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“Questo Papa non mi piace”, due intellettuali cacciati da radio Maria

papa francesco-Redazione- Non gradire l'operato di Papa Francesco può costare il posto di lavoro.

Dopo l’articolo “Questo Papa non ci piace”, firmato mercoledì 9 ottobre sul “Foglio”, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, due intellettuali cattolici tradizionalisti conosciuti per le loro perplessità sul Concilio Vaticano II, sono stati allontanati i dalla conduzione delle trasmissioni di Radio Maria, “Incontri con la bioetica” (Palmaro) e “Uomini e letteratura: incontri alla luce del Vangelo” (Gnocchi).

Sono stati i due intellettuali a rendere nota la decisione dell'emittente. Una telefonata del direttore di Radio Mario, padre Livio Fanzaga, ha posto fine al rapporto lavorativo.

Ma che cosa c'era scritto nell'articolo di così grave da spingere Radio Maria a silurare i conduttori? a L’articolo incriminato accusa Papa Francesco di aver messo in piedi "una imponente esibizione di povertà" in occasione della sua visita ad Assisi.

Gnocchi e Palmaro non gradivano nemmeno, e l'avevano scritto, l’intervista rilasciata da Bergoglio al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari: il passaggio sull’autonomia della coscienza e sulla visione personale del Bene e del Male contrasterebbe con il magistero dei pontefici che lo hanno preceduto. Le critiche a Papa Francesco della coppia toccavano anche altri punti: il commissariamento dei Francescani dell’Immacolata, un ordine religioso in crescita di vocazioni e con una spiccata predilezione per la messa tridentina.

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1 Commento per ““Questo Papa non mi piace”, due intellettuali cacciati da radio Maria”

  1. Paola Maestri

    volevo solo dire di leggere questa omelia del Papa :

    OMELIA DEL PAPA

    Papa Francesco: dicotomia assurda amare Cristo senza la Chiesa

    “Non si capisce un cristiano senza Chiesa”: lo ha affermato stamani Papa Francesco durante la Messa presieduta a Santa Marta. Il Pontefice ha indicato tre pilastri del senso di appartenenza ecclesiale: l’umiltà, la fedeltà e la preghiera per la Chiesa.
    L’omelia del Papa è partita dalla figura del re Davide, come viene presentata dalle letture del giorno: un uomo che parla col Signore come un figlio parla con il padre e anche se riceve un “no” alle sue richieste, lo accetta con gioia. Davide – osserva Papa Francesco – aveva “un sentimento forte di appartenenza al popolo di Dio”. E questo – ha proseguito – ci fa chiedere su quale sia il nostro senso di appartenenza alla Chiesa, il nostro sentire con la Chiesa e nella Chiesa:

    “Il cristiano non è un battezzato che riceve il Battesimo e poi va avanti per la sua strada. Il primo frutto del Battesimo è farti appartenere alla Chiesa, al popolo di Dio. Non si capisce un cristiano senza Chiesa. E per questo il grande Paolo VI diceva che è una dicotomia assurda amare Cristo senza la Chiesa; ascoltare Cristo ma non la Chiesa; stare con Cristo al margine della Chiesa. Non si può. E’ una dicotomia assurda. Il messaggio evangelico noi lo riceviamo nella Chiesa e la nostra santità la facciamo nella Chiesa, la nostra strada nella Chiesa. L’altro è una fantasia o, come lui diceva, una dicotomia assurda”.

    Il “sensus ecclesiae” – ha affermato – è “proprio il sentire, pensare, volere, dentro la Chiesa”. Ci sono “tre pilastri di questa appartenenza, di questo sentire con la Chiesa. Il primo è l’umiltà”, nella consapevolezza di essere “inseriti in una comunità come una grazia grande”:

    “Una persona che non è umile, non può sentire con la Chiesa, Umiltà: siamo una piccola parte di un grande popolo, che va sulla strada del Signore”.

    Il secondo pilastro è la fedeltà, “che va collegata all’ubbidienza”:

    “Fedeltà alla Chiesa; fedeltà al suo insegnamento; fedeltà al Credo; fedeltà alla dottrina, custodire questa dottrina.

    Il terzo pilastro – ha detto il Papa – è un servizio particolare: “pregare per la Chiesa”. “Che il Signore –ha concluso il Papa – ci aiuti ad andare su questa strada per approfondire la nostra appartenenza alla Chiesa e il nostro sentire con la Chiesa”.

    Non è un Papa vicino alla sua Chiesa ? Quindi capisco quello che ha fatto Padre Livio, una scelta penso difficile, scomoda e che non cerca sicuramente applausi ma che vuole tutelare la linea di Radio Maria che è quella di proclamare il Vangelo ed essere fedele e a servizio della Santa Chiesa Cattolica e del suo Papa, il Vicario di Cristo. Radio Maria essendo una Radio puo’ arrivare dappertutto raggiungendo milioni di persone di ogni grado sociale . E’ una grande responsabilita’ e siccome Gesù Cristo non è un ‘opinione ma è una certezza ( lo dice Lui stesso “Io sono LA Via, LA Verita’, LA Vita” e dice anche “Tu sei Pietro e su questa pietra edifichero’ la mia Chiesa”.) Radio Maria si attiene a questa certezza…perchè in un mare in tempesta occorre un Faro per mantenere la giusta rotta e Radio Maria, naturalmente insieme ad altri, lo sono !!

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