recenti

A lezione di vita con il Piccolo Principe. Intervista a Davide Bregola
0

-Daniela D'Angelo- È da poco in libreria un libretto leggero e profondo. Una volta letto, difficilmente ce ne separeremo. Tuttavia non diremo che è da tenere sul comodino, né da portare sempre in tasca. Non è certamente un vademecum obbligatorio o un prontuario per la felicità, né una guida spirituale o un manuale di formule magiche per una vita perfetta. Piuttosto un modo per prendersi cura di sé e del mondo. Una lettura da cui prendere spunti e elaborarli per la nostra consapevolezza di esseri umani al contempo semplici e complessi, per vivere meglio con le nostre contraddizioni, accoglierle e aprirsi alla vita e praticarla con gioia. Malgrado tutto.

Bregola, chi sono i disillusi a cui si rivolge questo libro già nel titolo?

Sono le persone che non sanno più meravigliarsi. Coloro che credono di aver già visto tutto e che non riescono più a capire i codici dell’anima. I disillusi sono un po’ cinici e un po’ aridi, non li scalfisce nulla di ciò che non appartiene loro. Sono persone che vivono di “ragione” salvo poi essere irrazionali e istintivamente pessimisti. Sono coloro che hanno capito tutto ma non hanno intuito che “capire” non significa essere autentici o vivere nell’autenticità, e che alla fine non c’è nulla da comprendere o capire. Sono coloro che vogliono o danno “spiegazioni”. Io penso, con Hillmann, che noi abbiamo Immagini più o meno innate che sono la nostra vera identità, la nostra identità più profonda, ed essa ha altri codici da quelli della ragione. Niente è più infinito dell’Immagine che ci caratterizza; ci sono saperi antichi in ognuno di noi, saperi originari, ancestrali, primordiali, che trasformano l’essere che vediamo, che conosciamo, in un nettare, in polline. Gli alchimisti hanno insegnato che in certe condizioni l’anima libera una chimica celeste, capace di varcare l’essere di superficie, la parte più visibile, ciò che normalmente vediamo in noi. I disillusi vedono solo la parte visibile e trascurano tutto il resto perché non si “accorgono” d’altro.

Sembra che il Piccolo Principe sia un pretesto di cui ti servi per dire delle cose che ti stanno a cuore. È così? Come nasce questo libro?

Per me la letteratura, la poesia coadiuvano la filosofia, l’antropologia, la sociologia e, viceversa, queste materie coadiuvano l’arte. Non si tratta di saperi a costellazione, ma di saperi a galassia. Per cui la grande poesia, la grande letteratura, sono come dei manuali perfetti dai quali apprendere e interpretare, sono mappe e sistemi. Se leggiamo le grandi opere stando lontani dalle spiegazioni dogmatiche: spiegazione freudiana, spiegazione crociana, spiegazione junghiana, spiegazione marxista alla Lukàcs, spiegazione semiologica, narratologica e tutto ciò che l’uomo ha tentato di creare per interpretare, ci accorgiamo che esse sono solo possibilità come altre di interpretare un testo, e quella lontananza ci permette di fare altro rispetto al capire e al comprendere. Lo so che sto dicendo qualcosa che nelle università non verrà mai accettato, però io da persona che scrive e legge amo indagare il criptotesto, più che il fenotesto, e mi piace tentare di parlare della grande arte attraverso la fisiologia della ricezione. Le scienze esatte non si addicono all’arte, invece il '900 ha tentato di creare scienze per interpretare e capire. Non c’è nulla da capire, secondo me dobbiamo solo “accorgerci” delle grandi opere, e innamorarci del fatto che ci permettono di accorgerci di qualcosa, innamorarci di questo qualcosa. In greco accorgersi si dice “metanoiein”. In greco “metanoiein”, letteralmente, "far giungere la mente più in là", è il termine giusto per leggere le opere, ma direi che è il termine giusto per approcciarsi alla vita in genere.

Ho trovato interessante il concetto di “rispettare la consegna”. Perché è così importante, mantenere la promessa, rispettare la parola data?

