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Gaza, tutte le tensioni passano per Rafah
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-di Monica Mistretta- Oggi Hamas ha ceduto a Fatah il controllo dei tre valichi di confine della Striscia di Gaza: Rafah, Kerem Shalom ed Erez. Dopo dieci anni i passaggi tra l’enclave palestinese, l’Egitto e Israele tornano sotto la gestione dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) che fa capo al presidente Abu Mazen.  Gli uomini di Hamas hanno lasciato i valichi questa mattina, togliendo i posti di blocco. L’organizzazione islamica palestinese rinuncerà a raccogliere le tasse imposte sui passaggi di uomini e merci.

È il primo importante atto della riconciliazione che Hamas e Fatah hanno siglato al Cairo il 12 ottobre. Il prossimo è fissato il 1 dicembre, quando l’Anp riprenderà il controllo civile della Striscia. Quanto al braccio armato di Hamas, le Brigate Al Qassam, e ai suoi 25.000 combattenti, è tutto un altro discorso: per ora non li tocca nessuno. Abu Mazen vorrebbe il controllo delle forze di sicurezza della Striscia, ma il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar ha rifiutato ogni possibilità di disarmo.

Il cambio di guardia ai tre valichi, in particolare a quello di Rafah, è storico, ma il passaggio non è  stato indolore. Nei giorni che sono seguiti alla firma dell’accordo di riconciliazione tra Hamas e Fatah si è verificata una serie di incidenti che hanno portato la tensione ai massimi livelli.

È venerdì 27 ottobre, giorno di preghiera per i musulmani.  La macchina su cui sta viaggiando Tawfiq Abu Naim viene colpita da un'esplosione a Nuseirat, nella Striscia di Gaza. Abu Naim, capo delle forze di sicurezza di Hamas, nonché responsabile dei valichi, si salva riportando ferite lievi.

All'indomani dell’attentato qualcuno pensa di accusare Israele, ma la maggioranza dei quotidiani palestinesi ed egiziani punta il dito contro la rete dei salafiti di Gaza connessi ai traffici dell’Isis in Sinai. Abu Naim negli ultimi mesi aveva dato una stretta ai passaggi di armi e uomini tra la Striscia e il Sinai. Un impegno che il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi aveva preteso in cambio dell'allentamento dell'embrago su Gaza e del rifornimento di carburante nella Striscia. Non per niente gli ufficiali dell'intelligence egiziana sono stati tra i primi a esprimere solidarietà ad Abu Naim ricoverato in ospedale a Gaza.

Il presidente egiziano Al Sisi sa che per sconfiggere i miliziani islamisti in Sinai ha bisogno di controllare il valico di Rafah. E Hamas ha risposto positivamente alle sue richieste. Anche se in Sinai la situazione continua a essere tesa. Ieri quattro civili sono rimasti vittime di un attacco di mortaio ad Al Arish, sulla costa egiziana nei pressi di Rafah. Alla metà di ottobre alcuni missili erano stati lanciati dal Sinai nel sud di Israele.

Da quando, dopo la caduta del leader libico Muammar Gheddafi, si è aperto l’enorme arsenale delle armi libiche, le milizie del Sinai hanno fatto affari d’oro. Ai quali ha partecipato anche Hamas. Queste armi hanno alimentato tutte le fazioni della guerra civile siriana. Ma adesso che la mattanza volge al termine, soldi e armi non corrono più come una volta.

C’è il sospetto che a rendere possibile la riconciliazione palestinese non siano state solo la mediazione dell’Egitto di Al Sisi e le pressioni economiche del presidente palestinese Abu Mazen, che ha tagliato salari ed elettricità nella Striscia. Ma anche la fine della guerra civile siriana e dell’enorme flusso di denaro che la vendita di armi ha generato.

Non è un segreto che sulla guerra siriana abbiano lucrato tutti. Perfino l’Egitto, in qualche modo, deve aver preso la sua parte. Al Sisi alla fine del 2016 non aveva fatto mistero di aver inviato alcuni consiglieri militari ad Assad. Ma l’episodio ha di recente assunto un’altra luce quando è emerso che un carico di armi nord coreane sequestrato alla fine del 2016 al largo delle coste egiziane era destinato proprio all’Egitto. Sono venute alla luce anche alcune società di facciata egiziane con base a Port Said che in realtà appartenevano alla Corea del Nord. Tra queste c’era la North Korean Ocean Maritime Management Company, accusata di aver spedito due carichi di armi chimiche alla Siria del presidente Bashar al Assad. Se i miliziani in Sinai armavano i ribelli siriani,  probabilmente l’Egitto dava più di una mano ad Assad.

Hamas ha fatto la sua parte al fianco dei ribelli. Poi, in questi ultimi mesi, mentre cercava l'accordo con l’Egitto, ha deciso per la svolta. E adesso cerca perfino la riconciliazione con il presidente siriano Assad. Con l’Iran pare sia già avvenuta. Alla fine di ottobre Saleh Al Arouri, vice del leader a Gaza Yahya Sinwar, è stato in visita a Teheran dove ha annunciato la ripresa dei rapporti con il governo iraniano. In Egitto, nessuno si è lamentato.

Ma ecco che arriva l’ultimo episodio di tensione di questa difficile riconciliazione palestinese, ostaggio delle dinamiche regionali. Lunedì l’esercito israeliano ha fatto esplodere un tunnel che da Khan Yunis, nel sud della Striscia, portava in Israele. Nell'esplosione sono morti otto miliziani. Molti di loro appartenevano alla Jihad Islamica, la fazione palestinese che riceve finanziamenti e armi da Teheran.

Su questo passaggio del valico di Rafah tutti vogliono avere voce in capitolo. Chi controlla Rafah, ha un peso in Medio Oriente. I nuovi accordi sul valico palestinese prevedono che l’Anp si impegni a prevenire il passaggio di armi ed esplosivi tra il Sinai e la Striscia. Anche se la guerra civile siriana volge al termine, sarà una delle clausole più complesse cui tenere fede.

1/11/2017

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