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Gli amici di Barghouti
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barghouti-Monica Mistretta- È in prigione in Israele dal 2002, dove sta scontanto cinque ergastoli per omicidio, ma resta uno dei massimi leader di Fatah. È stato uno dei principali organizzatori della seconda Intifada. Qualcuno l’anno scorso aveva pensato di candidarlo alla presidenza dell’Autorità nazionale Palestinese(Anp) al posto di Mahmud Abbas. Molti erano convinti che alle urne avrebbe vinto le elezioni. Si chiama Marwan Barghouti e dalla sua cella nel carcere di Hadarim, nel nord di Israele, è riuscito a organizzare uno sciopero della fame che ha coinvolto quasi 1.200 detenuti palestinesi. Un terzo appartenente a Fatah, un buon numero fedele alla rivale Hamas. Lo sciopero, indetto il 17 aprile nella „Giornata del prigioniero“, ha scatenato dimostrazioni di solidarietà tra i palestinesi in tutta la Cisgiordania. Sempre dalla sua cella, Barghouti è riuscito a far pubblicare nientemeno che sul ‚New York Times‘ un pezzo in cui spiegava al pubblico americano le ragioni dello sciopero della fame, ap parentemente organizzato per migliorare le condizioni carcerarie: accesso ai telefoni, visite familiari più numerose, nuovi canali televisivi e la ripresa dei corsi accademici per i detenuti. È chiaro che a Barghouti gli amici fuori dalla prigione non mancano. Il primo di questi amici potrebbe essere l‘Egitto. Il 17 aprile di un anno fa il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukri, si era rivolto alle autorità israeliane esprimendo il desiderio che Barghouti fosse liberato. In quello stesso giorno Shoukri aveva ricevuto con tutti gli onori del caso la moglie, Fadwa Barghouti, impegnata in un tour internazionale per promuovere la causa del marito e la sua candidatura alla presidenza dell’Anp. Anche il potentissimo Mohammad Dahlan è piuttosto vicino a Barghouti. L‘ex leader di Fatah a Gaza, espulso dal partito nel 2011 per volere del presidente Abbas, meno di un anno fa aveva dichiarato a diversi quotidiani arabi il proprio appoggio alla candidatura di Barghouti alla presidenza dell’Anp. Appoggio di un certo peso, visto Dahlan dal suo esilio dorato negli Emirati Arabi nel frattempo ha stretto legami di primo piano con l’Egitto di Al-Sissi, la Giordania, i Paesi del Golfo e il movimento islamico Hamas a Gaza. Dahlan e Barghouti condividono non solo il principale avversario, il presidente palestinese Abbas, ma anche la linea politica. In particolare la volontà di riconciliazione con il movimento islamista Hamas. Abbas li ha resi entrambi politicamente marginali: in febbraio Barghouti, che si aspettava di diventare il vice-presidente palestinese, ha assistito alla nomina al suo posto di Mahmoud al-Aloul. Nelle stesse elezioni nessuno degli uomini vicini a Dahlan all’interno di Fatah ha ottenuto una posizione di rilievo. Proprio in questi giorni a Gaza è attesa una delegazione di Fatah.  La situazione economica della Striscia di Gaza è disastrosa. E la tensione tra Fatah e Hamas è alle stelle: Abbas ha deciso di tagliare del 30% gli stipendi dei funzionari dell‘Anp nella Striscia. L‘ennesimo colpo alla già provata economia dell’enclave. Tra gli obiettivi della delegazione di Fatah a Gaza ci sarebbero lo scioglimento del governo di Hamas e nuove elezioni palestinesi. Abbas ha già annunciato misure senza precedenti per porre termine alla divisione tra i due territori palestinesi. Ma lo sciopero organizzato da Barghouti potrebbe mandare tutto a monte e indebolire in un momento critico la posizione del presidente palestinese all’interno di Fatah e nei confronti di Hamas. Quando il 3 maggio Abbas sarà alla Casa Bianca davanti al presidente americano Donald Trump e metterà sul tavolo le richieste palestinesi in vista dei nuovi negoziati di pace, la questione „Barghouti“, con i suoi cinque ergastoli e il passato nell’ala militare di Fatah, non aiuterà il presidente palestinese, che apparirà in difficoltà anche all’interno del suo stesso partito. Adesso le autorità israeliane hanno trasferito Barghouti in un altra prigione, mettendolo in isolamento. Ironia della sorte, se Abbas vuole ottenere qualcosa a Gaza e a Washington dovrà sperare nei suoi vicini israeliani e nell’aiuto che potranno dargli nel contenere Barghouti. Il presidente palestinese ufficialmente ha fatto appello alla comunità internazionale per sostenere lo sciopero della fame dei prigionieri: lo ha fatto senza nominare una sola volta Barghouti. Ma è cosa nota: gli amici possono diventare i tuoi peggiori nemici e viceversa. È una delle poche certezze mediorientali.        
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