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L’intervista. L’avvocato Ermanno Zancla racconta lo scandalo del sangue infetto e la schizofrenia dello Stato
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img-20170514-wa0000-Riccardo Castagneri- Si tratta di una delle pagine più dolorose e vergognose mai scritte. Parliamo dello scandalo degli emoderivati, meglio conosciuto come “la vergogna del sangue infetto”. Parliamo di Poggiolini, Marcucci,  di industrie farmaceutiche e soprattutto di decine di migliaia di persone contagiate, molte delle quali morte di Aids e di Epatite C. Affrontiamo l’argomento con uno dei massimi esperti in materia, l’avvocato penalista palermitano Ermanno Zancla. Tra i suoi successi professionali ricordiamo l’assoluzione dell’ex boss di Altofonte, Franco Di Carlo, accusato di associazione mafiosa e di essere l’autore dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi, morto impiccato a Londra, a seguito di una torbida storia di mafia e alta finanza. Lo studio dell’avvocato Zancla, in centro a Palermo, è impegnato in innumerevoli cause di risarcimento per danni da trasfusione di plasma infetto e di contagi da plasmaderivati infetti. Negli ultimi 17 anni ha rappresentato centinaia di persone a tutela di contagiati da Hiv, Epatite B, Epatite C, innanzi a tribunali di ogni ordine e grado. Insieme al collega Stefano Bertone dello studio Ambrosio e Comodo di Torino ha intentato con successo, presso le corti statunitensi, cause risarcitorie di alcuni emofilici italiani contro i colossi farmaceutici Baxter, Bayer, Aventis e Alfa. Il capo d’accusa: l’aver prodotto tra la fine degli anni settanta e gli anni ottanta, plasmaderivati che trasmisero il virus Hiv e Hgv a decine di emofilici in tutto il mondo. Avvocato Zancla, da quando ha cominciato ad occuparsi di questa vicenda? Mi sono accostato a queste problematiche di cui conoscevo abbastanza poco, nel 2000, casualmente, assistendo alcuni amici emofilici  che purtroppo utilizzando emoderivati si erano infettati di Hiv e che avevano ricevuto citazione a presentarsi come persone offese nel processo contro Duilio Poggiolini. Processo che iniziava avanti al Giudice per l’udienza preliminare di Trento. Loro non sapevano di cosa si trattasse e io avevo l’occasione di occuparmi di una vicenda interessante, vorrei sottolineare a titolo gratuito, e sono partito. Una volta arrivato a Trento, alla prima udienza, sono rimasto folgorato. In una parte della sala erano come stipati decine e decine di genitori e parenti di emofilici deceduti, oppure emofilici stessi su sedie a rotelle che faticosamente arrancavano. Persone non assistite legalmente, oppure assistite da avvocati impreparati, insomma, con una tutela legale che non mi permetto di definire abborracciata, ma quantomeno limitata sì.  Faceva da contraltare, peraltro,  un parterre de roi  di legali di livello stratosferico che rappresentavano Marcucci,  Poggiolini e  le varie case farmaceutiche. Tutto ciò mi colpì profondamente e, una volta tornato a Palermo cominciai ad approfondire la questione e decisi di occuparmi di questa vicenda. Quanto sta raccontando è scioccante, ma potrebbe descriverci meglio qual è la situazione e come si è arrivati a questo punto? Dalla metà degli anni sessanta alla fine degli anni ottanta, ma sicuramente anche prima, anche se non ci troviamo in presenza di particolari casi documentati e purtroppo, anche se rari, esistono casi anche successivi, le trasfusioni di sangue che avrebbero dovuto avere importante efficacia terapeutica, sono state altresì un formidabile veicolo di trasmissione  del virus dell’Epatite  C e secondariamente dell’Hiv. Il ministero della Sanità era in possesso degli strumenti atti a  prevenire queste infezioni, aveva le conoscenze scientifiche,  ma ha introdotto questi strumenti di controllo e di prevenzione con almeno dieci, quindici anni di ritardo rispetto a quando avrebbe potuto e dovuto farlo. Inizialmente queste cause erano viste con sospetto  dai malati, ma sovente anche dai giuristi e dagli avvocati. A me è capitato di essere stato interpellato da colleghi che avevano amici o parenti infetti e percepivo perfettamente l’atteggiamento di perplessità, di dubbio o addirittura di aperta sfiducia di avvocati esperti ed anziani che non si rendevano conto quale potesse essere il senso di iniziare queste cause. Tornando alle Istituzioni: un ritardo quindi ingiustificabile e colpevole. Esatto, un ritardo che ha comportato decine di migliaia di infezioni e che ha dato il via in Italia a cause pilota istruite dal mio studio, dall’avvocato Bertone dello  studio Ambrosio e Commodo di Torino, dall’avvocato Lana di Roma, dall’avvocato Randi di Milano e spero di non dimenticare nessuno. Grazie a queste cause pionieristiche, le prime sentenze sono cominciate ad arrivare, creando un contenzioso di migliaia e migliaia di cause di risarcimento danni soprattutto dopo il 2008, momento in cui le Sezioni unite della Corte di Cassazione hanno finalmente tracciato regole definitive e precise in questa materia. Regole assolutamente negative nei confronti del ministero della Salute, che hanno scaturito un’escalation di condanne, cause verso le quali il ministero stesso ha avuto un atteggiamento un po’ particolare, ma su questo mi soffermerei dopo. Allora, avvocato, cosa accade? Accade che a questo punto il ministero corre ai ripari e nel 2003 si chiudono le prime 700 cause con una transazione che stabilisce che ogni danneggiato dovrà essere risarcito con circa 450mila euro. Fino al 2008 quando il Parlamento decide di chiudere tutti i contenziosi in essere. Inizialmente in coerenza con le transazioni precedenti, però successivamente, forse resosi conto dell’esborso economico che ciò comportava, il governo cambia le carte in tavola in corso d’opera, inserendo clausole che escludono  una larga parte  di danneggiati e riduce i valori risarcitori.  