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Erdogan, missili dalla Russia e base italiana
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-di Monica Mistretta- Recepp Tayyip Erdogan ha una fretta maledetta: vuole acquisire le tecnologie per lo sviluppo di un sistema missilistico nazionale. Per questo tiene in piedi due accordi paralleli. Uno con la Russia. L'altro, in ambito Nato, con una società italo francese, la Eurosam. In mezzo c'è anche una base italiana di difesa missilistica nel sud della Turchia, al confine con la Siria e con la regione controllata dalle Forze Democratiche Siriane curde.

La corsa alle armi in Medio Oriente ha preso un ritmo accelerato. I rivali regionali di Erdogan si sono mossi da un pezzo. È già passato un anno da quando l'Iran ha acquisito i sistemi di difesa missilistici russi S-300VM. A marzo li ha testati con successo. I curdi in Siria e Iraq stanno ricevendo armi dagli Stati Uniti. Ad Erdogan non bastano più le promesse. Washington è alleata dei curdi e continua a offrire rifugio a uno dei peggiori nemici del presidente turco: Fetullah Gulen, considerato da Ankara il mandante del fallito golpe del 2016.

Agli inizi di luglio il ministro della Difesa turco Fikri Işık ha annunciato che Ankara è giunta a un accordo con Mosca per l'acquisto del sistema missilistico russo S-400. Un sistema mobile di missili terra aria. I russi per ora non hanno confermato. Ma il 28 luglio il portavoce del presidente Erdogan, Ibrahim Kalin, è tornato sul tema: l'accordo con Mosca per la produzione congiunta del sistema missilistico e il trasferimento delle tecnologie sarebbe ormai cosa fatta. Secondo 'Bloomberg' l'intesa tra turchi e russi prevede la vendita di quattro S-400. Due verrebbero costruiti in Turchia.

Il 14 luglio il ministro della Difesa turco Işık ha fatto un altro annuncio. La Turchia ha firmato un contratto di cooperazione con la società italo francese Eurosam per lo sviluppo di un sistema missilistico di difesa nazionale. Turchi, francesi e italiani lavoreranno insieme per produrre missili terra aria a lungo raggio SAMPT/T Aster 30. Un sistema Nato che utilizza una rete di sofisticati radar e sensori. Sul sito della società Eurosam, che ha sede a Parigi, troviamo la conferma dell'accordo d'intesa con i turchi.

Curdi e Gulen sono i principali motivi di perplessità del presidente Erdogan nei confronti della Nato.

L'Italia, in particolare, controlla una delle principali basi di difesa missilistiche nel sud della Turchia, a Kahramanmaraş. Qui da giugno 2016 è schierata la Task Force Sagitta, l'unità missilistica italiana che si occupa della difesa degli spazi aerei e territoriali dell'Alleanza atlantica. A pochi passi da dove i curdi, con il supporto americano, stanno combattendo contro l'Isis. Una batteria di missili SAMP-T è operativa nella base di Kahramanmaraş. E adesso l'Italia sta per fornire alla Turchia le tecnologie per lo sviluppo di questo sistema di difesa.

Ma agli occhi di Erdogan e dei turchi, il nostro paese ha una storia di vicinanza ai curdi che non lascia tranquilli. Una storia che risale almeno alla fine degli anni 90, quando Abdullah Ocalan, il leader curdo del Pkk ricercato dai turchi, trovò rifugio in Italia. E che continua ancora oggi con i curdi iracheni.

Da gennaio 2015 l'Italia, insieme ad altri paesi europei, è in prima linea nell'addestramento dei Peshmerga impegnati nella battaglia contro l'Isis in Iraq. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è stato il primo leader europeo a visitare la regione del Kurdistan iracheno nell'agosto del 2014. Nel gennaio 2017 è stata la volta del nostro ministro della Difesa, Roberta Pinotti. In quell'occasione Rezan Qader, alto rappresentante in Italia del governo regionale del Kurdistan in Iraq, aveva dichiarato: "truppe Peshmerga sono state addestrate all'utilizzo delle armi pesanti in Italia".

Dopo la caduta di Mosul, i curdi iracheni hanno fissato al 25 settembre la data del referendum che dovrà decidere per l'indipendenza dall'Iraq: la Turchia è ferocemente contraria.

Erdogan non vuole essere costretto a contare solo su Italia, Stati Uniti e Nato. La questione curda per lui ha preso una brutta piega non solo in Siria, ma anche in Iraq. A che punto sia giunto l'accordo per la fornitura di tecnologie missilistiche russe è difficile dirlo: Mosca non parla. Ma Erdogan vuol far sapere a tutti che ha un'alternativa ai missili SAMP-T schierati nella base italiana. Resta da vedere quanto i russi siano disposti a partecipare al suo gioco.

6/08/2017

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