Stato-mafia. Nino Di Matteo: “Trattativa patacca? Si rassegnino certi commentatori”

Stato-mafia. Nino Di Matteo: “Trattativa patacca? Si rassegnino certi commentatori”

R.C.- Il processo più controverso degli ultimi anni è alle battute finali.

Siamo alle requisitorie dell’accusa. Il pm Tartaglia ha dichiarato “Contatto stabilito dopo gli incendi alla Standa di Catania”, nella ricostruzione della ricerca da parte di Cosa Nostra di un nuovo referente politico dopo l’omicidio di Salvo Lima.

E fu “dell’Utri l’opzione politica individuata da Totò Riina e il nome dell’ex senatore di Forza Italia torna in primo piano nel processo.

Secondo Tartaglia i boss puntarono all’intimidazione con gli attentati alla Standa di Catania , per poi raggiungere un patto dopo l’incontro tra Marcello Dell’Utri e il capomafia Nitto Santapaola.

E la conferma di questo arriva dallo stesso Riina, intercettato in carcere “Lo cercavano… dategli fuoco alla Standa accussì lo metto sotto. Mandò a chiddu, ‘u palermitano, ‘u senatore, quello che poi finì in galera”.

Nella requisitoria arrivano le parole del boss Giuseppe Graviano, intercettate in carcere nei mesi scorsi: “Nel 1992 voleva scendere, ma era disturbato dai vecchi… Ci vulissi una bella cosa”.

Per la procura, rappresentata da Tartaglia, Di Matteo, Del Bene e dall’aggiunto Teresi, un chiaro riferimento a Berlusconi. In un quadro che nel 1993 era in continua evoluzione: “Cosa nostra puntò inizialmente sul movimento autonomista Sicilia Libera, poi – dice il pm Tartaglia – quelle stesse persone passarono in Forza Italia”.

Quindi la requisitoria, forse quella più attesa, di Nino Di Matteo “Ci fu una trattativa politica – dice il pm Nino Di Matteo – tra i vertici del Ros dei carabinieri e i vertici di Cosa nostra.

La requisitoria affronta adesso il capitolo riguardante l’allora colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno, che dopo la strage di Capaci avviarono un dialogo segreto con l’ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino.

Per il pm ci fu una “diffusa omertà istituzionale che ancora oggi ha caratterizzato la ricostruzione di quelle vicende”, e loda “l’intransigenza, il coraggio” di una persona, l’allora ministro dell’Interno Vincenzo Scotti, che nel marzo del 92, dopo l’omicidio Lima, denunciò l’allarme attentati da parte dell’ala stragista di Cosa Nostra.

 Ministro intransigente che venne prontamente sostituito da Nicola Mancino.

Quindi il capitolo Ros.

Per la procura il generale Antonio Subranni intratteneva rapporti cordiali con Vito Ciancimino e Di Matteo cita alcuni biglietti rinvenuti al momento dell’arresto del sindaco della mafia “Biglietti di saluti e auguri inviati da Subranni all’ex sindaco, nel 1978. Eppure, in aula, l’allora comandante del Reparto Operativo di Palermo Subranni ha negato di avere mai avuto rapporti con Ciancimino. Ancora i biglietti non erano emersi, ha mentito”

“Prima ancora dei pentiti e di Massimo Ciancimino, altri hanno parlato di trattativa”, afferma sorprendentemente Nino Di Matteo  “Sono stati proprio gli imputati Mori e Donno a lasciarsi sfuggire la parola trattativa durante la loro deposizione al processo per la strage di Firenze. Era il 1998, ancora nessuno aveva parlato di trattativa” e il pm chiosa “Altro che presunta trattativa – chiosa il pm – altro che pseudo trattativa, altro che patacca trattativa, altro che processo nato dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino. Furono Mori e De Donno ad utilizzare l’espressione trattativa dopo che era emersa la notizia delle dichiarazioni del pentito Brusca, che nel 1996 aveva parlato del papello di Riina”, quasi togliendosi qualche sassolino dalle scarpe, dopo mesi, anni di attacchi da parte di politici, media e una certa antimafia.

Una trattativa impostata sul do ut des, stando alle motivazioni dei giudici del processo di Firenze, impostata da uomini delle Istituzioni per attuare patti indicibili al fine di far cessare le stragi.

Uomini che individuarono in Vito Ciancimino la persona più adatta per far arrivare il messaggio ai vertici di Cosa Nostra.

E l’affondo finale di Nino Di Matteo: “Si rassegnino certi commentatori. Una sentenza ormai definitiva dice che una trattativa si verificò”.

17 dicembre 2017

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