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Mafia pugliese. Chi era Mario Luciano Romito: il boss assassinato
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-Redazione- Una strada poco trafficata che diventa il set perfetto per una strage pianificata nei minimi dettagli.

 Un obiettivo, il boss di Manfredonia Mario Luciano Romito, ucciso dai sicari e morto sul colpo insieme a suo cognato Matteo De Palma. E poi altre due vittime, due fratelli - giovani agricoltori – massacrati a colpi di mitra perché avevano visto.

"La criminalità foggiana è stata considerata troppo a lungo una mafia di serie B, dice il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti parlando dell'agguato  nei pressi della vecchia stazione di San Marco in Lamis, in provincia di Foggia.

Quattro persone uccise da un commando mafioso armato e formato, forse, da quattro o cinque killer. Le vittime erano a bordo di due mezzi, trovati a una distanza di circa 500 metri l'uno dall'altro: due uomini sono stati uccisi mentre erano su un Maggiolone Wolkswagen blu scuro, gli altri due erano in un Fiorino bianco.

Il ministro dell'Interno Marco Minniti che presiederà una riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto della situazione. Gli interrogativi ancora irrisolti restano tanti.

Chi era Mario Luciano Romito, il 50enne di Manfredonia assassinato insieme a suo cognato? Chi avrebbe fortemente voluto la morte del boss dell’omonimo clan? Si è trattato di una risposta ai recenti analoghi e gravi episodi di mafia oppure dell’ennesimo tentativo, il terzo in otto anni, di eliminarlo?

Sì - ricostruisce Foggia Today - perché nel 2009 Mario Luciano Romito, era stato vittima di un attentato dinamitardo mentre usciva dalla caserma della città sipontina in compagnia di suo fratello Ivan. Rimase ferito dallo scoppio dell’ordigno che i suoi nemici avevano piazzato all’interno di una ruota.

Dieci mesi dopo era stato coinvolto in un agguato avvenuto proprio a Manfredonia, in cui perse la vita, invece, l’allora 23enne Michele Romito.

Elemento di spicco del clan, un tempo alleato al potente sodalizio mafioso dei Li Bergolis, noto ai più per l'infinita faida che ha insanguinato il territorio del Gargano, nel maggio 2014 per Mario Luciano Romito si erano aperte le porte del carcere di Frosinone.

Era stato riconosciuto colpevole con sentenza passata in giudicato, della rapina consumatasi nell'aprile del 1995 ai danni della filiale della Banca Caripuglia di Cerignola, e per la quale fu arrestato nel 1997 nel corso dell'operazione "Go Kart" operato dai Carabinieri di Foggia. E di una rapina milionaria avvenuta nel gennaio del 2001 Casale sul Sile, nel trevigiano, ai danni di un furgone portavalori. 

Il 31 ottobre del 2016 fu arrestato nell’ambito dell’operazione denominata ‘Ariete’ che portò in carcere 19 persone ritenute responsabili a vario titolo di rapine, assalti a portavalori ed estorsioni. Mario Luciano Romito era ritenuto il vertice di questa organizzazione criminale, in cui figuravano elementi di spicco della malavita del Gargano: da Mattinata a Vieste, da Monte Sant’Angelo a San Marco in Lamis, da Manfredonia a Cerignola.

Il boss del clan contrapposto ai Li Bergolis era stato scarcerato sei giorni prima della strage, in cui, loro malgrado, sono stati coinvolti anche due agricoltori di San Marco in Lamis, Aurelio e Luigi Luciani, rincorsi e assassinati per aver assistito all'efferato omicidio di mafia. Sorvegliato speciale, gli era stata revocata la patente. Alla guida del Maggiolino blu scuro crivellato di colpi di kalashnikov e fucili, c'era il cognato Matteo De Palma, anch’egli brutalmente ammazzato.

10 agosto 2017

 

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#boss #faida #Gargano #mafia #Mario Luciano Romito
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