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Nino Di Matteo: il pericolo mortale arriva dall’alto
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-R.C.- Da una parte la conferma su un progetto di attentato “certamente operativo per gli uomini di Cosa nostra”.

“Cosa Nostra non ha rinunciato al progetto di un’azione eclatante” ha dichiarato Nino Di Matteo commentando la morte di Salvatore Riina. L’azione eclatante non è altro che un attentato dinamitardo nei suoi confronti.

Del resto il Gip di Caltanissetta scrive  “deve ritenersi provata l’esistenza di un progetto criminoso teso all’eliminazione del dr. Di Matteo, magistrato da sempre impegnato sul fronte antimafia, da ultimo protagonista delle indagini sulla cosiddetta trattativa fra Stato e mafia ai tempi delle vicende stragiste dei primi anni Novanta".

Sono state giudicate attendibili le dichiarazione del collaboratore di giustizia Vito Galatolo, il quale ha raccontato che sin dalla fine del 2012, Matteo Messina Denaro aveva inviato una lettera letta in un summit mafioso nella quale richiedeva l’eliminazione del magistrato, spiegandone i motivi “Si è spinto troppo oltre”.

Vertice cui avevano partecipato i capi mandamento di San Lorenzo e di Porta nuova.

LO stesso Riina, in compagnia del suo compare d’ora d’aria, Alberto Lorusso confermava tutto, manifestando un astio profondo nei confronti del magistrato “Deve fare la fine di Falcone. Deve fare la fine del tonno”.

Frasi interpretate dai capimafia come un placet da parte del vecchio boss.

Galatolo ha anche confermato la presenza di duecento chili di tritolo arrivati a Palermo dalla Calabria e mai individuato: un progetto difficile da porre in essere e che forse non ha superato, per questo motivo, la fase preparatoria.

Ma l’idea di uccidere Nino Di Matteo non è stata certamente abbandonata dagli uomini di Cosa Nostra.; tante le opzioni, dall’uso di un lanciamissili all’esplosivo al plastico.

Ma la difficoltà sta nel raggiungere il magistrato più blindato d’Italia.

 Infatti da ambienti giudiziari emerge una forte preoccupazione: la morte può arrivare anche dall’alto, nella forma di un velivolo senza pilota, i cosiddetti droni.

E’ trapelata la notizia che Cosa Nostra avrebbe incaricato esperti per modificare alcuni droni al fine di far sì che siano in grado di trasportare pesi superiori, fino a tre chili di esplosivo, quantità ritenuta sufficiente per la riuscita dell’attentato.

A venticinque anni di distanza dal biennio stragista i mafiosi hanno cambiato faccia, ma la loro insofferenza, il loro malessere sono sempre gli stessi: ergastoli ostativi, carcere duro, fiato sul collo di inquirenti e forze dell’ordine.

E una sola certezza: l’ordine di uccidere Di Matteo resta operativo.

24 novembre 2017

 

 

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#attentato #cosa nostra #drone #nino di matteo #tritolo
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