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L’Italia non è più (soltanto) cristiana

Nuovo traguardo per la libertà religiosa e l’uguaglianza fra le confessioni: il Parlamento ha finalmente approvato un’Intesa con l’Unione Induista e quella Buddista. Ora avranno la possibilità di aprire scuole e accedere ai fondi dell'8 per mille.

-Giulia Ricci- 14 Dicembre 2012- L’articolo 8 della nostra Costituzione sancisce la libertà per tutte le religioni che non contrastino con l’ordinamento italiano.

Finalmente non solo le 3 grandi religioni monoteiste potranno godere di questo diritto, bensì anche il buddhismo e l’induismo.

La Camera ha infatti approvato una nuova intesa tra Stato italiano e queste due religioni, che comporta la possibilità di accedere ai fondi dell’8 per mille e quella di poter aprire scuole religiose.

Gli aderenti a queste due confessioni potranno inoltre usufruire di assistenza spirituale, del riconoscimento degli effetti civili del matrimonio religioso e di una migliore tutela degli edifici di culto.

Grandissima novità e apertura verso l’integrazione degli immigrati (e non) credenti, che finalmente si sentiranno rispettati e presi ufficialmente in considerazione dallo Stato.

E soprattutto grandissima affermazione del concetto portante di ‘laicità dello stato’: questo dovrebbe comportare un equilibrio tra le libertà religiosa di tutti, la separazione istituzionale e l’equiparazione in materia penale. Di conseguenza, l’uguaglianza tra tutte le confessioni.

I buddisti associati all’Unione buddhista italiana sono ben 70mila, più 60 mila fedeli ad un movimento giapponese di matrice sempre buddhista. Gli induisti sono circa 5 mila, di cui la metà italiani.

In seguito al sì del senato di Settembre, il Senatore del PD Ceccanti aveva affermato:

“E’ un fatto estremamente importante che dimostra la capacità espansiva del sistema di libertà religiosa delineato dalla Costituzione Italiana, capace di andare al di là anche del tradizionale ambito giudaico-cristiano”.

Il radicale Matteo Mecacci, presidente della Commissione diritti umani e democrazia dell'Osce, ha invece recentemente affermato: “Si tratta di un risultato storico, atteso da oltre 30 anni dai buddisti italiani. Un atto di modernità, che amplia il pluralismo religioso nel nostro paese e che spero possa aprire la strada all'approvazione di una legge sulla libertà religiosa”

Unica pecca: entrambe le intese, che si sono mosse quasi sempre di pari passo, erano giacenti in Parlamento dal 2007.

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