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Esclusivo. Franco Di Carlo: “Riina, è morto l’uomo che ha contribuito a distruggere Cosa Nostra”
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“Totò Riina è la persona che ha facilitato il compito della giustizia nella lotta a Cosa Nostra. Ha distrutto Cosa Nostra di un tempo, facendola diventare un ricettacolo di delinquenti di piccolo cabotaggio, comunque da non sottovalutare. Potrebbero sempre nascere un nuovo Michele Cavataio o un nuovo Totò Riina”.

-R.C.- il boss è morto.

Totò Riina se ne è andato portando con sé i segreti sui più torbidi misteri della storia del crimine organizzato, sulle sue collusioni e inconfessabili patti con le istituzioni.

Articolotre ha raggiunto telefonicamente l’uomo che meglio di tutti ha conosciuto il boss mafioso, avendi vissuto al suo fianco per anni.

Franco Di Carlo, editorialista e  opinionista  di questa testata.

Riina è morto, cosa prova, quali sensazioni ha in proposito Franco Di Carlo?

“Posso solamente dire che come cattolico, la sua scomparsa, come sarebbe per chiunque altro, umanamente mi dispiace”.

Un suo ricordo particolare.

“Ho mille ricordi, alcuni belli altri meno piacevoli. Posso ricordare l’uomo nato povero che aveva l’ossessione di non finire in carcere se non da ricco. Questa una delle ragioni per cui alla fine degli anno 60, inizio 70, ebbe inizio la stagione dei sequestri di persona in Sicilia”.

Diversi media riportano che Riina fu il mandante di almeno 150 omicidi, secondo lei risponde al vero?

“In quanto tempo? In  un anno? Ma di questo non vorrei parlare perché ho intenzione di scrivere presto la storia dei corleonesi e la biografia di Totuccio. A cominciare dalla metà

 anni 50 sino ai giorni nostri”.

Lei più e più volte ha chiesto un confronto in aula con Totò Riina: appello rimasto inascoltato.

“Non hanno permesso che questo confronto si facesse. MI pare che proprio questa testata abbia pubblicato una mia lettera aperta a Totuccio. Mi spiace che non abbia seguito il mio consiglio: era suo dovere chiarire le cose sulle stragi di mafia, prima di andarsene. Adesso è troppo tardi”.

Ma come un viddano, (contadino ndr) culturalmente inadeguato, in che modo è potuto diventare il capo dei capi di un’organizzazione che al suo interno annoverava personaggi di ben altro spessore?

E’ molto lungo da spiegare, è una domanda che mi sento porre da ventuno anni a questa parte, sia da magistrati che da giornalisti amici.“Posso solo affermare che io, purtroppo, sono uno degli artefici della sua scalata al potere assoluto in Cosa Nostra. Naturalmente mai avrei immaginato che si rivelasse quel dittatore che ha dichiarato guerra allo Stato. Ma un giorno farò chiarezza anche su questo aspetto”.

Diversi media riportano anche di una prossima riunione della Cupola o commissione che dir si voglia per consegnare il bastone dei comando a Matteo Messina Denaro, Ritiene verosimile questa ipotesi?

“Fantasie, direttore, fantasie giornalistiche e niente di più”

Un’ultima domanda, signor Di Carlo, il suo ricordo di Riina nella quotidianità.

“Ho mille ricordi, come già detto. Tra i quali il Riina padre di famiglia, insieme ai tre figli che ho conosciuto sin da bambini. . Un padre, per quanto possa essere difficile immaginarlo tale, affettuoso, tenero, con il piccolo Salvuccio in braccio e Giovanni che gli gattonava tra le gambe”.

17 novembre 2017

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#boss #cosa nostra #franco di carlo #totò riina
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