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Intervista a Farhad Bitani. “ISIS, come altri gruppi, è stato creato dalle potenze internazionali”

Intervista a Farhad Bitani. “ISIS, come altri gruppi, è stato creato dalle potenze internazionali”

farhad bitani-Marta Foscale- Farhad Bitani ha 29 anni, proviene dall'Afghanistan, dove per molti anni è stato capitano dell'esercito. Ha conosciuto profondamente il fondamentalismo islamico e l'orrore che può provocare, per questo motivo ha deciso di mettersi in gioco, in prima persona, attraverso un libro: "L'Ultimo lenzuolo bianco. L'inferno e il cuore dell'Afghanistan", in cui racconta la sua storia, e con una serie di incontri in Italia e in Europa, per spiegare e per dialogare, perché solo attraverso il dialogo e il confronto si può combattere il fondamentalismo. 

Secondo un rapporto dell'Onu sarebbero 25mila i  Foreign Fighters, figli di immigrati musulmani di terza o quarta generazione, che militano nelle fila di Isis. Molti di loro sono partiti da Belgio, Francia e Inghilterra; cosa pensa li spinga ad arruolarsi in gruppi come Isis? Crede che l'Occidente, in qualche modo, abbia sbagliato le proprie politiche di integrazione?

Non ha solamente sbagliato le politiche di integrazione: l'occidente ha anche fatto l'errore di dimenticare la propria identità. Si vede nella vita quotidiana: i giovani non credono più in Dio. Nelle scuole non si vede più il segno della croce. I rapporti familiari sono distrutti, i matrimoni falliti. La famiglia ha perso la sua importanza. I mezzi di informazione sono utilizzati per la propaganda dei potenti. Quando ci sono tutti questi problemi nella società in cui vivi, tu vivi un grandissimo buio. Vivendo nel buio è molto facile cadere preda di ogni tipo di propaganda. Io penso che non solo 25 mila sono andati a combattere per l'ISIS, ma forse sono milioni i giovani, non solo immigrati di seconda generazione, nella cui mente si sta sviluppando l'approvazione della violenza fondamentalista.

Isis è a pochi chilometri da Damasco, la capitale della Siria. Lo Stato islamico si sarebbe alleato tatticamente con il gruppo terroristico al-Nusra, affiliato ad Al Qaeda, obiettivo di tale alleanza operazioni congiunte contro nemici comuni. Pensa che questa alleanza porti a un nuovo livello la guerra civile in seno alla Siria e soprattutto quali conseguenze potranno esserci per l'Occidente?

ISIS, come tantissimi gruppi fondamentalisti, è creato dalle potenze internazionali. Sempre nel mondo islamico, dopo la guerra di liberazione dell'Afghanistan dall'URSS, i gruppi fondamentalisti sono stati creati per obiettivi economici e di potere. Da quel tempo, dal 1979 in poi, tanti gruppi sono stati creati allo stesso modo cambiando solamente il nome. ISIS non è diverso da centinaia di altri gruppi attivi in Medio Oriente, ma quando questi gruppi agiscono in aree che non sono al momento interessanti, nessuno ne parla, come accadeva al tempo della guerra civile dei mujaheddin o al tempo dei talebani in Afghanistan. Si parla tanto di ISIS perché operano a pochi chilometri dall'Europa e hanno il controllo di tantissimi pozzi petroliferi. Se ne parla tanto non perché stanno distruggendo l'umanità, ma perché i potenti vogliono avere la loro parte.

Le alleanze tra gruppi fondamentalisti non sono mai durate tanto, come le alleanze che facevano i mujaheddin durante la guerra civile in Afghanistan o come quella che fecero i talebani con Al-Qaeda. Sono sempre alleanze temporanee per obiettivi contingenti.

Crede, come ha dichiarato nelle ultime settimane Aimen Dean, uno dei fondatori insieme a Bin Laden, di Al-Qaeda, che Al-Qaeda sia disposto a sciogliersi e a lasciare il posto a Isis nella guerra santa contro gli "infedeli"?

Al-Qaeda ormai è finita dopo l'uscita di scena di Bin Laden, perché tutti i finanziamenti provenivano dalla ricchezza della sua famiglia. Il gruppo di Ayman al-Zawahiri, l'atuale leader, non ha più risorse e potenza. Per mantenere il suo gruppo e il suo nome ha bisogno di un potente e di ricchezze. In questo periodo ISIS è l'unico gruppo fondamentalista che ha potere e ricchezza. Come tutti i politici che perdono il potere, al-Zawahiri ha bisogno di allearsi con qualcuno più potente. Serve molto denaro per organizzare per bene un attacco terroristico. In questo periodo Al-Qaeda non ha risorse sufficienti.

