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Le scemenze di Cutolo: “Riina così non lo trattava nessuno”. La verità di Franco Di Carlo
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cutolo-Franco Di Carlo” Avendo letto sui social un’enorme falsità, in merito ai commenti sul libro di Giorgio Mottola “Camorra nostra”, al quale io ho collaborato, ritengo doveroso intervenire e fare chiarezza. Tutto nasce da una confidenza di Raffaele Cutolo che descrive il suo incontro con Totò Riina, una riunione per trattare “di diffondere l’eroina a Napoli” in cui erano presenti i capi di Cosa Nostra. Cutolo era contrario a qualsiasi tipo di accordo e Riina, ad un certo punto avrebbe estratto la pistola, puntandogliela contro. Cutolo, a suo dire, reagì, fissandolo negli occhi, e minacciosamente apostrofò Riina “O spari o ci piscio sopra”. Il capo dei corleonesi, secondo il racconto di Cutolo, ripose l’arma. Io non sono mai stato tenero con Totuccio Riina, anzi posso tranquillamente affermare che fui l’unico, durante trent’anni di frequentazione, a contestare le sue decisioni, infatti comuni amici mi confidarono il pensiero del boss “Di Carlo ha braccia e grande cervello”. Ma nell’apprendere  queste idiozie demenziali  proferite da Cutolo, mi sento in dovere, per verità storica e intellettuale, di dire le cose come stanno. Nessun  appartenente a Cosa Nostra, fossero capi o soldati semplici, ha mai estratto una pistola se non per uccidere. Immaginare Riina estrarre una rivoltella e minacciare Cutolo, e lo stesso Cutolo orinare sulle scarpe dei capo dei capi, è da dementi. Raffaele Cutolo sarebbe morto in quel preciso istante, e si sarebbero risparmiate almeno mille vittime, i morti della guerra di Camorra, dal 1980 al 1982, che la follia criminale di Cutolo aveva scatenato.  Il capo della Nco voleva fondare un’associazione simile a Cosa Nostra. Quasi 500 cutoliani uccisi dal mio figlioccio Antonio Bardellino, fondatore della Nuova Famiglia,  nata per contrastare l’ascesa del demente  di Ottaviano. La verità è che conobbi Raffaele Cutolo  due giorni dopo la sua evasione dal manicomio criminale di Aversa. Si era rifugiato presso i fratelli Nuvoletta a Marano e lì incontrò una sola volta Totò Riina. Io accompagnai in macchina da Palermo il boss corleonese e ci trattenemmo presso la proprietà dei Nuvoletta per due giorni. Ad un pranzo ricordo la presenza di Cutolo, che non conoscevamo. Tengo a precisare che Angelo Nuvoletta ci chiese il permesso di invitare questo ospite: un latitante di nome Raffaele Cutolo. Bene, questo fu l’unico incontro che il boss della Nco ebbe con me  e con Salvatore Riina. Tengo a precisare che a tavola non ci fu e non ci poteva esserealcun argomento né riguardo a Cutolo o agli affari di Cosa Nostra, anche perché il camorrista era entità estranea a tutti noi. Rammento anche che, prima che Riina ed io partissimo, Angelo e Lorenzo Nuvoletta, ci domandarono cosa pensassimo di questo Cutolo e se fosse possibile combinarlo in Cosa Nostra. Riina rispose che era affare loro valutare se Raffaele Cutolo possedesse le qualità morali, familiari e l’onorabilità necessaria per entrare in Cosa Nostra. Dopo pochissimo tempo Bernardo Brusca, mi raccontò cosa accade in seguito a Marano. I fratelli Nuvoletta volevano affiliare in Cosa Nostra Raffaele Cutolo, nella specifica occasione era presente Michele  Greco. Nella cerimonia di affiliazione, dove veniva spiegata l’essenza e l’organizzazione di Cosa Nostra, il futuro capo della Nco rifiutò. I presenti rimasero sbalorditi, in quanto conoscevano le conseguenze di quel rifiuto. Nessuno poteva essere a conoscenza dei segreti di Cosa Nostra, senza farne parte, pertanto Cutolo doveva essere ucciso. I fratelli Nuvoletta si fecero garanti del camorrista, assicurando che lo avrebbero persuaso in un secondo tempo. Totò Riina, saputo l’accaduto,  andò su tutte le furie, “Come mai non è stato ucciso all’istante”, però essendo i Nuvoletta corleonesi, tutto venne appianato senza omicidi. Ma nel frattempo, durante la permanenza di Cutolo presso i Nuvoletta, circa un mese, avendo lo stesso conosciuto diversi esponenti napoletani e siciliani di Cosa Nostra, e avendo conosciuto il Sistema, cioè che le famiglie di Napoli dipendevano dalla Commissione provinciale di Palermo, maturò l’idea di fondare un’organizzazione sulla falsariga di Cosa Nostra. Abbandonò il rifugio fornito dai Nuvoletta e cominciò ad affiliare malavitosi comuni, che andarono ad ingrossare le fila della nascente Nuova Camorra organizzata.     -
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