recenti

‘Spy story’: due agenti turchi prigionieri dei curdi
0

-di Monica Mistretta- "Teniamo prigionieri 20 ufficiali dello stato turco, compresi due alti ranghi del servizio di intelligence, il MIT". A parlare poco più di 24 ore fa nel corso di uno show radiofonico di 'Dengê Kurdistan' è Mustafa Karasu, membro del comitato esecutivo del Pkk, il partito curdo da decenni in lotta con la Turchia per l'indipendenza.

È l'ultimo sviluppo di una vicenda che ha tutti gli ingredienti delle migliori "spy story": un tentativo di omicidio fallito, due agenti segreti presi in trappola e nessuna prova del misfatto. Il tutto condito da qualche rivelazione sapientemente centellinata, come quella di ieri.

Non è semplice riprendere il filo degli eventi. Le fonti sulla vicenda sono quasi tutte curde: siti, radio, televisioni oscurati dal governo di Ankara. Dai quotidiani turchi non filtra alcuna notizia.

Le prime indiscrezioni emergono il 28 agosto. Diyar Xerib, un leader dell'Unione delle Comunità del Kurdistan, affiliato al Pkk, racconta a 'Rojnews', canale televisivo curdo, che la sua organizzazione ha catturato in Iraq due agenti di alto livello dei servizi segreti turchi. Spiega che sono tenuti in ostaggio anche due dei loro supervisori regionali, presi in trappola a Cizre, in territorio turco. Dichiara che la sua organizzazione per il momento non ha intenzione di rivelarne l'identità. Ed è quasi ironico quando precisa: "la Turchia dovrebbe essere contenta del fatto che non abbiamo ancora mostrato gli uomini catturati ai media. La ragione per cui il Pkk non lo ha ancora fatto è per non coinvolgere la gente di Suleymaniyah".

Il partito curdo del Pkk, espulso dalla Turchia, ha la propria base sulle montagne di Qandil, al confine tra Iraq e Iran. Ed è qui, a Dokan, a nord della città di Suleymaniah, che pare siano stati catturati i due agenti dei servizi turchi. Ma il Pkk è attivo anche in Siria: ha solidi legami con le Forze Democratiche Siriane che stanno combattendo contro l'Isis con il sostegno degli Stati Uniti.

Xerib, il curdo che ha fatto la prima rivelazione ufficiale, non è uno qualsiasi. Insieme a Cemil Bayik è considerato uno degli uomini più duri del Pkk. Come Cemil era ritenuto particolarmente vicino all'Iran. Ma adesso è passato il tempo in cui Teheran utilizzava il partito curdo per tenere sotto pressione la Turchia ogni volta che serviva.

Oggi la storia è cambiata. Ci sono almeno due ottime ragioni a unire Turchia e Iran contro i curdi e il Pkk. Il referendum per l'autonomia curda in Iraq, in programma il 25 settembre, e l'avanzamento delle Forze Democratiche Siriane curde a Raqqa e Deir El Zor. Un avanzamento che mette in crisi i piani dell'Iran sulla Siria e fa paura alla Turchia.

Il 29 agosto Cemil Bayik dichiara di essere uno degli obiettivi del fallito piano turco in cui erano coinvolti gli agenti del MIT catturati. Lo fa in un'intervista televisiva di 'Firat', canale curdo vicino al Pkk. 

Il 30 agosto l'agenzia di notizie 'Firat' pubblica ulteriori informazioni. "Entrambi gli agenti del MIT turco erano a capo della divisione dei servizi segreti attivi contro il Pkk nella regione. Entrambi lavorano alle dirette dipendenze di Hakan Fidan".

Hakan Fidan è il capo del MIT, nonché uno degli uomini più vicini al presidente turco Recep Tayyip Erdogan.

Ieri Mustafa Karasu ha fatto nuove rivelazioni alzando il numero degli ostaggi: 20 ufficiali turchi. Lo sprezzo verso Ankara è palpabile: "lo stato ed Erdogan non parlano mai di queste cose. La cattura di questi agenti del MIT è la cattura dello stato e di Erdogan. Qui il cacciatore è diventato la preda".

Per il momento non ci sono video o prove che dimostrino la realtà di questa vicenda. Ma alla fine di agosto il governo di Erdogan ha fatto varare un decreto che autorizza Ankara a fare scambi di prigionieri con potenze straniere.

