“Orientamenti sessuali e web”. Un corso di formazione per giornalisti


-Elisabetta Cannone - Un articolo al posto di un altro. Un genere diverso da quello che si sente essere il proprio. L’uso di aggettivi esplicito e ambiguo per alimentare un immaginario turpe o quantomeno oscuro. Gli errori di una narrazione giornalistica che tenga conto dei fatti accaduti e allo stesso tempo rispetti la vita e la sensibilità di chi ne è protagonista, spesso sono tanti in particolare quando si parla di persone lgbti. Un’impreparazione e spesso riproposizione di cliché negativi che si possono superare magari tornando se non sui banchi di scuola, partecipando a un corso di formazione. Uno di questi si svolgerà domani a Roma dal titolo “Orientamenti sessuali e web” (Centro Congressi Sapienza, via Salaria 113). Su come è nato questo corso e del perché sia importante, ne abbiamo parlato con il responsabile della formazione su tematiche Lgbti otrganizzato da Gaynet, il giornalista Francesco Lepore, esperto di Vaticano (ex sacerdote) e autore di diversi articoli pubblicati su testate nazionali a tema (da Prideonline, di cui era caporedattore) all’attuale collaborazione con il giornale storico di Franco Grillini, Gaynews in collaborazione con l'Ordine dei giornalisti del Lazio.

Come e perché è nata l’esigenza di un corso che parlasse ai giornalisti su come raccontare di fatti che hanno protagonisti persone lgbti?

Il corso di formazione è promosso da Gaynet, associazione formata perlopiù da giornalisti o operatori culturali che si occupano di tematiche lgbti e fondata nel ’98 da Franco Grillini - leader storico del movimento omosessuale italiano – che è editore della testata Gaynews per la quale scrivo. La principale finalità di Gaynet è nel campo dell’informazione, con corsi di formazione soprattutto per giornalisti pubblicisti e professionisti ed è stato lo stesso Franco Grillini, da pochissimo tempo, a chiamarmi e volermi quale responsabile dei corsi di formazione. Il perché di questo corso lo si nota costantemente leggendo quello che scrivono purtroppo molti colleghi quando affrontano tematiche lgbti. Si parte dai titoli, spesso il “puntum dolens” dove è continuo il ricorso a vecchi stereotipi trattando argomenti di cronaca si evoca un immaginario torbido. Ne sono esempi espressioni come “festini”, “ambienti gay”, e che danno una visione distorta, negativa e pregiudiziale di tutto ciò che fa riferimento alle persone lgbti. L’acme si tocca quando si affrontano tematiche inerenti alle persone transgender. In questo caso la discriminazione è doppia. Nei casi di omicidi di persone trans, come più volte io stesso ho scritto, queste persone vengono uccise doppiamente: dall’assassino materiale ma anche dai media quando presentano la vittima di transfobia in una maniera del tutto negativa o utilizzando il più delle volte il maschile, dimenticando o volendo dimenticare che le vittime di transfobia sono donne transgender. A questo si aggiungono i riferimenti al lavoro svolto: escort o prostituta tacendo il dato triste che moltissime di loro sono purtroppo costretta dalla necessità a prostituirsi e che invece moltissime altre non lo fanno, svolgendo invece professioni del tutto ordinarie. Un caso esemplare è quello accaduto a Prato: una donna transessuale, Monica, chiedeva la rettifica dei dati anagrafici, che nel nostro Paese è permessa soltanto a chi si è sottoposto a intervento chirurgico di riattribuzione del sesso, ricorrendo alla via giurisprudenziale. L’istanza è stata respinta dal tribunale di Prato, ma quando un componente nel collegio giudicante le ha chiesto che lavoro facesse alla risposta “disoccupata” il commento è stato “quindi lei si prostituisce”.

È giusto che in un articolo si faccia riferimento all’orientamento sessuale delle persone lgbiti?

Credo che si debba parlare di orientamento sessuale o identità di genere nei casi in cui le persone lgbti sono oggetto di discriminazione legata al loro orientamento sessuale del genere.

Puoi fare un esempio di notizia scritta in modo sbagliato?

Questa estate si è verificato un efferato caso di cronaca: il massacro di Vincenzo Ruggiero, un giovane originario di Prete in provincia di Napoli, scomparso nel mese di luglio e del quale proprio la testata Gaynews ha dato per prima la notizia Il suo corpo è stato ritrovato sezionato e sciolto dell’acido. Tutti i grandi quotidiani, dal Corriere della Sera alle agenzie di stampa, in particolare Il Mattino che è il quotidiano di riferimento per la Campania e per Napoli, hanno sempre titolato “omicidio gay”, “delitto gay”, “l’omicidio di un gay”. Dimenticando che quel giovane aveva un nome  e cognome, lì dove sarebbe stato più corretto dire “l’omicidio dell’attivista gay Vincenzo Ruggiero”. Perché è vero che era stato vittima di violenza per il suo orientamento sessuale ma non si può non ricordare che è, era, una persona.

