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Turchia, il giallo delle due siriane uccise
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-di Monica Mistretta- L’omicidio delle due donne siriane risaliva alla fine di settembre. Con ogni probabilità il delitto era avvenuto nella loro abitazione a Uskudar, nei pressi di Istanbul, in Turchia. I corpi di Orouba Barakat, 60 anni, e della figlia Halla, 22, erano stati ritrovati la notte del 21 settembre. Qualcuno, secondo le dichiarazioni delle autorità turche, le aveva pugnalate a morte.

Orouba e Halla erano due attiviste molto impegnate. Appartenevano a una famiglia celebre per la sua lunga storia di dissidenza nei confronti del regime siriano degli Assad. Orouba, che viveva in esilio dagli anni 80, faceva parte della Coalizione Nazionale Siriana, uno dei maggiori gruppi di opposizione al presidente Bashar Al Assad. Halla lavorava come giornalista per televisioni e radio ostili al regime siriano.

I contorni dell’omicidio sono tutt'altro che chiari. A partire dal giorno in cui sarebbe avvenuto il delitto. Il quotidiano turco ‘Hurriyet’ ci fa sapere che, stando al racconto di un vicino di casa, l'assassino potrebbe aver agito quattro giorni prima del ritrovamento dei cadaveri. La polizia locale riferisce che i corpi delle due donne erano stati avvolti in una coperta e cosparsi con detergente in polvere per prevenirne l’odore.

Inizialmente, i quotidiani turchi avevano parlato di somiglianza con altri delitti compiuti dall'Isis nel paese. Solo i parenti delle due vittime si ostinavano a puntare il dito contro il presidente Assad. Un'ipotesi sostenuta anche dai dissidenti siriani. Anche perché, secondo il quotidiano turco Yeni Safak, Orouba aveva portato avanti alcune inchieste scottanti sulle torture nelle carceri di Assad.

A chiedere giustizia per le due donne all'indomani dell'omicidio era intervenuto il Dipartimento di Stato americano. In un comunicato ufficiale del 22 settembre faceva sapere di voler seguire da vicino le indagini delle autorità turche. Halla era nata negli Stati Uniti e aveva cittadinanza americana.

Poi, ieri, il colpo di scena.

Ahmed Barakat, parente delle due vittime, ha confessato di aver ucciso le due donne per una questione di soldi. Ahmed era stato arrestato alla fine di settembre dalla polizia turca e pare che ieri sia crollato. Orouba lo aveva aiutato a trovare lavoro in Turchia, dove era arrivato esule da poco tempo. Ma il suo aiuto non aveva dato i frutti sperati: Ahmed non aveva ricevuto lo stipendio. Per questo era andato a casa di Orouba, nel tentativo di ricevere i soldi dovuti.

Dalle indagini preliminari delle autorità investigative turche non sarebbe emerso alcun legame dell’uomo né con organizzazioni terroriste né con l’intelligence siriana.

Ma i dubbi restano. Ahmed Barakat, per essere un killer improvvisato, si è mosso fin troppo bene. Ha cosparso i corpi di detersivo e li ha avvolti in coperte non solo per eliminare gli odori, ma anche per cancellare le tracce del Dna. Tra l’altro, non si capisce perché, se è vero che Ahmed ha ucciso per soldi, dalla casa non sia stato rubato nulla. Ce lo fa sapere Maen, il fratello di Orouba, contattato telefonicamente dal 'New York Times'.

Il sito dell’opposizione siriana ‘Zaman Al Wasl’, citando fonti d’archivio dell'intelligence di Damasco, racconta che sulla testa di Orouba pendevano ben tre ordini di arresto: uno dei servizi di intelligence, l'altro dell’intelligence militare e il terzo della polizia siriana. Il sito riporta anche un messaggio vocale della sorella di Orouba, Ahaza Barakat, secondo il quale l’assassino, Ahmed Barakat, sarebbe stato reclutato dall'intelligence siriana in un sobborgo di Damasco. Di lì si sarebbe trasferito a Idlib e quindi a Istanbul per compiere l’omicidio.

Questo, tra l'altro, non è il primo delitto a colpire la famiglia Barakat. Il nipote di Orouba, Deah, era stato ucciso due anni fa dai vicini nel North Carolina. Con lui erano morte anche la moglie e la sorella.

Adesso la comunità dei giornalisti dissidenti siriani in Turchia è comprensibilmente terrorizzata.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, alle prese con il pericolo curdo in Siria e Iraq, non condivide la politica di Washington e l’appoggio militare statunitense ai curdi delle Forze Democratiche Siriane. E non è neppure allineato alla visione di Vladimir Putin sul Kurdistan iracheno. Il presidente russo avrebbe solo da perdere se dovesse decidere di schierarsi  contro il presidente curdo Massoud Barzani non solo in termini strategici ma anche economici. Gli investimenti del gigante energetico russo Rosneft nel settore petrolifero in Kurdistan sono ingenti.

Ad Erdogan, lasciato solo nella sua battaglia contro i curdi, non resta che l’appoggio dell’Iran e il dialogo con il presidente siriano Assad. L’omicidio delle due attiviste siriane potrebbe essere un'avvisaglia di questa nuova, labile alleanza di comodo.

9/10/2017

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