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Social network e arte. Quando la cultura è offesa al pudore

Facebook censura pagine di musei e gallerie d'arte, poichè pubblicano foto o dipinti di nudi. Nel frattempo, però, gruppi esplicitamente sessuali, o che incitano all'odio, alla violenza continuano a nascere indisturbati.

Social network e arte. Quando la cultura è offesa al pudore-Redazione- -7 marzo 2013- Vanno bene i gruppi razzisti, xenofobi, istigatori di violenza. Vanno bene gli account che raccolgono foto osè di minorenni. Vanno persino bene le pagine che appoggiano fenomeni criminali. Ma guai a pubblicare arte.

E' così che funziona, nel marasma cibernetico dei social network. Diventa difficile orientarsi, capire esattamente cosa violi il regolamento delle piattaforme informatiche e cosa no, diviene pressoché impossibile riuscire a bloccare chiunque utilizzi internet per trasmettere messaggi sbagliati o addirittura criminali. Ma resta ugualmente un paradosso, trovare censurata la cultura mentre migliaia di altri gruppi, pagine e account fioriscono per esprimere odio o violenza.

E' capitato, ancora, per la terza volta, al museo “Jeu de Paume”, il cui profilo facebook, utilizzato per promuovere mostre ed esposizioni, è stato bloccato. Gli amministratori avevano pubblicato una fotografia ritenuta lesiva delle linee guida. L'immagine di una donna nuda, una foto di Laure Albin Guillot, artista deceduta nel 1962. Una raffigurazione considerata “troppo spinta”, perché immortala i seni della modella. Una foto certo meno volgare di tante altre che girano su Facebook, ma tant'è. A nulla sono valse le proteste e le spiegazioni, gli amministratori del sito sono stati chiarissimi: niente foto con soggetti che offendano il pudore.

D'altronde, anche l'anno scorso, il social network rimosse l'immagine di un quadro di Gerhard Richter dalla pagina del centro Pompidou di Parigi. Anche in quel caso, il motivo fu la nudità del soggetto. A seguito delle proteste, gli amministratori del sito si scusarono, ma non per aver censurato un'opera d'arte: solo perchè avevano scambiato l'immagine per una foto, quando invece si trattava di un dipinto.
 

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