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Caro Filippo Facci: i “parenti imbarazzanti” delle vittime di mafia meritano rispetto

Caro Filippo Facci: i “parenti imbarazzanti” delle vittime di mafia meritano rispetto

-R.C.- A volte la capziosità obnubila il cervello delle penne più raffinate, figuriamoci quello di altri.

Una quantomeno delirante filippica di Filippo Facci contro Antonio Ingroia non meriterebbe altro che  oblio, ma il  commento è doveroso.

Il giornalista sulle pagine di Libero attacca l’ex magistrato irridendolo per i suoi trascorsi antimafia e politici.

E fin qui ci può stare, Ingroia ha capacità e competenze per difendersi da sé.

Ma Facci va ben oltre attaccando chi da certe tragedie non si è ancora rialzato: i familiari delle vittime di mafia.

Il cronista le definisce “antimafia piagnens, parenti imbarazzanti riuniti in cortei luttuosi, accomunati da urla, pianti e pugni battuti sul petto”.

Da non credere, si rimane basiti nel leggere tanta cinica aberrazione, si può provare solo sgomento, parliamo di sette-ottocento morti ammazzati dalle mafie negli ultimi anni, compresi donne e bambini del tutto estranei a questa sporca guerra.

Parliamo di migliaia di familiari devastati da questo orrore, la maggior parte dei quali ancora in attesa di giustizia e verità, egregio Facci.

Non so se gli Alfano, i D’Agostino, Angela Manca, la mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo leggeranno quello che è difficile definire articolo, spero ardentemente di no:  le loro ferite, mai rimarginate, riprenderebbero a sanguinare, e non lo meritano, mi creda Facci, non lo meritano.

4 dicembre 2017

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COMMENTS

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    D 6 mesi

    Va bè, evitando di commentare il triste facci, triste parabola del triste giornalismo italiano, fatto esclusivamente di sicari di multinazionali con l’unico scopo di orientare la politica e di stalkizzare la magistratura che li indaga, bisogna invece dire che è molto consolante che ci sia ancora qualcuno che piange.
    Il problema semmai sono i parenti quelli sì imbarazzanti di vittime di mafia, che scendono a patti con certe paramassonerie mafiose, e parlano e scrivono e lavorano di conseguenza, magari sulle orme di chi ha ammazzato loro un genitore.