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Richiesta di archiviazione per la morte di Attilio Manca: ignorate 30mila firme

Richiesta di archiviazione per la morte di Attilio Manca: ignorate 30mila firme

-Redazione– Sei mesi. Tanto è passato da quando Antonio Ingroia, legale della famiglia Manca assieme a Fabio Repici, aveva anticipato pubblicamente la decisione del Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone.

“La procura di Roma si appresta – non lo ha ancora formalizzato – a richiedere l’archiviazione in merito alle indagini sull’omicidio di Attilio MancaLo dico fin d’ora: noi faremo opposizione contro questa richiesta di archiviazione. Non si può mettere una pietra tombale sull’indagine di Attilio Manca”.

“Sono convinto – aveva sottolineato Ingroia –, e ci sono anche le prove, che Manca è stato ucciso dall’apparato mafioso istituzionale che ha coperto la latitanza di Bernardo Provenzano prima del suo arresto! Per anni c’era chi aveva interesse a coprirne la latitanza perché Provenzano era il garante mafioso della trattativa Stato mafia. Questa è la verità! E’ possibile che non si sia trovato un ufficio giudiziario che si sia appassionato alla ricerca della verità? Neppure la procura nazionale antimafia a cui avevamo depositato un esposto… la speranza ora è rivolta a Nino Di Matteo”.

Ecco quindi che quell’anticipazione si materializza oggi in un documento firmato dai magistrati romani Michele Prestipino, Cristina Palaia, con il visto del procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che a vario titolo avevano circoscritto la morte di Attilio Manca all’interno di un disegno criminale intriso di mafia, massoneria e servizi segreti “deviati”?

Per la procura di Roma quelle dichiarazioni “conducono a piste, presunti autori e modalità del fatto del tutto contrastanti e incompatibili, sostanzialmente prive di riscontri, non consentendo allo stato di risalire agli autori del presunto omicidio di Attilio Manca”.

Le affermazioni del pentito Giuseppe Campo che aveva raccontato di essere stato incaricato personalmente di uccidere il giovane urologo, per poi essere informato che l’omicidio sarebbe stato commesso a Viterbo da altri sicari con la complicità del cugino di Attilio, Ugo Manca?

Per i magistrati mancano “riscontri esterni” per dimostrare la presenza del cugino e di altri killer a Viterbo quel giorno di 14 anni fa.

Gli inquirenti concludono laconicamente affermando che:“Non è possibile provare in alcun modo un effettivo coinvolgimento di Manca nelle cure di Provenzano, da cui far derivare la necessità di eliminarlo, e ancor più contraddittorie sono le risultanze in merito agli ipotetici autori”.

Angela Manca è’ una madre che non ha quasi più la forza per indignarsi: dolore, rabbia, e poi ancora quel senso di definitiva rassegnazione che cerca di attanagliarla. Accanto a lei Gino tace, il dolore sordo di questo anziano padre continua a consumarlo interiormente. Quel dolore che colpisce nuovamente anche Gianluca, il fratello minore di Attilio.

Per la Procura di Roma il caso può essere chiuso.

L’appello di 30.000 persone contro l’archiviazione? Ignorato! Ignorate quindi le firme di tante persone in prima linea: da don Luigi Ciotti a Salvatore Borsellino, da Letizia Battaglia a Vincenzo Agostino e ai tantissimi giornalisti ed esponenti della società civile uniti in un’unica richiesta: non archiviate questo caso.

 

 

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