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E chiariamo: Andreotti non è mai stato assolto dall’associazione mafiosa

E chiariamo: Andreotti non è mai stato assolto dall’associazione mafiosa

-R.C.- E puntualmente ci risiamo.

L’ineffabile ed etimologicamente ignorante Lilli Gruber, ha presentato Giulia Buongiorno come “L’avvocato che ha fatto assolvere Giulio Andreotti”.

Niente di più falso e fuorviante.

Speravamo bastasse esercitarla, la memoria, perché non ci scippassero la Storia. Oggi tocca nuovamente smentirla. Giulio Andreotti è stato al centro della scena politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo.

Sempre presente nell’Assemblea costituente e poi nel Parlamento dal 1948; la storia umana di Giulio Andreotti si lega alla storia della politica italiana. Oggi Andreotti viene considerato l’icona di un “martirio giudiziario” con oscuri fini politici che ce lo raccontano assolto.

Nella sentenza si legge: «Quindi la sentenza impugnata, al di là delle sue affermazioni teoriche, ha ravvisato la partecipazione nel reato associativo non nei termini riduttivi di una mera disponibilità, ma in quelli più ampi e giuridicamente significativi di una concreta collaborazione». 

Se la sentenza definitiva fosse arrivata entro il 20 dicembre 2002 (termine per la prescrizione), Andreotti avrebbe potuto essere condannato in base all’articolo 416. La storia, comunque, dice che Andreotti si è seduto al tavolo della Mafia. E come, dove, con chi e “presumibilmente perché”,  è stato ampiamente raccontato nelle aule dei tribunali.

Il 2 maggio 2003 è stato giudicato e condannato dalla Corte d’Appello di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Era stato assolto in primo grado, il 23 ottobre 1999. Nell’ultimo grado di giudizio, la II sezione penale della Corte di Cassazione ha citato il concetto di “concreta collaborazione” con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980, presente nel Dispositivo di Appello. Il reato commesso non era però più perseguibile per sopravvenuta prescrizione e quindi si è dichiarato il “non luogo a procedere” nei confronti di Andreotti.

Il rispetto per un morto non va confuso con “il giudizio storico e giudiziario”. Su cui, tra l’altro, le “carte parlano chiaro”. Giancarlo Caselli, che come procuratore di Palermo portò in tribunale per associazione mafiosa Giulio Andreotti

La storia di Andreotti scagionato è una pagina non bella nella vicenda politica e giornalistica italiana”, ha spiegato Caselli. “Portammo a processo il senatore Andreotti in base a plurimi elementi di prova”, ha aggiunto difendendo l’operato dei pm palermitani, al tempo accusati di aver attaccato un politico di primo piano senza elementi sufficienti.
Elementi che secondo Caselli c’erano eccome. A partire dalle “dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, Francesco Marino Mannoia, che narrò di due incontri, di uno era stato testimone oculare, avvenuti in Sicilia tra lo stesso Andreotti e Stefano Bontate”.

Ma sappiamo che Andreotti continuerà ad essere un “martire giudiziario” in buona compagnia con i vari Dell’”Utri, Cuffaro, Matacena e compagnia cantante.

Ma questa è l’Italia, bellezza.

 

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COMMENTS

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    leone 3 mesi

    pena di morte.e tutto si risolve.

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    marios 4 mesi

    io avrei processato i giudici che hanno impiegato ” quindici lunghissimi anni “per giudicare andreotti …

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    marios 4 mesi

    io avrei processato i giudici che hanno impiegato quindici anni per processare andreotti …