Provocazione: ma questa ricerca del genere giusto, tutta questa attenzione non è eccessiva, capziosa?

Non si tratta di una questione superflua, ma di rispetto soprattutto per il lettore. Noi giornalisti abbiamo un compito molto importante: informare lettori e lettrici. In questo caso il rispetto passa attraverso la parola e le parole  sono come pietre: “verba sicut lapide”, per dirla come gli antichi romani. Non c’è soltanto una violenza perpetrata a livello fisico, ce n’è una anche più profonda quella verbale che incide nell’animo e che può provocare danni maggiori. Anche il giornalista, magari in maniera inconsapevole, può agire con enorme violenza verbale, addirittura contro una intera collettività. Quando si parla di un trans non si sta soltanto offendendo la persona di cui si parla, ma in generale di tutte le persone trans, perché c’è la volontà di non riconoscere una identità di genere che, come sappiamo, è differente dal sesso biologico.

A proposito di violenza contro le persone lgbti, che fine ha fatto la legge contro l’omotransfobia e cosa stanno facendo invece le Regioni?

In Parlamento c’è una forte reazione contro il Ddl Scalfarotto sulle misure di contrasto contro le discriminazioni contro le identità di genere. Si tratta di provenienti da ambienti religiosi, confessionali in particolare cattolici perché si ha paura che con la norma si possano colpire insegnamenti, oratorie, magari fatti da un altare, contro le persone lgbti. C’è da dire che l’attuale DDL, dopo l’emendamento Gitt,i è preferibile che rimanga parcheggiato e invece ne venga presentato un nuovo. D’altra parte, essendo a fine legislatura, è assolutamente impensabile una ripresa della discussione parlamentare. Ritengo invece molto opportuna le iniziative delle Regioni che potrebbero essere da input per una ripresentazione di un nuovo ddl. Diverse Regioni si sono dotate di legge regionale contro le discriminazioni contro gli orientamenti sessuali e le identità di genere, ad esempio la Liguria, le e Marche, la Sicilia anche se qui senza il decreto attuativo la legge è destinata a non poter essere applicata. Abbiamo poi il caso sette Piemonte, una esperienza a sé, in quanto la legge regionale rientra in un ambito più ampio contro le discriminazioni in generale. Altre regioni hanno avviato l’iter, come Puglia, l’Emilia-Romagna, la Provincia autonoma di Trento (anche se è rimasta completamente arenata), Veneto, Campania e Abruzzo. Sono leggi che ovviamente non hanno un carattere penale, che complete solo alla legge nazionale. Tuttavia sono strumenti molto importanti che permettono di mettere in atto politiche sociali di contrasto effettivo sul mondo lavoro, scolastico. Ci sono leggi locali poi che permettono alla Regione di costituirsi parte civile nei casi in cui le persone lgbti abbiano subito discriminazioni. Ovviamente una legge contro l’omotransfobia è importante, ma non dimentichiamo che le pene, per quanto comminate ed erogate, non sono mai un deterrente totale. La prima lotta contro il pregiudizio omotransfobico deve essere condotta in ambito familiare, soprattutto scolastico perché attraverso la formazione in famiglia e a scuola è possibile estirparlo alla radice

Il corso verrà replicato?

Sì. Questa è una proposta su cui anche Francio Grillini è d’accordo. L’idea è quella di presentare la proposta al neo presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna che conosciamo e sappiamo essere sensibile a queste tematiche. Lo riproporremo con il supporto degli Ordini regionali, invitando i giornalisti della regione, attenti a queste tematiche, così come gli esperti o i componenti di associazioni, come in questo corso, che operano nel territorio perché c’è maggiore conoscenza dell’effettiva difficoltà su queste tematiche a livello locale.

22 novembre 2017

Condividi:
#franco grillini #Gaynews #genere #Lgbti #omosessuali #omotransfobia #trans

COMMENTI

Commenti su Facebook

Nessun commento per ““Orientamenti sessuali e web”. Un corso di formazione per giornalisti”

Scrivi una replica

Dichiaro di aver letto ed approvato l'informativa sulla privacy.

N.B. I commenti volgari o che contengano insulti verranno automaticamente cestinati ed inseriti nello spam

PUBBLICITÀ

CORRELATI


Copyright © A3 Editrice srl - P.Iva 10847000014 - All Rights Reserved - Developed by Articolotre - Rel 2.31 - Accedi
Articolotre.com è una testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Torino N.29/2011 - N° ROC 23487
Le immagini e i video utilizzati o a cui si fa riferimento in questo sito sono e rimangono dei rispettivi autori ed editori.
Note legali - Informativa privacy - Cookie