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Gaza: leader di Hamas si spara alla testa, i dubbi

Gaza: leader di Hamas si spara alla testa, i dubbi

-di Monica Mistretta- Si sarebbe sparato involontariamente alla testa mentre controllava un’arma a casa sua. È questa la versione ufficiale fornita dal portavoce di Hamas a Gaza, Fawzi Barhoum. Ma sullo strano incidente che ieri ha coinvolto uno dei padri fondatori del movimento islamico palestinese, Imad Al Alami, le voci si rincorrono.

Da Gaza City Sami Abuomar, responsabile del Centro italiano di scambio culturale Vik, esprime più di una perplessità. “Qui a Gaza la gente non crede alla versione ufficiale. Un uomo di 62 anni, un leader, non si mette a pulire il suo fucile”. E se lo fa, uno con la sua esperienza non si spara addosso. Non punta alla testa.

Ma Khalil Al Hayya, vice di Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza, ha mostrato sicurezza. Ieri in una conferenza stampa all’entrata dello Shifa Hospital di Gaza, dove Al Alami è ricoverato, ha parlato di testimoni e familiari che avrebbero assistito all’’incidente.

Adesso Al Alami è in condizioni critiche. Si trova in sala rianimazione e ieri è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. “Sarà difficile che rimanga vivo, perché è in condizioni gravissime” racconta Sami ad Articolotre.

A gettare altra benzina sul fuoco è una fonte anonima a Gaza. Un uomo appartenente alle forze di sicurezza locali avrebbe rivelato al canale satellitare israeliano ‘i24News’ che l’arma con cui Al Alami si è gravemente ferito alla testa, era dotata di silenziatore. E che nel misterioso “incidente” sarebbe coinvolta più di una persona.

Fin dall’inizio le notizie da Gaza sono state discordanti. Alcuni giornali vicini ad Hamas nelle ore successive all’incidente davano Al Alami per morto. “Cause naturali” spiegavano. ‘Ynetnews’, versione online del quotidiano israeliano ‘Yedioth Ahronoth’, parlava di un cancro diagnosticato un anno fa e di tentativo di suicidio. Poi qualche media arabo ha cominciato a ventilare un tentato omicidio.

Allo Shifa Hospital in queste ore tutti i leader di Hamas hanno fatto visita ad Al Alami: Yahya Sinvar, Khalid Al Hayya, Ismail Haniyeh, il leader politico del movimento islamico.

Al Alami è un ingegnere: si è laureato ad Alessandria, in Egitto. A differenza di altri leader di Hamas non ha mai amato le conferenze stampa e i social media. Anche se nell’organizzazione ha sempre avuto un ruolo di primissimo piano. Nel 2012, nelle elezioni interne al movimento, era stato eletto vice dell’allora leader politico, Khaled Meshal. In questi anni è stato protagonista di tutti i colloqui intrapresi da Hamas: il cessate il fuoco con Israele nel 2014, i negoziati per il rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit, il dialogo con l’Egitto e i colloqui per la riconciliazione con Fatah. Nel 2016 molti pensavano che sarebbe stato lui il successore di Khaled Meshal.

Al Alami ha sempre avuto uno speciale legame con l’Iran.  Sami Abuomar ci conferma che è il primo rappresentante di Hamas a Teheran.

I contatti con Hezbollah e l’Iran Al Alami li aveva stretti probabilmente negli anni 90, quando Israele lo aveva deportato in Libano dopo due anni di prigione. A lungo ha vissuto a Teheran. Poi nel 2008 si è trasferito a Damasco, in Siria, città che ha dovuto lasciare nel 2012 nel pieno della guerra civile. I rapporti tra Hamas e il presidente siriano Bashar Al Assad si erano deteriorati. Ma Al Alami era stato l’ultimo a lasciare la capitale siriana e ha sempre mantenuto, anche nei momenti più difficili, una speciale relazione con Teheran.

Nel 2013 era stato lui a volare nella capitale iraniana per incontrare il ministro degli Esteri della Repubblica Islamica nel tentativo di riappacificare le due parti. Alla fine del 2015,  mentre Hamas si preparava a chiudere gli uffici del movimento dei Sabirin, emanazione del governo iraniano a Gaza, Al Alami aveva espresso pubblicamente il suo supporto per l’organizzazione finanziata da Teheran.

Nell’estate del 2014, nel corso della guerra contro Israele, Al Alami era stato protagonista di una vicenda controversa. Una vicenda che gli era costata l’amputazione della gamba destra. Anche in questo caso  non era mancata una controversa versione ufficiale dei fatti: Al Alami era rimasto vittima di un attacco israeliano. In seguito era emersa un’altra verità: era stato schiacciato da un ascensore nel bunker nel quale si rifugiava. Ma le voci erano discordanti.

Al Alami stava negoziando il cessate il fuoco con Israele attraverso l’intelligence egiziana. Pare che le sue prese di posizione piacessero pochissimo a Fathi Hamad, allora ministro dell’Interno a Gaza. Per questo era stato lanciato dalla finestra del suo ufficio nel corso di un alterco. Portato in Turchia per le cure, gli era stata amputata una gamba.

“Da allora ha vissuto con una protesi” ci racconta Sami da Gaza. “Per il resto, quando si parla di vicende interne ad Hamas, la verità non viene mai a galla”.

Le controversie all’interno del movimento islamico proseguono ancora oggi. Al Alami rappresenta l’uomo che ha i legami più forti con la leadership iraniana.

La scorsa settimana lo Shin Bet, l’agenzia di intelligence per gli affari interni di Israele, ha sgominato in Cisgiordania una cellula terroristica legata direttamente all’Iran. I quotidiani israeliani hanno cominciato a parlare di coinvolgimento di Teheran nel lancio di razzi da Gaza su Israele: è più di un mese che va avanti. Il tutto mentre il presidente iraniano Ali Khamenei accusava “nazioni nemiche” di ingerenze nelle proteste in corso in Iran. Una miscela esplosiva per Al Alami, il leader palestinese più vicino all’Ayatollah.

Hamas è sotto forte pressione. Il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese, Abu Mazen, chiede che rinunci al suo braccio armato. Presupposto imprescindibile per la riconciliazione con Fatah e la fine dalla crisi economica a Gaza. L’intelligence egiziana, principale sponsor di questo processo, pretende che Hamas rompa ogni legame con l’Isis in Sinai, fino a oggi uno dei suoi principali fornitori di armi. Hamas, in questo caso, deve essere già arrivata a un compromesso. Una settimana fa lo Stato Islamico in Sinai ha pubblicato un video nel quale veniva giustiziato un uomo di Hamas reo di aver trasferito armi all’organizzazione palestinese.

All’interno della leadership di Gaza le voci discordi sono tante. Su tutto: la riconciliazione con Fatah, le concessioni all’Egitto, i legami con l’Iran. Teheran, in particolare, sta diventando ingombrante: adesso si è messa a creare cellule terroristiche autonome in Cisgiordania. Basta poco perché le tensioni sbocchino nella violenza più brutale. E Al Alami non ha sette vite.

 

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