La Turchia sembra muoversi nel silenzio, ma si muove. Il 23 agosto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, in visita in Iraq, ha fatto tappa a Erbil, dove ha incontrato Massoud Barzani, presidente della regione del Kurdistan iracheno. Barzani è curdo, ma ostile al Pkk e alleato della Turchia.

La questione dei due agenti del MIT deve essere stata segretamente discussa nei colloqui tra i due rappresentanti. Anche perché, mentre Cavusoglu era di ritorno in Turchia, il governo di Ankara ha deciso di espellere dal paese Behroz Galali, rappresentante del partito curdo del Puk. Il Puk, in qualche modo vicino al Pkk, seppur rivale, ha il controllo della provincia di Suleymaniyah. Proprio quella dove sono stati catturati i due agenti turchi.

Poco dopo, Saadi Ahmad Pira, veterano del Puk, rilascia un'intervista a 'Voice of America', il servizio ufficiale radiotelevisivo degli Stati Uniti. Dichiara che l'espulsione è dovuta ad un'operazione fallita. Che il governo turco non aveva avvisato il Puk. Che l'operazione aveva finito per ritorcersi contro i turchi.

A luglio, secondo il quotidiano turco 'Daily Sabah', agenti del MIT si erano incontrati a Teheran con ufficiali iraniani e russi per discutere dell'avanzamento delle milizie curde nel nord della Siria e, in particolare, sulla città di Afrin. Pare che in quell'occasione la Turchia abbia offerto a Russia e Iran di far ritirare i ribelli finanziati da Ankara in modo da lasciare strada libera a russi e iraniani. E bloccare i curdi in marcia su Afrin.

Qualche cooperazione militare tra Turchia e Iran deve essere in atto. Perché alla metà di agosto il generale Mohammad Hossein Bagheri, comandante dell'esercito iraniano, era ad Ankara per un incontro con i vertici del governo turco. Tema dello storico viaggio: la lotta al terrorismo.

Ma l'Iran è cauto per sua natura: il paese è una congerie di minoranze. E i curdi sono molto potenti in Iran. Quando il 21 agosto Erdogan ha ribadito alla stampa che il suo paese aveva discusso azioni militari congiunte con l'Iran contro i gruppi militari curdi, il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche dell'Iran si è affrettato a negare.

I problemi tra Iran e Pkk negli ultimi giorni si stanno intensificando. Il 4 settembre, stando al sito di notizie 'Kurdistan24', due corrieri curdi sono stati uccisi da guardie di confine dell'Iran. Il giorno dopo militanti del Pjak, altro partito curdo affiliato al Pkk, hanno ucciso per vendetta due soldati iraniani, ferendone altri. Le proteste curde di questi giorni stanno portando nelle strade migliaia di persone.

Ieri il curdo Mustafa Karasu, parlando dei due agenti turchi, ha lanciato un messaggio chiaro al governo di Teheran: se l'Iran starà al gioco della Turchia e attaccherà i curdi, la pagherà. Si può stare sicuri che se Teheran deciderà di dare una mano ai turchi, di sicuro non lo farà sapere a nessuno.

10/09/2017

Condividi:
#Ankara #armi ai curdi #Cemil Bayik #Diyar Xerib #Erdogan #Hakan Fidan #iran #Iraq #Mevlut Cavusoglu #MIT turco #Mohammad Hossein Bagheri #Mustafa Karasu #Pkk #teheran #turchia
Inchieste

Commenti su Facebook

Nessun commento per “‘Spy story’: due agenti turchi prigionieri dei curdi”

Scrivi una replica

Dichiaro di aver letto ed approvato l'informativa sulla privacy.

N.B. I commenti volgari o che contengano insulti verranno automaticamente cestinati ed inseriti nello spam

Gli Anelli di Saturno
Articolotre Plus - AR?
Articolotre TV
TasteTime
Associazione Nazionale di Amicizia Italia - Cuba
L'Impronta
ArticoloTre TV

Di che cosa abbiamo parlato


Copyright © A3 Editrice srl - P.Iva 10847000014 - All Rights Reserved - Developed by Articolotre - Rel 2.31 - Accedi
Articolotre.com è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Torino N.29/2011 - N° ROC 23487
Le immagini e i video utilizzati o a cui si fa riferimento in questo sito sono e rimangono dei rispettivi autori ed editori.
Note legali - Informativa privacy - Cookie