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Minardi ricorda: “Le mie notti di perdizione con Marcinkus e Calvi”
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foto_13274503_02180-Redazione- Sono trascorsi 30 anni, da quella Roma di potere oscuro e misteri. Una Roma di stragi, anche, di enigmi e delitti. E, tra i protagonisti di quegli anni, anche lei, allora giovanissima: Sabrina Minardi, la bellissima che fu compagna del boss della banda della Magliana, Renato De Pedis.

Una donna che tutti volevano. Soprattutto gli uomini delle trame occulte: desiderata, sexy, mai volgare. E lei, tra cocaina e violenza, si concedeva. Voglia, a sua volta, di potere e prestigio. Anni frenetici, in cui i destini di Ior, P2, Banda della Magliana e Banco Ambrosiano si intrecciavano tra loro: Calvi non era ancora stato "suicidato", Minardi era la desiderata, e l'aveva pure conosciuto.

A raccontarlo lei stessa, in un libro scritto dalla giornalista Raffaella Notariale, "Segreto Criminale": in esso, la donna che fu di Renatino ripercorre quel periodo e riporta alla mente tutto. Ricorda, per esempio, la sua relazione con Roberto Calvi, conquistato durante una cena a casa del faccendiere per eccellenza, Flavio Carboni.

Il giorno successivo, secondo quanto racconta la donna, "mi telefonò e mi disse: 'Senti, ti posso vedere un attimo?'". La risposta fu garbata: "'No, guarda, sto a casa, non esco'.E lui che non mollava: "Ma vengo sotto casa! Puoi scendere due minuti?". "Nel giro di poco lui era già sotto casa mia", racconta ora Minardi. "Ho preso e sono scesa con la vestaglia: in quel periodo io non sapevo che cosa fosse il senso del pudore. Comunque, questo si è presentato con la Limousine, quella con il terzo scompartimento, per capirci. E io sono salita con la vestaglietta, le ciabattine. E niente...".

"Avevamo una relazione", ha proseguito. "Ma non standard. Era veramente molto cerebrale. Non c\'è quasi mai stato sesso. C'è stato una volta, durante i nostri momenti di perdizione." "Roberto", d'altronde, "per me era una figura bella, chiara, pulita". Le faceva molti doni e favori: "Lui mi ha regalato una villa a Montecarlo. Gli serviva una prestanome, sia chiaro, ma poi la villa è rimasta a me, per questo dico che me l'ha regalata", ha raccontato ancora Minardi. "E mi ha prestato l'aereo per portare mamma a Parigi dove faceva chemioterapia. E poi mi riempiva di gioielli e cose così." "Cose belle", ha aggiunto, "ma è durata poco perché per lui era un periodaccio. A distanza di qualche mese, nemmeno un anno, è stato trovato morto". Un delitto nel cui ambito il coinvolgimento della Banda della Magliana è stato provato.

Ma tra le rivelazioni di Manardi ve n'è una riguardante anche il controverso ex presidente dello Ior, Monsignor Marcinkus. "Certo che l'ho conosciuto", ha spiegato la donna. "Non so che cosa gli avessero detto al monsignore, se gli avevano detto o meno che ero una tipa allegra e carina con chi era generoso, insomma, ma lui voleva stare con me... E io ci sono stata", ha rivelato. "Però, evidentemente, Flavio  gli aveva parlato di me, gli avrà forse detto che ero di facile reputazione, perché lui, il pretaccio, fu molto diretto. Non usò preamboli". Secondo il suo racconto, in cambio di sesso, l'uomo fece "entrare un cugino di mia madre a lavorare in Vaticano". "Dalla sera che gliel'ho chiesto, la mattina già era assunto", ha precisato. "E... soldi, soldi, soldi, soldi, soldi, soldi... Ma tanti, eh".

Minardi, di soldi, ne vedeva molti. Quelli che intascava, ma anche quelli che doveva consegnare per conto di Renatino. Proprio al numero uno dello Ior. "Renato mi dava borsoni di soldi per Marcinkus", ricorda infatti nel libro. Metteva sempre tutti i soldi nelle borse Louis Vuitton. Era fissato più di una donnina tutta fashion con le Vuitton. E io andavo da Marcinkus a presentargli un'amica e a portargli il borsone." Soldi che "servivano a farne altri".

Ma nel racconto di Minardi non ci sono solo Calvi e Marcinkus. Tra i personaggi dei suoi ricordi si contano anche i cardinali Agostino Casaroli e Ugo Poletti. Su questi in particolare, la donna ricorda un episodio preciso: "Il cardinale stava molto, molto, molto in confidenza con Renato. Grandi sorrisi, chiacchieravano amabilmente. Si misero a chiacchierare pure in disparte, mi ricordo ancora le mosse di Renato: si metteva le mani in faccia, a coprire la bocca, mentre parlava." "Quando doveva parlare di cose serie e c'era gente faceva così", ha concluso. "Non si fidava neanche dei muri".

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#calvi #marcinkus #Minardi #notti di perdizione
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1 Commento per “Minardi ricorda: “Le mie notti di perdizione con Marcinkus e Calvi””

  1. Eli

    Sono duemila anni che i pretonzoli funzionano così!
    Leggere i libri degli storici Claudio Rendina ed Eric Frattini mi ha fatto capire molte cose del passato e del presente.

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