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Daphne Caruana Galizia: quando uccidere un giornalista non paga
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-R.C.- Daphne Caruana Galizia aveva 53 anni, era nata a Sliema nell’isola di Malta, dove è morta dilaniata da una bomba piazzata nella sua auto.

L’ha ritrovata il figlio Matthew, accorso dopo aver sentito l’esplosione.

Daphne era una giornalista, una di quelle con la schiea dritta, cronista d’inchiesta come ne sono rimasti pochi. Questo le aveva procurato un sacco di guai, persino un  arresto nel 2013 fino alle minacce di morte che aveva denunciato alla polizia due settimane prima di essere assassinata.

La fine di Daphne rientra in uno scenario che va ben oltre i confini della sua isola, anche se Malta si fa così, i personaggi scomodi, i concorrenti in affari, gli avversari politici si eliminano con le armi e con le bombe e lei rientrava tra questi.

Aveva avuto un ruolo essenziale nella vicenda Panama Papers, la grande manovra di evasione fiscale che vedeva coinvolti personaggi potenti, uniti da un unico obiettivo: evadere le tasse nell’Unione Europea. Daphne aveva avuto accesso a documenti riservati, li aveva studiati a fondo, effettuato riscontri e alla fine fatto ciò che un giornalista dovrebbe fare: denunciare.

Nel mirino della sua penna graffiante era finita Micelle Muscat, moglie del premier maltese Joseph, accuse roventi che avevano innescato una crisi politica-istituzionale, Daphne ipotizzava un intreccio di rapporti tangenti con il regime dittatoriale azero.

La giornalista aveva pubblicato  alcuni documenti che dimostravano  come una  società panamense riconducibile alla first lady maltese, nel 2016 avesse  ricevuto diversi bonifici, il maggiore dei quali da oltre 1 milione di dollari, da parte della Al Sahra FZCO, una offshore registrata a Dubai e appartenente a Leyla Aliyeva, figlia del dittatore dell'Azerbaigian Ilham Aliyev.

Insomma Galizia aveva rivelato, con tanto di documentazione inoppugnabile, che la moglie del premier maltese aveva ricevuto milioni di euro dal regime azero. 

Tanti erano i nemici della giornalista, a partire dal leader del partito nazionalista Adrian Delia.

Ma non solo politici, nel novero trafficanti di droga e mafiosi collusi con il sistema politico-affaristico dell’isola, gente che non va troppo per il sottile.

E tra questi c’era qualcuno disposto ad uccidere la giornalista, a posizionare un apparato esplosivo sotto la sua vettura ed azionare un telecomando a distanza, probabilmente da un cellulare e far saltare in aria l’auto con all’interno Daphne, una tecnica usata da killer professionisti..

L’isola di Malta è il crocevia del traffico internazionale di droga e Daphne Caruana Galizia l’ha raccontato, facendo anche espressamente dei nomi dei protagonisti  di questo business enorme, fra tutti quello di Antoine Azzopardi.

Il suo ultimo pezzo è stato pubblicato sul blog Running Commentary poche ore prima della morte.

Un commento, più che un articolo, a proposito del processo per corruzione contro l'ex ministro dell'Energia Schembri. «Ci sono ladri ovunque uno guardi adesso. La situazione è disperata», sono state le ultime parole scritte dalla giornalista.

17 ottobre 2017

La redazione di Articolotre si stringe al dolore dei familiari della giornalista ammazzata per aver svolto il suo lavoro, scomodo per i potenti e per la criminalità

 

 

 

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Inchieste

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