La strategia del terrore di Isis passa principalmente da quei video brutali di decapitazioni degli "infedeli". Dietro a queste riprese una vera e propria organizzazione che si occupa esclusivamente della copertura mediatica, della diffusione dell'orrore. Come, secondo lei, è cambiato il modo di diffondere il messaggio dei gruppi terroristici, da quando nel 2001, venivano mostrati i video di Osama Bin Laden nascosto nelle grotte sulle alture dell'Afghanistan?

La tecnologia è progredita molto in questi 14 anni. Le strategie di combattimento sono cambiate. Non dobbiamo solo vedere il modo in cui sono montati i video, ma anche le uniformi, le armi, i mezzi blindati, la preparazione militare: tutte queste cose non sono prodotte in oriente. Sicuramente ci sono dietro tanti potenti occidentali. Come dico sempre, quando non c'è la guerra non si vendono le armi; se non si vendono le armi l'economia dei potenti non va avanti.

Produrre questi video brutali è una propaganda molto efficace. Con questi video ingigantiscono l'immagine del loro potere, che in realtà è molto limitato, e affascinano molti giovani che si sentono frustrati per le difficoltà che incontrano, per la mancanza del lavoro, la mancanza di un ideale per la vita.

Isis sta distruggendo la cultura. In Iraq hanno distrutto con i bulldozer le rovine dell'antica capitale assira di Nimrud e raso al suolo i resti del sito archeologico di Rudaw ad Hatra, riecheggiano ancora le drammatiche immagini della distruzione dei Buddha di Barmiyan in Afghanistan, avvenuta nel marzo del 2001 ad opera dei talebani. Qual è, secondo lei, il motivo che ha spinto i talebani prima e Isis ora a questo scempio?

Sono motivi politici. Al tempo dei talebani la distruzione dei Buddha millenari è stata operata dal Pakistan, perché in quel momento il governo pakistano aveva il controllo sui talebani. Al Pakistan non stava bene che al di là dei suoi confini ci fosse un paese che avesse un'identità propria e una coscienza del proprio passato, perché il Pakistan è un paese nato da poco.

L'ISIS, allo stesso modo, vuole distruggere il passato per distruggere l'umanità e con questa barbarie vuole attirare su di sé l'attenzione del mondo.

Dall'11 settembre 2001, la guerra in Afghanistan, la guerra in Iraq, la morte di Osama Bin Laden, come pensa si sia evoluto il fondamentalismo islamico?

Dal 2001 in poi l'occidente non ha combattuto il fondamentalismo: l'ha fatto crescere. Per sottrarre l'Afghanistan all'URSS l'occidente ha supportato i mujaheddin, i quali in seguito hanno devastato il paese con la guerra civile; così l'occidente ha favorito la crescita dei talebani per mettere fine al potere dei mujaheddin. Nel 2001, per eliminare i talebani, divenuti sgraditi, l'occidente ha ripreso a supportare i mujaheddin. Come dico sempre, l'uso delle armi porta nuova violenza. L'errore dell'occidente è sempre quello di usare le armi nei nostri paesi: questo fa crescere il fondamentalismo.

L'Occidente, negli ultimi mesi, è dovuto tornare a fare i conti con il fondamentalismo islamico: l'attentato alla redazione di Charlie Hebdo, il 7 gennaio, l'assalto in un centro culturale di Copenaghen il 14 febbraio scorso e infine la carneficina al museo del Bardo di Tunisi il 18 marzo. Secondo lei, è possibile che la società occidentale e i suoi leader abbiano, in questi anni, sottovalutato il pericolo del fondamentalismo islamico, in quanto le stragi sono sempre continuate, ma lontane dagli occhi occidentali?

Io ho già dimenticato le tragedie di Charlie Hebdo, di Copenaghen e di Tunisi. Perché il giorno della tragedia di Charlie Hebdo sono morte di morte violenta almeno 5000 persone nel mondo. Il giorno dell'attentato di Tunisi sono morte almeno 800 persone. Tutte queste per mano degli stessi gruppi fondamentalisti. Allora il fondamentalismo non è diventato pericoloso perché ha colpito in Francia o in Danimarca o in un porto turistico del Nord Africa. Il fondamentalismo è pericoloso là dove uccide centinaia di persone ogni giorno.

Lei è un afghano da molti anni ormai in Italia. In seguito agli attentati sopra citati, ha notato un cambiamento nel comportamento delle persone nei suoi confronti? C'è una qualche forma di diffidenza?

Io non ho sperimentato direttamente un cambiamento nei miei confronti, perché ormai il popolo italiano conosce la mia attività contro il fondamentalismo e tutti quelli che mi conoscono mi rispettano. Purtroppo per tantissimi altri immigrati non è così. I mezzi di comunicazione occidentali trasmettono informazioni scarse ed errate sul fondamentalismo, confondendo Islam e fondamentalismo. Le persone comuni, che non hanno altri mezzi di informazione, pensano che tutti i musulmani siano terroristi. Con questo mio lavoro sto facendo capire alla gente che il fondamentalismo è contro due grandi religioni: il Cristianesimo e l'Islam. Il fondamentalismo è contro l'umanità.

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