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Afghanistan: la fallimentare guerra all’oppio
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L'Afghanistan, con l'80% della produzione mondiale, si conferma così di gran lunga il principale fornitore di questa pianta, da cui si estrae la materia prima per la produzione di eroina


-M.F.-
In Afghanistan il raccolto di oppio vedrà un nuovo incremento nel 2014, a dirlo l'annuale rapporto delle Nazioni Unite, mentre la missione internazionale è alle battute conclusive e le truppe stanno per andarsene definitivamente dal Paese.

Le coltivazioni di oppio hanno raggiunto i 224.000 ettari quest'anno, secondo l'Unodc, l'agenzia delle Nazioni Unite per le Droghe e il Crimine. 
Rispetto al 2013, l'aumento delle superfici coltivate è del 7% e si trovano soprattutto nel sud del Paese, come nelle province di Helmand e  Kandahar, dov'era dispiegato il grosso delle truppe statunitensi e britanniche tra il 2010 e l'ottobre del 2014, ma anche nel sud-est dell’Afghanistan e in province, come Nangarhar, che erano considerate libere da questa produzione. 

Inoltre, l'indagine documenta come la sradicamento delle piantagioni di papaveri sia diminuito del 63%.

Secondo il rapporto, la produzione di oppio è stimata in 6.400 tonnellate nel 2014, il 17% in più rispetto al 2013, ma ancora inferiore alle 7.400 tonnellate prodotte nel 2007, il livello più alto mai raggiunto da dopo la caduta del regime dei talebani. Proprio i talebani, infatti, quando salirono al potere, vietarono la coltizione del papavero da oppio, e alcune fonti, indicano, che la produzione diminuì da 4.000 tonnellate nel 2000 a 80 mila tonnellate nel 2001. Dopo che nel 2002 persero il potere, la produzione è di nuovo aumentata esponenzialmente.

Un giro d’affari che in Afghanistan nel 2013 si è attestato attorno ai tre miliardi di dollari, contro i due miliardi raggiunti nel 2012. L'Afghanistan produce, attualmente, oltre l'80% dell'oppio mondiale.
Il traffico di droga rappresenta per il Paese il 20% del Prodotto interno lordo; secondo quanto detto da Jean-Luc Lemahieu, dell'Unodc, il settore dà lavoro, indirettamente, a più di 410mila persone.

Il rapporto sottolinea anche l'aumento di consumatori all'interno del Paese, dove un milione e cinquecentomila persone abusano di droghe, in un Paese che contra 30 milioni di persone.

Numeri questi che dimostrano il totale fallimento della campagna miliardaria messa in campo dagli Stati Uniti per combattere la cultura della coltivazione di oppio in Afghanistan. 
Fallimento anche perché le missioni furono concentrate a Kabul e nell'area orientale del Paese, lontane dai luoghi dove si trovano le principali piantagioni.

Questa notizia creerà probabilmente ulteriore imbarazzo tra i donatori internazionali, che nel corso degli anni hanno versato milioni di dollari per finanziare lo sradicamento delle coltivazioni di oppio.

In ottobre, l'organismo di controllo del governo americano per la ricostruzione afghana, ha fatto sapere che in più di 13 anni, nel tentativo di sradicare la pianta dell'oppio, sono stati spesi 7,6 miliardi di dollari. E nonostante gli sforzi, si prevede un ulteriore aumento della coltivazione.

Il timore più grande è che la situazione peggiori con il ritiro delle truppe Nato dal Paese e che l'Afghanistan diventi un "narco-stato".

La coltivazione di papavero ha un legame diretto col terrorismo visto che i contadini spesso devono pagare una tassa ai terroristi che poi usano quel denaro per finanziarsi.

12 novembre 2017

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1 Commento per “Afghanistan: la fallimentare guerra all’oppio”

  1. carolus

    Quindi, oltre che importare islamici, importeremo sempre più veleno con cui gli stessi islamici ci fanno guerra.
    L’assurdo di tutta la faccenda, è che da decenni esistono i diserbanti che in occidente sono distribuiti con gli aerei. Se veramente si volesse , basterebbe usare i diserbanti e tanto peggio per i delinquenti che coltivano i papaveri da oppio !

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