Il risultato fu che nessuna transazione venne chiusa e seguirono anni di silenzio, finchè nel 2014 viene emanato un nuovo decreto che offre 100mila euro, parliamo di meno di un quarto di quanto offerto in precedenza, a tutti i danneggiati con una causa in corso all’epoca della transazione. Vediamo quindi quanto l’intento risarcitorio sia stato sostanzialmente denegato. E’ mutato nel frattempo l’atteggiamento del ministero della Salute? Il ministero della Salute continua ad avere un atteggiamento schizofrenico nei confronti di queste cause. O meglio, una serie di schizofrenie collegate: mi spiego, da una parte cerca di chiuderle rendendosi conto che l’esborso economico sta assumendo proporzioni davvero considerevoli, dall’altra tenta di rendere inefficaci queste transazioni sterilizzando il rimedio che aveva creato. D’altro canto, le avvocature dello Stato, e qui si apre un altro capitolo scandaloso, in giudizio, provano a resistere a tutti i cosi, giocando sulla lungaggine delle procedure giudiziarie italiane, e quindi rinviare in qualche modo il momento del risarcimento. Ciò ha comportato per le casse pubbliche, decine di milioni di euro di interessi pagati ai danneggiati con ulteriore aggravio di spese legali a carico dello Stato e di conseguenza dei contribuenti, assolutamente evitabili ed inutili. I danneggiati preferirebbero essere risarciti, piuttosto che aspettare anni ed anni e ottenere qualche euro in più che nella maggior parte dei casi non si possono neppure godere, trattandosi di persone gravemente malate. Purtroppo non è inconsueto che queste persone, nel corso della causa, muoiano e i risarcimenti vadano agli eredi. Avvocato Zancla, dal punto di vista scientifico cosa è emerso, cosa si è scoperto nel corso delle cause? Come ho detto prima, esistono dagli anni sessanta metodi che avrebbero potuto evitare il contagio da Epatite C.  Per quanto riguarda i farmaci nel campo del plasma, i cosiddetti emoderivati, è confermato che un’enorme parte di loro siano stati realizzati attraverso prelievi effettuati in posti come le carceri di massima sicurezza statunitensi, dove non venivano sottoposti ad alcun  trattamento antivirale, e questa circostanza venne colpevolmente taciuta alla comunità degli emofilici, cioè a quella categoria di malati che utilizzava questi farmaci salvavita, ma soprattutto questi farmaci non vennero ritirati dal mercato fino ad esaurimento scorte. I colpevoli, avvocato, di questo spaventoso eccidio? Vi  è sotto questo profilo, una causa penale in corso, avanti il tribunale di Napoli, che vede imputati Poggiolini e i manager e dirigenti delle case farmaceutiche. Processo nel quale io ho l’onore e l’onere di rappresentare alcuni degli eredi dei poveri emotrasfusi deceduti, per il reato di omicidio colposo e assisto alcune delle associazioni maggiormente rappresentative sul territorio. Comunque invito i suoi lettori a spendere 5 minuti del  loro tempo per andarsi a leggere il capo di imputazione di questo processo, credo che una volta finito il loro punto di vista sulla questione sarà cambiato per sempre Dalle sue parole emerge che aldilà dei biechi interessi economici dei cartelli delle industrie farmaceutiche, la responsabilità sia anche dello Stato. L’atteggiamento dello Stato arriva ad un’ulteriore coda. Una volta concluse le cause, chiusi i processi, il ministero non paga, come se si trattasse di un qualunque debitore insolvente da quattro soldi. Per cui i malati una volta conclusa la trafila giudiziaria, devono ricominciarne un’altra, presso i tribunali amministrativi, con una procedura dove una parte dello Stato impone ad un’altra parte dello Stato di pagare. Procedura che comporta, a seconda dei tribunali in cui si svolge, ulteriori lungaggini e bisogna mettere in conto almeno un altro anno e mezzo di trafile e di attesa per ottenere qualcosa di cui si ha diritto. Si vince in primo grado, poi dopo un appello assolutamente inutile la sentenza passa in giudicato e a quel punto i malati sono costretti a ritornare in tribunale per chiedere che venga imposto al ministero della Salute di pagare. Ulteriore danno per i malati e beffa per i contribuenti? Tutto questo ha un costo facilmente immaginabile e ritengo che prima o poi qualcuno dovrà verificare il costo di queste strategie suicide, partorite da alcune raffinate menti giuridiche della avvocatura generale e distrettuale dello Stato e da qualche funzionario esperto, e lo dico tra virgolette, del  ministero della Salute.  
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