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Piero Grasso: un premier per la speranza, un premier per ripartire
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 -G.C.-Curiosamente, a parlarne sono più i media di destra che quelli di sinistra, cercando in tutti i modi di affossare l'ipotesi.

La candidatura del presidente del Senato a premier, infatti, pare spaventare una buona parte della politica più conservatrice, mentre i "dem", se tremano, cercano di non darlo troppo a vedere, limitandosi a paventare un ritorno di Baffo D'Alema, di cui Grasso sarebbe, a loro dire, solo un burattino, un fantoccio.

Piero Grasso torna così in lizza, con il suo Liberi e Uguali, la "cosa rossa più a sinistra del Pd", la definiscono dalle schiere del centrodestra. Dalle stesse file in cui si ricorda come, già nel 2016, gli Stati Uniti avessero bocciato l'idea dell'ex magistrato a Palazzo Chigi: non male, come monito, da parte di chi ha piazzato il tycoon Trump alla Casa Bianca.

Ma perché, quindi, Grasso -che punta a superare, con il suo nuovo movimento, il 10%- fa così paura?

Forse perché non è la prima volta che il suo nome torna a essere affiancato a quello di Palazzo Chigi. Forse perché il Pd di Renzi, checché ne si possa dire, è sempre più affossato da quelle larghe intese che lo hanno condotto tra le braccia del centrodestra, e gli elettori di sinistra, orfani, cercano ancora un rifugio dal tradimento subito.

E sono veramente tanti. 

Forse perché all'Italia servirebbe davvero, un premier come Pietro Grasso, che aveva avuto il coraggio di sfidare lo stesso Renzi, e più volte. Tanto che, dopo l'abbandono di Napolitano al Quirinale, qualcuno sussurrò il nome di Grasso come Capo di Stato, ma gli venne preferito un più democristiano Mattarella.

Ai tempi parve quasi un contentino alla società civile: anche con lui, si sarebbe potuto dire di aver voluto dare un segnale contro la mafia (il fratello, Piersanti, venne ucciso da Cosa Nostra), ma l'attuale Presidente della Repubblica faceva meno paura, politicamente parlando.

Più mite, più restio alle polemiche, meno visibile sul palcoscenico dei partiti.

E Grasso invece?

Politico competente che ispira fiducia, sì, eppure con il vantaggio di non esserlo da lunga data: più che professionista della poltrona, nell'immaginario di tutti è ancora considerato esponente della società civile, in virtù del suo impegno come magistrato antimafia, incarico che abbandonò nel 2012, quando entrò al Senato.

Pochi mesi dopo, Bersani, eletto premier, decise di candidarlo a Presidente, di Palazzo Madama. E al discorso di insediamento, scrosciarono applausi: merito anche delle parole usate. In quell'occasione, non mancarono, infatti, citazioni delle vittime di mafia. 

Ed eccola, allora, forse, la paura più grande: non solo un ex magistrato premier, bensì un ex magistrato antimafia. Con probabilmente più carisma e meno avventatezza di Ingroia, che pure ci aveva provato.

Qualcuno che, pur con scivoloni di classe e stile, nella sua vita ha sempre combattuto contro la criminalità organizzata e la corruzione. Qualcuno contro l'idea della mafia infiltrata nei palazzi di potere. Qualcuno che quantomeno parlerebbe di legalità, tematica ormai da anni dimenticata dalla politica nostrana.

Qualcuno che anche se non riuscisse a rivoluzionare totalmente la politica nostrana, quantomeno offrirebbe un segnale di speranza.

E che agli italiani, sempre più disillusi e delusi, anche da quei pentastellati che dietro al grido di "onestà" hanno celato la loro incompetenza, ormai alla luce, servirebbe.

E non poco. Giusto per ripartire.

5 dicembre 2017 

5 dicembre

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#liberi e uguali #piero grasso #premier #speranza
Cronaca Politica Politica nazionale

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