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Flavio Briatore: una storia italiana
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briatore-R.C.- A Cuneo lo ricordano, Flavio Briatore, un po’ gigolò, un po’ puttaniere, un po’ playboy. Ricordano il soprannome con il quale era conosciuto: Tribula, che in piemontese sta a significare uno che fatica, che si arrabatta per campare. Personaggio pieno di sorprese, una vita indubbiamente avventurosa, che parte da un’autobomba che uccide nel 1979 il suo datore di lavoro, Attilio Dutto finanziere cuneese, per arrivare ai rapporti con Marcello Dell’Utri. Anche la Dda di Palermo si ricorda di lui. Nel 2007 il pm Antonio Ingroia lo interroga in merito ad un’indagine su una vicenda legata al riciclaggio internazionale. Briatore ammette di aver conosciuto esponenti delle famiglie Gambino e Genovese in occasione di un concerto con Iva Zanicchi e Riccardo Fogli organizzato a Brooklyn, ma di non aver mai avuto rapporti con loro. Poi le vittorie in Formula 1, le storie con le top model, barche da sogno, il matrimonio con la Gregoraci, i resort  in Africa, la discoteca dei ricchi in Sardegna, successi che non cancellano gli oscuri anni 70-80, vissuti tra Cuneo e Milano. Ombre su un giovane assicuratore, tra morti sospette, gioco d’azzardo e latitanza all’estero. Chi ha cercato di scavare nella vita di Flavio Briatore si è trovato spesso davanti un muro di omertà e consigli a lasciar perdere perché ci sono verità che fanno “morti e feriti”. I genitori sono maestri elementari, Briatore si diploma geometra, fa l’assicuratore e apre un ristorante che chiude in fretta per debiti. Lavora per un finanziere di Cuneo e contemporaneamente si occupa di casinò: porta i clienti ai tavoli verdi e ottiene una percentuale sulle perdite di questi. I casinò sono gestiti da soggetti vicini alla famiglia mafiosa dei Santapaola. Tra i clienti che Briatore porta ai casinò della Costa Azzurra c’è il suo datore di lavoro, Attilio Dutto, il quale salterà in aria con la sua auto,  un omicidio che ancora oggi non ha colpevoli. Particolare di non poco conto, Attilio Dutto aveva rilevato aziende, come la Paramatti Vernici, appartenute a Michele Sindona e già questo potrebbe spiegare la sua fine, come dire, libanese. Insieme a Dutto comunque scompare un capitale stimato in trenta miliardi di lire finito chissà dove, mentre Flavio Briatore si trasferisce nella Milano da bere, dove frequenta la gente che conta, non ultimo, l’astro nascente della politica: Bettino Craxi. Sembra che il redditizio vizietto di portare polli ai tavoli da gioco non lo abbandoni, cadono nella rete Teofilo Sanson, quello dei gelati, il cantante Pupo, Giandomenico Serra, presidente di Confagricoltura, che perde un miliardo tondo in assegno intestati perlopiù ad Emilio Fede. Per i magistrati si tratta di una truffa in grande stile organizzata da un malavitoso del rango di Francis Turatello, che non poteva passare inosservata. Infatti per i giudici Briatore aveva un ruolo di primissimo piano nel “Gruppo di Milano”, indagine che lo costringe a riparare in fretta e furia a Saint Thomas, nelle isole Vergini, prima di un’ondata di arresti, dove rimane, latitante, sino all’amnistia del 1990. Quell’inchiesta fa emergere anche un numero di telefono di New York segnato nell’agenda di Briatore: 212 833337, intestato ad una ditta di John Gambino, capomafia americano. Incidenti di percorso prima del gran salto: la Formula 1, Schumacher, il mondo dorato del jet set, e il geometra di Cuneo ricco e invidiato. L’amicizia con Bernie Eccleston, ma anche con personaggi chiacchierati come l’avvocato David Mills, specialista nella costruzione di affari internazionali riservati, o Romano Luzi, maestro di tennis di Silvio Berlusconi e fabbricante di fondi neri. Titoli mondiali gloria e qualche inciampo. Negli anni novanta i magistrati di Catania intercettano  telefonate con Felice Cultrera, uomo d’affari ritenuto vicino al boss Nitto Santapaola. Cultrera vuole entrare nella Formula 1, ma non raggiunge un accordo con Briatore.  Affari, per carità, niente di penalmente rilevante, se non fosse che poco tempo dopo una bomba esplode davanti alla porta della sua villa londinese. Per i giornali inglesi si tratta di una bomba dell’Ira, del resto per l’Inghilterra Cosa Nostra non esiste, comunque la seconda bomba nella storia di Flavio Briatore, una storia italiana.  
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#casinò #cosa nostra bomba #cuneo #geometra
Inchieste

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1 Commento per “Flavio Briatore: una storia italiana”

  1. Eli

    Briatore, un rozzo cafone mai ripulitosi.

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