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Monolith, un’auto fin troppo sicura
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-Maurizio Di Gioia- Monolith è un film spartiacque, un'opera che un domani potrà essere riconosciuta quale linea di demarcazione del cambiamento. Un cambiamento legato non al mondo del grande schermo, che vedrà in questa pellicola un'ottima produzione del 2017 dotata di solida trama, di forte attenzione al simbolismo e al ritmo e senza compromessi, ma a quello della nona arte.

Monolith è infatti anche una produzione a fumetti, pubblicata da quella Sergio Bonelli Editore che stampa le avventure di Tex e di Dylan Dog, realizzata da Roberto Recchioni, da Mauro Uzzero e da Lorenzo Ceccotti, in arte Lrnz. Pensata da subito anche per l'universo cinematografico, la pellicola vede la Bonelli quale co-produttrice, un dettaglio non trascurabile che sottolinea come il modo di intendere e fare fumetto stia cambiando. L'editore milanese ha infatti riportato sotto il proprio marchio tutti i propri personaggi non cedendoli più a terze parti, come era accaduto per esempio con il film dedicato all'indagatore dell'incubo. Una mossa che va letta come un passo verso il futuro, tanto più importante se si considera che la Bonelli ancora oggi non usa la mail per comunicare con i propri lettori, preferendo affidarsi alle tradizionali lettere cartacee.

Tema centrale del film sono la tecnologia e il senso di sicurezza: una giovane mamma cerca di liberare il proprio figlio bloccato involontariamente all'interno di una vettura sin troppo sicura. Per quanto venga facile raffrontare la storia con gli eventi di cronaca estiva di genitori che dimenticano i figli dentro automobili parcheggiate, arrivando a decretarne talvolta la prematura morte, Monolith vuole puntare il dito su due aspetti cari e ben conosciuti allo stesso Recchioni: la tecnologia e il mondo social. Con smartphone che sono ormai sempre più elemento essenziale della nostra quotidianità grazie alla capacità di controllare le mail, di cercare notizie e di comandare dispositivi a distanza, e con programmi che riescono ad affiancare sempre di più l'uomo nelle sue operazioni di tutti i giorni, Monolith sembra solo anticipare quelli che potranno essere gli articoli di cronaca da qui a pochi anni. Unendo a questi il delicato tema della sicurezza, con un individuo timoroso verso una società sempre più violenta e disinteressata, e il famigerato dilemma etico dell'intelligenza artificiale -come dovrebbe comportarsi una vettura costretta a decidere tra uno schianto che determinerebbe la morte dei passeggeri e una improvvisa sterzata che provocherebbe la morte di ignari pedoni?- Monolith suggerisce molti temi su cui potersi soffermare a riflettere.

Possono certe situazioni limitarsi unicamente a calcoli e percentuali? Lilith, l'intelligenza artificiale della vettura, lo fa ma azzecca solo una parte delle situazioni: indovina che il passeggero sul sedile posteriore sia un bambino grazie alla probabilità limitatissime che un peso simile sia di un adulto, ma sbaglia quando lancia un allarme incendio solo perché la donna fuma una sigaretta.

Vera e propria fortezza atta a difendere i passeggeri, la macchina si trasforma in una prigione di morte per il piccolo David quando vi resta chiuso all'interno. Ma non è la tecnologia a essere cattiva bensì l'uomo ad avere talvolta comportamenti non idonei alla situazione o incapace di creare un software esente da errori. Parafrasando in questo contesto una frase di Angeli e Demoni, la tecnologia è imperfetta, ma solo perché l'uomo è imperfetto.

In Monolith c'è spazio anche per sviluppare la protagonista, una giovane donna che ha abbandonato la propria carriera di cantante di successo per trasformarsi, forse un po' forzatamente, in una madre. Un ruolo che richiede grande attenzione e molti sacrifici, compromessi da accettare per il bene del bambino.

Se da un lato c'è una storia ben elaborata, capace di giocare su una buona regia e su un ritmo che non annoia mai lo spettatore, dall'altra gli effetti sonori sono studiati con la massima attenzione: si pensi alla possibilità di immedesimarsi nel nervosismo materno al fastidioso suono dell'allarme del veicolo o all'inarrestabile pianto del piccolo. La trama non cede a inutili compromessi, non perde tempo solo per fare minutaggio, ma racconta, in modo intelligente, quello che deve nel tempo che gli è necessario. Simbolismi, rimandi e richiami sono ulteriori elementi che danno maggior profondità a un'opera che richiede una successiva analisi critica per essere compresa al meglio.

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