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Ascesa e caduta di Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload

Il quotidiano tedesco Die Welt ha raccontato l’ascesa alla popolarità di Kim Schmitz, fondatore di Megaupload, arrestato la settimana scorsa dalla polizia della Nuova Zelanda su richiesta delle autorità statunitensi.
- S.P. – 24 gennaio 2012 – Tutto era sempre mega con Kim Schmitz: Megaporn, MegaVideo, MegaLive, MegaPix. E ‘stato un mega hacker e un mega truffatore. Come si è visto, c’era lui dietro Megaupload, il primo bersaglio dell’improvviso giro di vite anti-pirateria.
Su richiesta delle autorità statunitensi, la polizia della Nuova Zelanda ha arrestato quattro persone la scorsa settimana per il loro presunto coinvolgimento con il sito di download megauploads.com. Sulla fotografia rilasciata da parte della polizia c’era – con sorpresa di molti in Germania – un volto familiare ai tedeschi: Kim Schmitz.
Ha 37 anni ora ormai, ma ha la faccia da bambino, si veste di nero, ed è ancora il doppio di chiunque sia vicino a lui. Schmitz è una leggenda di Internet che per anni è stata fuori dal radar. Un hacker, pilota, investitore, playboy: Schmitz il fuorilegge è diventato un multi-milionario quando gli investimenti web erano ingentissimi. Uno di quei ragazzi dell’epoca d’oro delle dotcom che si sono poi rivelate bolle di sapone.
Ora ha cambiato il suo nome in Kim Dotcom alias “Kim Tim Jim Vestor,” ed è tornato sul radar perchè forza trainante di un sito globale di file sharing che illegalmente faceva circolare serie TV, film, musica, porno e software.
Schmitz è nato nel 1974 a Kiel, in Germania. Suo padre era il pilota della nave da crociera di lusso “MS Deutschland”. Sua madre era una cuoca. Ha frequentato una scuola elegante, la Staatliche Internat Schloss Plön, ed è entrato in possesso del suo primo computer quando aveva nove anni. Proprio perché i videogames costavano troppo per lui, cominciò a masterizzare copie illegali, e le vendeva agli amici ad un prezzo di un paio di marchi tedeschi.
Tre anni più tardi, ben prima che il World Wide Web fosse a disposizione di tutti, Schmitz utilizzò 12 linee telefoniche per penetrare in altri computer. La massa confusa di cavi nella sua stanza, però, non riuscì ad allontanare qualsiasi campanello d’allarme. ”I miei genitori non avevano idea di cosa stesse accadendo”, avrebbe detto più tardi. ”Per loro non era altro che un mucchio di piccole luci lampeggianti”.
“Kimble” – il suo nickname negli ambienti hacker, preso da un personaggio de ‘Il fuggitivo’- è stato incensatore di se stesso. Sosteneva infatti di aver trasferito 20 milioni di dollari dal conto della Citibank a quello di Greenpeace. Amava farsi ritrarre come un moderno Robin Hood, come il David dei videogames che lottava contro gli sporchi trucchi del possente Golia.
Schmitz usava lasciare un biglietto da visita dopo ogni azione di hackeraggio: due teschi e il suo nome, Kimble. “Sono più intelligente di Bill Gates, e ho intenzione di diventare uno degli uomini più ricchi del mondo”, diceva sempre.
Durante la Guerra del Golfo fece irruzione nel sistema informatico del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e, secondo la sua versione, scoprì che alcuni server, collegati a dei satelliti, spiavano il palazzo di Saddam Hussein. Un rapporto della BBC sostiene che Schmitz sia anche riuscito ad hackerare il conto dell’ex cancelliere tedesco Helmut Kohl. Si dice che l’abbia completamente prosciugato.
Una mattina del 1994, il nostro ricevette una visita: la polizia di Monaco di Baviera perquisì il suo appartamento. Fu tenuto in custodia per tre mesi.
Dopo quello schiaffo le cose sembravano andare a gonfie vele per. Le aziende lo corteggiavano, in competizione l’una con l’altra per prenderlo a bordo come consulente di sicurezza informatica. Appena una settimana dopo il suo rilascio ottenne infatti un contratto con Lufthansa.
Sembrava apparentemente convertito, come se avesse rotto in maniera definitiva con la scena hacker. Era una stella per i tabloid. Il tizio grosso e grasso con una fortuna da 500 milioni di dollari ha anche saputo giocare con i paparazzi: Schmitz tra le braccia di un bambino brasiliano, Schmitz nella sua limousine con collegamento Internet, Schmitz con il suo “amico” Ronaldo.
Un video di YouTube lo mostra al volante di una Mercedes a 200 km/h mentre gareggia nella “Gumball 3000″. Altri video lo ritraggono mentre fa il bagno in grandi vasche di marmo, nel suo yacht da un miliardo di dollari, sempre circondato da rigogliose donne in bikini.
Dopo l’11 settembre, Schmitz offrì una ricompensa da 10 milioni di dollari per tutti coloro che fornivano informazioni utili che potevano condurre alla cattura di Osama Bin Laden.
Nel gennaio 2002 fu arrestato a Bangkok dopo aver annunciato che si sarebbe suicidato in diretta Internet. Fu condannato ad un anno e otto mesi di carcere per insider trading. Dopo questo, le cose sembravano essersi calmate. Il suo nome fu stato associato a Megaupload nel 2007, ma solo nel 2011 è stato confermato come suo fondatore.
Al momento del suo ultimo arresto, Schmitz viveva in una villa da 30 milioni di dollari vicino Auckland.
Quando giovedì scorso è stato arrestato, la polizia è entrata in possesso di molte opere d’arte e di una Rolls Royce Phantom. Secondo le autorità statunitensi, Megaupload ha fatturato più di 175 milioni di dollari di profitti illeciti e deve danni ai legittimi proprietari dei contenuti rubati per un totale di oltre 500 milioni di dollari.
Eppure Schmitz aveva ricevuto il sostegno di un certo numero di vip, tra cui  i cantanti Alicia Keys e Kanye West, probabilmente perché aveva promesso che avrebbe riconsegnato il 90% dei guadagni sui loro rispettivi contenuti.
Secondo l’ufficiale di polizia di New Zealand che porta all’arresto, Grant Wormald, quando Schmitz ha realizzato che la polizia era alla sua porta, ha cercato di nascondersi in una speciale camera ad alta sicurezza all’interno del palazzo e attivato tutta una serie di sistemi di chiusura elettronici. “Abbiamo trovato il Sig. Dotcom in una stanza con un fucile al suo fianco” si legge nei verbali della polizia.
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2 Commenti per “Ascesa e caduta di Kim Schmitz, il fondatore di Megaupload”

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