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Il Csm fa marcia indietro: Di Matteo alla Dna per “ottime qualità professionali”
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di-matteo-R.C.- La Terza Commissione del Csm ha indicato il pm di Palermo Nino Di Matteo per uno dei 5 posti di sostituto alla Direzione nazionale antimafia. In passato, invece, il pm del processo Stato-mafia era stato escluso dalla rosa di candidati proposti al plenum. Dovrà essere il plenum di Palazzo dei Marescialli a dare il via libera definitivo, in una delle prossime riunioni, al passaggio di Di Matteo alla Procura guidata da Franco Roberti. Nel caso il plenum desse il via libero definitivo all'approdo di Di Matteo alla Dna, potrebbero esserci conseguenze sui processi in corso a Palermo. Già nel luglio 2012 dovette lasciare Antonio Ingroia, che accettò l'incarico per le Nazioni Unite in Guatemala prima di candidarsi alle elezioni politiche del 2013. Ma più probabilmente, con l'addio a Palermo che sarà definitivo tra due mesi,  non significherà l'abbandono del processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Su richiesta del procuratore di Palermo Lo Voi e con il consenso di Roberti, Di Matteo potrà restare pm in quel processo. Il Csm che finalmente si è accorto che Nino Di Matteo di mafia un po’ ne mastica, sana una falla, aperta quando due anni fa gli precluse la Procura Nazionale Antimafia, preferendogli altri colleghi. Ora invece, il plenum gli ha riconosciuto il punteggio massimo per le 'ottime qualità professionali' e il 'solido e vasto bagaglio di esperienza' maturato in materia di criminalità organizzata e in particolare nella gestione dei collaboratori di giustizia (da Giovanni Brusca a Salvatore Cancemi). Un giudizio basato anche sui pareri resi dai suoi superiori, che attestano oltre alle 'capacità di coordinamento e impulso investigativo', 'l'impareggiabile tenacia' e l''ineguagliabile spirito di sacrificio'. Doti ancora più apprezzabili - evidenzia la delibera approvata, che ha come relatrice la laica di Forza Italia Elisabetta Casellati, presidente della Terza Commissione - tenuto conto dei "pericoli, anche per la sua personale incolumità, incontrati nella gestione di complessi e delicati procedimenti" e che "hanno imposto la predisposizione di un eccezionale apparato di sicurezza". Nato a Palermo 56 anni fa, in magistratura dal 1991, comincia la sua carriera alla procura di Caltanissetta, entrando poi nel pool incaricato di condurre le indagini sulle stragi di Capaci e via D’Amelio. Sua anche l'inchiesta costata il primo ergastolo al capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina,  quella sull'omicidio del giudice Antonino Saetta. Così come sue le indagini che nel 1996 fanno riaprire l'inchiesta sulla strage di via Pipitone in cui perse la vita Rocco Chinnici. Nel 1999 approda alla Procura di Palermo e si occupa degli omicidi del collaboratore del Sisde, Emanuele Piazza, di Pio La Torre. Indaga il generale Mori e il colonnello Obinu per il mancato arresto di Bernardo Provenzano al casale di Mezzojuso. Ma soprattutto lega il suo nome all’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia che vede tra gli imputati, Calogero Mannino (assolto nel dicembre scorso), Nicola Mancino, Marcello Dell’Utri, Alti ufficiali dell’Arma, Mario Mori e Antonio Subranni, insieme a boss mafiosi: Totò Riina, Bernardo Provenzano e Giovanni Brusca. Nel corso del processo, Nino Di Matteo, subisce un procedimento disciplinare, in relazione alle telefonate tra Giorgio Napolitano e Nicola Mancino. Il magistrato venne prosciolto e il giorno della commemorazione di Paolo Borsellino, dal palco Di Matteo accusò l’allora Capo dello Stato, di condizionare le scelte del Csm. Ne ebbe anche per Matteo Renzi, colpevole di fare le riforme con politici condannati per gravi reati, con chiaro riferimento a Silvio Berlusconi. Nel 2014 Totò Riina, intercettato, lo definisce “ disonorato” e afferma di volergli far fare “la fine del tonno”. Minacce confermate da un altro mafioso il quale parlando con la moglie dice “lo devono ammazzare” e il tritolo a Palermo per lui è già arrivato. Ora finalmente la decisione del Csm: buon lavoro dottore Di Matteo.  
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#antimafia #csm #dna #nino di matteo #stato-mafia #trattativa
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