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Yemen,  dopo diecimila morti si cerca la soluzione politica

Yemen, dopo diecimila morti si cerca la soluzione politica

-di Monica Mistretta- I sauditi negano, gli Houthi tergiversano. Ma i colloqui segreti in Oman tra i due principali avversari nella guerra in Yemen potrebbero essere davvero avvenuti.

Il 15 marzo l’agenzia internazionale Reuters aveva rivelato che il sultanato dell’Oman era da due mesi teatro di incontri  dietro le quinte tra rappresentanti dei ribelli Houthi, appoggiati dall’Iran, e funzionari sauditi.

A rivelare i retroscena erano stati diplomatici e funzionari yemeniti che dietro la copertura dell’anonimato avevano parlato di incontri tra il portavoce degli Houthi, Mohammed Abdul Salam, e rappresentanti sauditi.  I colloqui si sarebbero svolti senza la partecipazione di un rappresentante  del governo riconosciuto dalla comunità internazionale: quello di ʿAbd Rabbih Manṣur Hadi, attualmente in esilio in Arabia Saudita.

Ufficiali sauditi avevano immediatamente smentito l’esistenza delle trattative in Oman. Lo aveva fatto anche un leader degli Houthi in un’intervista al canale televisivo libanese Al Mayadeen. Ma un rappresentante politico degli Houthi, parlando all’agenzia di stampa cinese Xinhua, aveva confermato dietro anonimato l’esistenza di trattative in Oman.

Ad Articolotre Mohammed Al Hindi, responsabile degli Affari esteri dell’Ente per la promozione turistica dello Yemen a Sana’a, città sotto il controllo degli Houthi, ha confermato la versione ufficiale, ma ha lasciato uno spiraglio. “Gli Houthi hanno ufficialmente smentito i report sui recenti colloqui segreti. Dal mio punto di vista, però, ritengo che queste trattative, in forma non segreta, siano destinate a prendere forma in un prossimo futuro, forse in Oman o altrove. In ogni caso, le notizie recenti non sono vere”.

Quando gli chiediamo se la fine della guerra in Yemen sia ancora lontana, Al Hindi risponde così. “No, penso che la guerra imposta sullo Yemen dalla coalizione a guida saudita finirà entro pochi mesi. Sicuramente nel 2018. E la soluzione sarà politica, non militare”.

Anche se sauditi e Houthi ufficialmente negano ogni trattativa, è chiaro che adesso la diplomazia si sta muovendo. Il presidente iraniano Hassan Rouhani, incontrando domenica scorsa a Teheran il ministro degli esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi, ha espresso la speranza che la cooperazione tra Iran e Oman possa riportare la pace in Yemen.

Pochi giorni prima, il 12 marzo, il segretario della Difesa statunitense James Mattis era in Oman. Il 10 febbraio un portavoce degli Houthi aveva incontrato a Teheran il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, che aveva parlato di un “piano in quattro punti” per risolvere la crisi yemenita.

È curioso che domenica scorsa Zarif non abbia incontrato a Teheran il ministro degli Esteri dell’Oman, come previsto. Pare che un’improvvisa grave malattia lo abbia costretto a rinunciare a tutti gli incontri del weekend. Era Zarif che nell’ottobre del 2017, quando secondo le indiscrezioni si preparavano i colloqui segreti, aveva fatto tappa in Oman. Ed è lui che il 17 marzo in un’intervista alla Tv pakistana Geotelevision aveva dichiarato che il suo paese è pronto a migliorare i rapporti con l’Arabia Saudita.

Dalla scena delle trattative in questi giorni manca anche un altro grande regista della diplomazia internazionale: l’ex segretario di Stato americano Rex Tillerson, che Trump ha sostituito con Mike Pompeo il 13 marzo.

Oggi, mentre il principe saudita Mohammed bin Salman è in visita a Washington, il Senato statunitense si prepara a votare una risoluzione che potrebbe bloccare la cooperazione militare americana con l’Arabia Saudita in Yemen. Un’eventualità che il presidente americano Donald Trump sta facendo di tutto per scongiurare.

Il 15 marzo il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato che gli yemeniti bisognosi di assistenza umanitaria sono ormai più di 22 milioni. Difterite e colera continuano a fare vittime. Dall’inizio della guerra nel marzo 2015 sono morte più di diecimila persone.

“La situazione a Sana’a è calma per ora e la vita di tutti i giorni è normale” racconta Mohammed Al Hindi. “I combattimenti si sono spostati nell’area di Nihm, a nord ovest della capitale”. Ma anche se la guerra adesso dovesse volgere al termine, l’emergenza è destinata a durare. L’economia del paese è distrutta.

“Il turismo in Yemen continua in forma minore… Trasformeremo le aree distrutte dai bombardamenti della coalizione saudita in siti turistici: ricorreremo al cosiddetto ‘dark tourism’ delle zone di guerra”. È l’ultima risorsa di un paese stravolto dalla violenza.

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