno è di appena 193 milioni.

Guido Geninatti sottolinea che “non si tratta di servizi accessori che vanno in crisi ma prestazioni essenziali. E ricordo che anche le cooperative che si occupano di inserimenti lavorativi – le cooperative sociali di tipo ‘b’ – di persone svantaggiate sono in crisi”.

Ed è per questo che i due responsabili delle associazioni di rappresentanza hanno espresso tutta la preoccupazione per le politiche regionali che se da un lato ha attivato “un tavolo che coinvolge tutti i soggetti coinvolti” rilevano la disponibilità “a parteciparvi, visto che anche le cooperative sociali sono imprese che perseguono l’interesse generale della comunità”. In effetti così è scritto nella Costituzione italiana all’articolo 45 che riconosce la funzione sociale della cooperazione a base mutualistica e senza finalità di speculazione privata, impegnando lo Stato a promuoverne lo sviluppo). Tuttavia Geninatti rileva che “la delega alle politiche sociali deve essere ancora assegnata. È da mesi che non c’è l’assessore di riferimento. Avere un interlocutore a livello regionale è un atto dovuto”.

A margine dell’incontro, le due organizzazioni di rappresentanza hanno aggiunto un’altra questione non di poco conto: “l’annosa questione dei tempi di pagamento da parte degli enti pubblici”. Complessivamente il fatturato delle cooperative sociali ammonta a circa 850 milioni di euro (dati regionali del 2010) e i ritardi pagamento hanno prodotto maggiori costi finanziarie “per 12milioni di euro. Soldi che potrebbero essere utilizzati in servizi, investimenti e progetti per il territorio”. Insomma il grido di Confocooperativo e Legacoopsociali è alto e forte: “Affrontare il nuovo sistema del welfare non ci spaventa. Ci preoccupa se è affrontato con superficialità da coloro che hanno responsabilità istituzionale”.

 


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