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Siria: sauditi a Mosca all’ombra di Mamlouk
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mamlouk-Monica Mistretta- Prove di dialogo tra Arabia Saudita e Russia. Il 26 aprile il ministro degli Esteri saudita, Adel al-Jubeir, incontrerà a Mosca il suo omologo russo, Sergey Lavrov. Dopo oltre 400.000 morti in sei anni di carneficina, due tra i maggiori protagonisti della guerra civile siriana saranno l'uno di fronte all'altro per parlare del futuro della Siria e del presidente Bashar al-Assad. La visita segue una serie di incontri a Mosca organizzati alla metà di aprile tra Lavrov e i ministri degli Esteri di Siria, Iran e Qatar. È l'utimo passo di un lungo percorso di avvicinamento tra i due fronti della guerra civile siriana, pro e contro Assad, un percorso ricco di retroscena, provocazioni e voltafaccia. E se la guerra tra Arabia Saudita e Iran è stata condotta in Siria per procura, finanziando e armando milizie, è probabile che anche la pace si raggiungerà per vie traverse, oltre gli incontri ufficiali. L'Arabia Saudita si muove su più fronti. Alla fine di febbraio, il ministro degli Esteri saudita, al-Jubeir, si è recato a Baghdad per incontrare il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, sciita e filo-iraniano. I rapporti tra i due paesi erano giunti a un punto di rottura nell'agosto del 2016, quando l'Arabia Saudita era stata costretta a ritirare il proprio ambasciatore a Baghdad per polemiche sul ruolo dell'Iran e delle milizie sciite nella campagna anti-Isis in Iraq. Dopo la visita di al-Jubeir i rapporti tra i due paesi sono migliorati, ma il terreno è scivoloso. Anche perché l'Iraq non è un paese unito: non tutti sono filo-iraniani, nemmeno tra gli sciiti. C'è Muqtada al-Sadr, ex capo dei paramilitari dell'esercito del Mahdi, che alla fine del 2016 ha fatto appello ad Arabia Saudita ed Egitto, due paesi a maggioranza sunnita, perché si uniscano all'Iran nella protezione dei luoghi religiosi dell'Islam. Un'invito alla riconciliazione che aveva come primo scopo il contenimento dell'Iran in Iraq. Poi ci sono i curdi iracheni di Massoud Barzani, che accettano a malincuore l'influenza iraniana: hanno appena proposto un referendum per chiedere l'indipendenza. Pare che Qassem Suleimani, il potente comandante del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, abbia già posto il veto. Ma l'onnipresente Muqtada al-Sadr si è già fatto sentire: sabato scorso una sua delegazione ha incontrato a Irbil il presidente curdo Barzani. Potrebbe essere l'inizio di una nuova alleanza anti-iraniana in Iraq che non lascierà indifferenti i sauditi. Intanto, mentre l'Arabia Saudita si prepara all'incontro di Mosca, un altro paese del fronte anti-iraniano è sceso a patti con Assad in nome della guerra all'Isis. Re Abdullah II di Giordania il 25 gennaio ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin per parlare di processo politico in Siria. Il 6 febbraio una delegazione di ufficiali giordani ha partecipato a un incontro operativo ad Astana, la capitale del Kazakhistan dove erano in corso i negoziati di pace: la Giordania è stato l'unico paese arabo invitato. È chiaro che questo complicato processo di riavvicinamento tra Assad e i suoi nemici non è iniziato ieri. Ma pochi sanno che dietro le quinte degli incontri ufficiali si muove un abilissimo regista. Lui è Ali Mamluok, 71 anni. È il capo della sicurezza siriana e uno dei massimi consiglieri di Assad. Non è sciita alauita, come il presidente siriano, ma sunnita. Negli anni 70 è stato uno dei fondatori dei servizi di intelligence dell'aviazione siriana, i più preparati. Geniale, quanto efferato, Mamlouk, ha tessuto con pazienza la tela che oggi ha portato a Mosca non solo l'Arabia Saudita e la Giordania, ma anche l'Egitto. Nel luglio del 2015 il siriano Mamlouk ha cominciato un lungo tour che l'ha portato in Arabia Saudita, Oman ed Egitto. Non è un caso che le prime indiscrezioni sulla presenza di consulenti militari egiziani in Siria siano emerse a novembre del 2016, poco dopo uno dei viaggi di Mamlouk al Cairo. Tra i paesi visitati di frequente dal poliedrico siriano alla fine del 2016 c'è stata la Giordania. A gennaio 2017 il sunnita Mamlouk è diventato uno dei protagonisti dei negoziati di Astana, regista dei colloqui con i ribelli anti-Assad. Pochi lo conoscono, ma lui è uno degli uomini che stanno ridisegnando le alleanze della regione. Salvando in qualche modo Assad. Nel maggio 2015 la stampa internazionale lo aveva dato per spacciato: sembrava che fosse rimasto vittima di una delle tante epurazioni degli apparati di sicurezza siriani. Di sicuro Mamlouk, con il suo approccio scaltro ai paesi arabi sunniti, deve aver suscitato più di una volta la diffidenza degli iraniani e di uomini come Qassem Suleimani. Ma lui ha sette vite e ormai ce l'ha fatta.          
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