C’è il concetto di “prendersi cura” nel Piccolo Principe, di cui mi sono accorto e che ho approfondito nel testo. Tu sei responsabile della tua rosa, te ne devi prendere cura. Se noi interpretiamo la rosa come qualcosa che per noi è prezioso, capiamo che è necessario prendersene cura. Se la rosa fosse una figura retorica dell’anima, o del nostro prossimo, o della nostra stessa persona, capiamo l’importanza del messaggio del Piccolo Principe. Il “prendersi cura”, la “consegna” non devono diventare obblighi o nevrosi, ma piaceri. Non è vero che bisogna puntare alla perfezione, non è vero che è necessario essere felici a tutti i costi, però “la parola data” è una promessa soprattutto con noi stessi. Credo sia necessario rilassarsi, non darsi troppi obblighi e non essere troppo severi con se stessi. Le consegne servono come guida ideale, ma se diventano nevrosi possiamo tranquillamente cambiare strategia. Il Piccolo Principe ci fa accorgere che i gesti e gli esempi sono più forti delle parole.

Come si gestisce la paura? Nel libro dici di “accoglierla” che va oltre il doverla accettare… cosa significa esattamente?

Penso che se vogliamo essere autentici dovremmo stare lontano dalla ricerca delle cause, dalle spiegazioni. Il Piccolo Principe non cerca di perché delle cose, si affida piuttosto alle forze primordiali che si creano e dimorano in noi. Anzi, siamo noi i loro ospiti. Accogliere significa essere ospitati e ospitare. Queste forze primordiali per i Greci coincidono con gli dèi, e sono la vera essenza concreta del nostro Io profondo che il nostro “piccolo io” non riesce a vedere o se lo vede non sa che farsene. Questa illusione che crea l’ “Io piccolo”, quando diventa preda di un io straripante, non vede più il suo lato cosmico e si perde. Come accade ai nostri giorni in cui tutti sanno chi sono e come sono, si sforzano di essere migliori, più forti, più realizzati. Dimentichiamo di essere la dimora degli dèi, cioè di saperi innati che sono la nostra unica ragione di vita, di felicità, di realizzazione. A volte questi saperi si manifestano sotto forma di disagi, di tristezza, di paura, di ansia. Ma il nostro modello di perfezione non ne vuole sapere e non vede l’ora di sbarazzarsene. Io mi sono accorto che è esattamente il contrario: percepire la presenza dei disagi, far loro posto nella coscienza, lasciarli sconfinare nell’Io, per godere così dei loro doni. Pensieri neri, vergogna, paura, malizia sono necessari al nostro sviluppo. Fare loro posto, accoglierli, farci accogliere, è l’unico modo per far crescere la nostra autenticità, smettendo di confrontarci e conformarci a ideali esteriori di “perfezione”.

Vivendo, il futuro si apre. Pensando, non si apre mai; al contrario, anche il presente si chiude” (pag. 56). Come possiamo rendere significativo il nostro rapporto con il tempo?

Bisogna spostare lo sguardo, come avrebbe detto Plotino, dall’esterno verso l’interno, perché dentro di noi vi sono soluzioni che il nostro “Io piccolo” non vede e cancella. Il nostro rapporto con il tempo diventa significativo se ritroviamo lo “sguardo immaginativo”, vivere nell’incertezza, in quello stato che ha il sapere dell’infinito che ci regala il mondo dell’Immagine. Per questo lo cassidismo parla di “sacra insicurezza”. Una vita solo razionale ci fa perdere la magia e ci rende incerti, e quando parlavo di futuro e presente non pensavo al “Tempo” ma solo ai desideri.

Titolo: Lezioni di vita del Piccolo Principe per disillusi

Autore: Davide Bregola

Editore: Edizioni Tlon

Condividi:
#davide bregola #lezioni di vita del piccolo principe #libro
Attualità Cultura e spettacoli Libri e fumetti

Commenti su Facebook

Nessun commento per “A lezione di vita con il Piccolo Principe. Intervista a Davide Bregola”

Scrivi una replica

Dichiaro di aver letto ed approvato l'informativa sulla privacy.

N.B. I commenti volgari o che contengano insulti verranno automaticamente cestinati ed inseriti nello spam

Articolotre TV
L'Impronta
Associazione Nazionale di Amicizia Italia - Cuba
TasteTime
Articolotre Plus - AR?
Gli Anelli di Saturno
ArticoloTre TV

Di che cosa abbiamo parlato


Copyright © A3 Editrice srl - P.Iva 10847000014 - All Rights Reserved - Developed by Articolotre - Rel 2.31 - Accedi
Articolotre.com è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Torino N.29/2011 - N° ROC 23487
Le immagini e i video utilizzati o a cui si fa riferimento in questo sito sono e rimangono dei rispettivi autori ed editori.
Note legali - Informativa privacy - Cookie