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Una tragedia chiamata Talidomide
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-R.C.- Ambrosie Parè, uno dei padri della chirurgia moderna, disse “Esistono svariate cause che danno origine ai mostri, la prima è la gloria di Dio, la seconda è la sua ira”.

Nel Medioevo attribuivano la disabilità di un bimbo all’accoppiamento della madre con il demonio, oggi quel demonio ha un nome preciso: la casa farmaceutica tedesca Grùnenthal di Stolberg, vicino ad Aquisgrana, che produsse e commercializzò il talidomide, farmaco che mutilò migliaia di bambini, nati senza braccia e senza gambe.

Farmaco spacciato,  il talidomide, anzi consigliato come tranquillante alle donne incinte, senza mai aver verificato l’effetto sui feti, effetti, come avrebbero evidenziato tardive analisi successive, catastrofici.

Il linguaggio scientifico parla di teratogenesi: creazione di mostri.

La storiaccia del Talidomide inizia ufficialmente negli anni cinquanta, il primo prodotto commerciale si chiamava Grippex, prodotto dalla Grùnenthal e somministrato in via sperimentale per il trattamento delle infezioni respiratorie.

Venne sospeso per gli scarsi risultati ottenuti.

Dopo anni di ulteriori ricerche, la Chemie Grùnenthal depositò il brevetto del Contergan, principio attivo il talidomide, miracoloso anti-nausea e tranquillante, farmaco a profilo di rischio quasi nullo, visto la scarsissima tossicità.

Venne messa in campo una campagna pubblicitaria senza precedenti, decine di autorevoli riviste scientifiche esaltavano il talidomide quale farmaco talmente sicuro da consigliarne l’uso ai bambini e alle donne in gravidanza e la scheda informativa distribuita a 250 mila medici.

Il talidomide venne così venduto in 46 paesi come farmaco da banco efficace e sicuro. Perplessità sorsero alla Food and Drug Administration Usa, diretta all’epoca dalla dottoressa Frances Kelsey, che dopo alcuni studi negò la commercializzazione del farmaco sul territorio americano; questo nonostante le pressioni della casa farmaceutica tedesca.

Superfluo sottolineare che che la Che mie Grùnenthal non analizzò tutti i possibili effetti collaterali nonostante un embriopatologo di chiara fama, Willis, avesse allertato di possibili danni all’embrione qualora il farmaco fosse stato somministrato in gravidanza.

Un primo campanello d’allarme che non arrestò la campagna marketing.

Nel 1960 vennero documentati due casi clinici di neonati con difetti congeniti agli arti e l’Australia confermò che l’assunzione del talidomide era causa di molteplici anomalie congenite., il che costrinse la Chemie Grùnenthal a modificare i bugiardini delle confezioni del farmaco, introducendo tra i possibili effetti collaterali, in caso di uso prolungato, l’insorgenza di neuropatie.

La Germania ritirò dal mercato interno il talidomide nel 1961 e le nascite con anomalie congenite diminuirono drasticamente.

In Italia gli effetti furono devastanti ma, colpevolmente, il creatore di mostri venne ritirato alla fine del 1962.

La gamma dei difetti congeniti emersi risultarono senza precedenti: focomelia, amelie, anomalie agli arti superiori e inferiori. Danni alle orecchie, agli occhi, ai genitali, agli organi interni: uno scenario devastante.

Il talidomide procurava danni all’embrione in brevissimo tempo, una compressa da cinquanta grammi  aveva la capacità di compromettere il feto nel 50% delle gravidanze: un’altissima proprietà teratogena che ha causato, ma è una stima per difetto, oltre 20mila bambini nel mondo nati con gravissime malformazioni, con un tasso di mortalità che si è aggirato intorno al 40%.

Oggi il talidomide sta conoscendo un’inaspettata rinascita, si è infatti dimostrato utile contro il cancro, la lebbra, il morbo di Chron e alcune complicanze dell’Hiv.

Il farmaco inibirebbe la risposta infiammatoria dell’organismo.

Nel trattamento del mieloma multiplo prolungherebbe la via dei malati anche di diciotto mesi.

Ovviamente il talidomide causa ancora difetti sugli embrioni in fase di sviluppo e la agenzie del farmaco americane ed europee ne raccomandano l’assunzione solo dopo un test di gravidanza.

Ma in alcuni stati, come il Brasile, dove è impiegato per trattare le complicanze della lebbra, continuano a nascere bambini malformati.

4 ottobre 2017 

 

 

 

 

 

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#Farmaco #focomelia #mostri #talidomide
Inchieste

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1 Commento per “Una tragedia chiamata Talidomide”

  1. Eli

    Fra vent’anni parleranno dei vaccini nello stesso modo.
    La verità verrà a galla, prima o poi.

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