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Libia: Haftar corteggia Trump, le milizie si ribellano
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libia-khalifa-haftar-orig_main-Monica Mistretta- Khalifa Haftar spera di ricevere un invito a Washington per ritagliarsi credibilità e appoggi presso l’amministrazione Trump. Obiettivo: rendere ulteriormente marginale il governo libico di Fayez al-Sarraj riconosciuto dall’Onu. Il tutto a dieci giorni dallo storico incontro ad Abu Dhabi con lo stesso Serraj.

Haftar, che controlla la Cirenaica, sta muovendo tutte le sue pedine per raggiungere l’obiettivo: il 10 maggio a Washington, in Campidoglio, tra i rappresentanti libici della conferenza sulle relazioni tra Libia e Stati Uniti c’era un folto gruppo di suoi sostenitori. Delegazioni di capi tribali e lobbisti vicini al generale stanno diventando frequentatori abituali della capitale statunitense.

Vicinissimo al presidente russo Vladimir Putin e forte della sua cittadinanza americana, dopo oltre 20 anni di esilio in Virginia, il generale libico Haftar ha imparato a muoversi tra le pieghe della politica internazionale.  In questi anni, dalla caduta del leader libico Muhammar Gheddafi nel 2011, ha saputo pazientemente raccogliere l’appoggio di una coalizione eterogenea di stati, alcuni schierati su fronti opposti nella vicina guerra civile siriana: Russia, Arabia Saudita, Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Adesso vuole provare con gli Stati Uniti, fino a oggi i principali sostenitori del governo libico del rivale Serraj.

Il 2 maggio Haftar e Serraj si sono trovati faccia a faccia ad Abu Dhabi. Pochi sanno cosa si sono detti i due leader: alla fine dei colloqui non è stato rilasciato alcun comunicato congiunto. Il 3 maggio Serraj ha dichiarato di aver preso accordi ambiziosi con Haftar: indire nuove elezioni presidenziali, riunire le istituzioni dei due governi e riorganizzare l’esercito sotto il comando del generale libico. Sono bastate queste dichiarazioni per riaccendere la conflittualità con le altre fazioni libiche, prime fra tutte quelle di Misurata e Tripoli, asse portante del sostegno al governo Serraj. Le milizie non sono disposte a deporre le armi e accettare un ruolo forte del generale Haftar nel futuro della Libia.

A trarre vantaggio dalla nuova situazione è stato un altro leader libico rivale di Serraj: Khalifa Ghweil, premier del governo di Salvezza Nazionale, ritenuto vicino alla Fratellanza Musulmana. L’ultimo tentativo di colpo di stato di Ghweil risaliva a gennaio 2017, quando le sue truppe avevano occupato alcuni ministeri a Tripoli. In marzo Ghweil, in rotta, era stato ferito. Adesso molte delle milizie vicine a Serraj sono passate dalla sua parte. Gli scontri a Tripoli hanno portato alla chiusura del ministero degli Esteri libico.

A Serraj l’incontro di Abu Dhabi per ora sembra aver portato solo problemi. Per lo scaltro Haftar, che ha accettato l’invito dei Paesi del Golfo, è stato un primo passo verso Washington. Ai russi, principali fautori del viaggio del generale negli Emirati, le trattative per il vertice di Abu Dhabi hanno fruttato la liberazione di alcuni ostaggi: cinque dei sette membri dell’equipaggio della nave da cargo russa Merle sequestrata al largo delle coste libiche agli inizi di marzo sono stati rilasciati alla fine di aprile. L’accusa con cui erano trattenuti è curiosa e dà da pensare: traffico di rottami di metallo.

Armi, migranti, petrolio e traffici di ogni genere alimentano un’infinità di milizie nel caos libico. Proprio ieri le autorità di Janzur, nei pressi di Tripoli, hanno arrestato una banda che fabbricava passaporti libici falsi.

Chi cercherà di unificare il potere politico in Libia, metterà necessariamente le mani anche su questi lucrosi affari. E chi si prenderà la briga di disegnare un accordo tra le fazioni, dovrà tenerne conto. Forse non tutti gli attori libici sono interessati al potere politico, ma nessuno è disposto a cedere la propria fetta di traffici e guadagni. Meno che mai sotto il pungo di ferro del generale Haftar.

 


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