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Mafia 2.0. I corleonesi scalpitano e Messina Denaro un pò meno capo dei capi

Mafia 2.0. I corleonesi scalpitano e Messina Denaro un pò meno capo dei capi

R.C.- Morti i capi storici, la mafia 2.0 deve giocoforza affrontare una serie di problematiche sul territorio siciliano e nazionale.

Gli analisti riscontrano una serie di contesti diversi, segnalano un certo fermento tra le famiglie palermitane, quasi un affanno per la difficoltà di rimodulare gli assetti interni ed assicurare una guida stabile e riconosciuta, mentre, al contempo, emerge un’insofferenza nei confronti della leadership corleonese.

Le famiglie mafiose palermitane, in mancanza di un organismo di vertice, la Commissione regionale, hanno costituito un “organismo collegiale provvisorio” formato dai boss dei mandamenti urbani; una Cupola anomala, un organismo di raccordo che deve esprimere una linea comune di interessi.

Un ruolo apicale che vede all’interno anziani uomini d’onore, cui viene riconosciuta autorità e influenza. Tutto confermato dalle ultime operazioni di polizia, a seguito delle quali si è scoperto che i vecchi padrini, una volta scarcerati, hanno ripreso il loro posto di comando con obiettivo la riorganizzazione delle famiglie.

Ma la fase di transizione è in atto e Cosa Nostra palermitana si sta adoperando per mantenere una struttura verticistica per consolidare profitti certamente meno rilevanti che in passato. Il sistema criminale, il cui epicentro ruota attorno al traffico degli stupefacenti, vede oramai la presenza sempre più massiccia ed ingombrante di ‘Ndrangheta e Camorra.

Interessante è l’analisi del territorio agrigentino, in stretto contatto con le consorterie palermitane, trapanasi e nissene. In questo territorio si registra anche la presenza di organizzazioni stiddare, non più in conflitto con Cosa Nostra, un territorio ideale per il reclutamento di manovalanza criminale a causa del disagio sociale e dove sistematicamente si assiste al depauperamento del tessuto produttivo sano.

A Trapani non si può prescindere dal ruolo e dalla figura di Matteo Messina Denaro, emergono una sua minore aderenza sul territorio e qualche segno di insofferenza da parte delle famiglie trapanesi, pur conservando, il boss latitante, un carisma ancora rilevante. Insofferenza dovuta ai sequestri di beni da parte dell’autorità giudiziaria, che hanno contribuito a stringere il cerchio attorno a Messina Denaro.

Anche a Caltanissetta e provincia Cosa Nostra e Stidda hanno raggiunto uno stato di pacifica convivenza, mantenendo e dividendosi il controllo degli stupefacenti, dall’acquisto allo spaccio, insieme alle estorsioni che garantiscono il mantenimento delle famiglie dei detenuti.

Nel catanese, territorio storico dei Santapaola, degli Ercolano e dei Mazzei, si evidenziano interazioni tra queste famiglie, all’insegna del basso profilo e della strategia dell’insabbiamento.

Però, a differenza di altre parti della Sicilia, in questa parte orientale appare sempre più importante il ruolo delle donne, legate ai boss da vincoli di parentela e compartecipi negli interessi affaristici dei clan. La componente femminile di Cosa Nostra risulta aver assunto posizioni predominanti in seno alla consorteria criminale catanese.

Emerge pertanto chiaramente nell’isola una strategia di pax mafiosa tra i sodalizi delle varie province fatta di salde alleanze atte a reperire linfa vitale, ridimensionata dalle attività di contrasto poste in essere dalla magistratura.

Ma gli interessi di Cosa Nostra sono rivolti anche al continente. La spiccata capacità relazionale dell’organizzazione continua a porsi quale interlocutore privilegiato presso le diverse realtà economiche, riuscendo a soddisfare la richiesta di servizi illeciti, nella più ampia e consolidata strategia dell’inabissamento, che punta ai colletti bianchi, i quali hanno il compito di investire il denaro sporco al di fuori  della regione d’origine.

Le mire imprenditoriali sono rivolte soprattutto verso la Lombardia, il Veneto, Toscana e Lazio, dove risultano attività di riciclaggio e di reinvestimento di capitali illeciti.

Ma nessuna regione appare totalmente estranea alle mire espansionistiche della criminalità organizzata, a suffragare questa tesi la presenza sui vari territori di elementi in vario modo collegati alle organizzazioni mafiose, integrati soprattutto nei settori dell’edilizia e dei trasporti, funzionali alle esigenze di supporto logistico e operativo dei clan mafiosi.

Un quadro non certo rassicurante.

 

 

 

 

 

 

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