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Siria, venti di guerra fredda

Siria, venti di guerra fredda

-di Monica Mistretta- Forze alleate al regime siriano hanno cominciato a concentrarsi a est del fiume Eufrate, a pochi passi dalle truppe americane e dai loro alleati. A dirlo tre giorni fa all’emittente americana Cnn sono stati tre ufficiali dell’esercito statunitense.

La notizia è di quelle che non passano inosservate. Perché è proprio in questa zona della Siria, poco distante dalla città di Deir Ezzor, che il 7 febbraio le truppe statunitensi e le Forze Democratiche Siriane (FDS), loro alleate, si sono scontrate con le milizie del presidente siriano Bashar Al Assad. Un attacco nel quale, secondo fonti della stampa di Mosca, sarebbero morte decine di russi.

Ieri è emerso l’ennesimo nome di un contractor dell’agenzia russa Wagner che avrebbe perso la vita nello scontro del 7 febbraio. Si tratterebbe di Nalivkin Alexey Leonidovich, soprannome “Ural”. Un mercenario russo di 30 anni che aveva già combattuto nel Donbass e che sarebbe caduto in una delle zone più ricche di petrolio e risorse minerarie della Siria.

Ma adesso gli equilibri a Deir Ezzor stanno cambiando. Il 6 marzo i curdi delle FDS hanno annunciato di aver preso una “dolorosa decisione” di fronte al “fallimento della comunità internazionale”. Ritirare 1.700 combattenti da Deir Ezzor per difendere la città di Afrin alla quale l’esercito turco, supportato dall’aviazione, si sta lentamente avvicinando. Con il beneplacito della Russia, che controlla lo spazio aereo della regione settentrionale siriana. Lo spostamento delle truppe curde metterebbe inevitabilmente in difficoltà l’esercito statunitense nella zona a est dell’Eufrate.

Alla metà di febbraio, poco dopo lo scontro nel quale erano morti i contractor russi, l’agenzia turca Anadolu riportava che truppe americane erano state schierate a difesa dell’impianto per l’estrazione del gas di Taybeh, a pochi passi da Deir Ezzor. L’impianto, conosciuto anche con il nome di Conoco, è il più ricco della Siria. Da settembre del 2017 è sotto il controllo dei curdi delle FDS. Era questo, con ogni probabilità, l’obiettivo dei contractor russi.

Non è difficile capire perché a Deir Ezzor, a differenza che in altri scontri, non bastasse la presenza delle milizie sciite sostenute dall’Iran. Quelle che fino ad oggi hanno costituito l’asse portante dell’esercito di Assad. Perché sull’Eufrate i contractor russi hanno preso parte ai combattimenti esponendosi in campo aperto contro gli Stati Uniti e i loro alleati?

Il 2 marzo in un’intervista al Financial Times Tareq al Jawabra, direttore del Dipartimento europeo dell’Agenzia di pianificazione di Stato della Siria, ha dichiarato qualcosa che si sapeva già. La società russa Evropolis sta ricevendo percentuali di profitto dalla vendita del petrolio estratto dai pozzi siriani sottratti all’Isis. Evropolis, legata al magnate russo Yevgeny Prigozhin, secondo il quotidiano Fontanka sarebbe proprio la società di facciata dell’agenzia di contractor Wagner in Siria.

In passato Fontanka aveva riportato che mercenari russi avevano ottenuto da società siriane contratti con i quali si assicuravano una percentuale dei proventi del petrolio. Ma con l’intervista al Financial Times per la prima volta un rappresentante del governo siriano ha confermato la notizia.

Anche l’Iran ha strappato al governo di Damasco diverse offerte: la costituzione di una compagnia di telefonia mobile, l’esplorazione e l’estrazione di fosfati nella provincia di Deir Ezzor, la costruzione di nuove università.  Per ora questi accordi sono rimasti lettera morta.

Di recente rappresentanti del governo russo avrebbero espresso preoccupazione per l’eventuale presenza dell’Iran nella futura economia siriana. “Quando si parla di contratti e ricostruzione, diventa vitale che creino beneficio a lui (Assad) e alla gente attorno a lui…. Ma questo deve rimanere tra lui e noi – senza Iran” hanno dichiarato gli esponenti del governo russo.

Altro che corridoi geopolitici e zone di influenza strategica. Nel complicato intreccio di interessi della guerra siriana, che nessuno ormai definisce più “civile”, quando si viene alla questione della ricostruzione e dei profitti, non si mandano avanti milizie ed eserciti alleati. I veri protagonisti della guerra escono allo scoperto. Russia e Stati Uniti si trovano uno di fronte all’altro.

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