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La Siria serve alle multinazionali del petrolio

La Siria serve alle multinazionali del petrolio

-Giuseppe Barcellona– C’è la guerra in Siria, una guerra fotocopia a tante altre combattute dall’occidente buono per liberare un popolo oppresso; il dittatore di turno è Assad, figlio d’arte, rampollo della famiglia omonima che dal 1970 detiene un potere messo in discussione recentemente dalla guerra civile.

Il popolo siriano come quello libico, era considerato prima dello scoppio della guerra un popolo fortunato dato che i numerosi giacimenti di petrolio e gas consentivano ad una buona fetta di popolazione di vivere in condizione di agiatezza rispetto ai vicini di casa medio-orientali e nord-africani; la Siria era un paese ben sviluppato in infrastrutture e considerato tra i più affini all’occidente tra quelli del levante.

Il fiore all’occhiello erano l’esportazione di petrolio e di gas, veicolati da una rete di oleo-gasdotti all’avanguardia che consentivano al regime siriano di registrare ottimi profitti potendo vendere la propria merce direttamente sul mar mediterraneo, in acque relativamente sicure ed a prezzi concorrenziali.

La posizione strategica era un altro vantaggio per la famiglia Assad, infatti, tutto il greggio ed il gas in transito dal medio oriente verso il mediterraneo sarebbe dovuto passare dalla Siria con notevoli vantaggi economici per il “dittatore” siriano, ma le cose sono andate diversamente.

Da quando fu spodestato Saddam Hussein non c’è stata più pace in Siria, trascinata in un conflitto che non voleva.

Diceva Leonardo Sciascia, “A futura memoria, se la memoria ha un futuro” e la gente pare abbia dimenticato come è stato attaccato il regime di Saddam Hussein, con quelle fantomatiche armi di distruzione di massa di cui a guerra finita non fu trovata nessuna traccia; la gente ha perfino dimenticato l’impeachment di Tony Blair, il primo ministro inglese che un bel mattino si alzò dicendo al proprio popolo “I am sorry”, ci siamo sbagliati.

L’ex leader laburista riconobbe gli errori dello spionaggio britannico che avevano attribuito a Saddam Hussein il possesso di armi di distruzione di massa (la ragione ufficiale per l’intervento militare del Regno Unito accanto agli Stati Uniti), gli errori nella pianificazione della guerra e la mancata comprensione di quelle che sarebbero state le conseguenze del conflitto, ovvero per l’instabilità che ha sconvolto l’Iraq e le regioni circostanti nel post guerra, per non parlare delle conseguenze indirette ovvero la miriade di attentati terroristici che ha colpito i paesi responsabili di quella guerra di “finta liberazione”.

A proposito di memoria, gli inglesi avranno dimenticato anche le parole di un loro illustre connazionale, lo scrittore George Orwell, che durante la seconda guerra mondiale così chiosava l’establishment del proprio paese: “La stampa britannica è estremamente centralizzata, ed è, per la maggior parte, in mano a uomini potenti che hanno tutti i motivi per essere disonesti, quando si tratta di questioni importanti … chiunque sfidi il conformismo corrente, si troverà zittito con un’efficacia sbalorditiva.” (George Orwell post fazione al romanzo LA FATTORIA DEGLI ANIMALI 1947 Mondadori).

Sembrano parole rivolte direttamente al primo ministro Blair ed alla propaganda militare contro Saddam che è stata il pretesto per invadere l’Iraq ed ironia del destino il vero nome di George Orwell è Eric Arthur Blair, un dettaglio di non poco conto.

Dopo la guerra del golfo il risultato fu la destabilizzazione dell’area e l’appropriazione di tante risorse petrolifere nelle mani delle multinazionali occidentali; ottenuto il petrolio necessitava compiere un altro passo, assicurarsi il passaggio diretto dal medio oriente verso il mediterraneo per bypassare il golfo persico fonte di tanti guai per l’economia del petrolio.

Innanzitutto i costi di spostamento, per trasportare l’oro nero al più vicino porto, poi i costi delle petroliere che dovevano attraversare un’area sempre più insicura a causa di azioni di pirateria legate al controllo di Al-Shabab nella zona eritrea-somala; da non sottovalutare i costi relativi ai tempi del trasporto, dato che il mercato si orienta sempre più al consumo di gas, di cui sono stati ritrovati enormi giacimenti.

Il gas è una merce deperibile, infatti viene venduto prima dell’estrazione e durante la fase del trasporto vi è una notevole dispersione, anche se recentemente le nuove tecnologie hanno sviluppato le gasiere, vecchie petroliere convertite per il trasporto di gas liquido che viene rigasificato nei porti dove il gas viene venduto; tutto questo comporta dei costi altissimi per le società del settore.

Una nuova vie doveva essere trovata e questa via si chiamava Siria; c’è una linea retta che collega Mossul col porto di Latakia, in Siria; poco meno di 800 chilometri di gasdotti ed oleodotti di ultima generazione contro un tour complicatissimo, rischioso ed oneroso che prevedeva l’attraversamento del golfo persico e di acque poco sicure.

Vista da questo punto di vista la guerra siriana acquisisce una logica, quella dell’appropriazione da parte delle multinazionali del petrolio e perfettamente inserita in un contesto logico di costante danneggiamento all’economia russa, ultimo baluardo del nazionalismo contro la globalizzazione.

Infatti, quando la Siria sarà conquistata il contraccolpo per l’economia russa sarà devastante, con un nuovo, grande concorrente che sarà in grado di praticare prezzi inarrivabili per i prodotti russi, già messi a dura prova dalle nuove pipeline caucasiche; in questo contesto va letta la strategia militare di Putin che si è posto di traverso a questo progetto dell’occidente, la Siria è vitale per Mosca.

Intanto i bombardamenti proseguono per distruggere le fantomatiche armi chimiche di Assad, parenti strette delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein; persevera anche il bombardamento dell’occidente con notizie false e tendenziose, alle quali le popolazioni oramai prive di qualsiasi spirito critico crederanno ciecamente.

 

 

 

 

 

 

 

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    Tonino 3 mesi

    in Siria, non c’ è nessuna banca centrale Rothschild.
    2 – la Siria ha vietato gli alimenti geneticamente modificati e la coltivazione e l’ importazione degli stessi.
    3 – la Siria è l’ unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.
    4 – la famiglia Assad appartiene all’ orientamento alauita di Islam tollerante.
    5 – le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.
    6 – le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale.7 – la Siria è l’ unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici.
    8 – circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.
    9 – in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l’ 1% a causa dei maltrattamenti subiti.
    10- la Siria è l’ unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.
    11- la Siria ha un’ apertura verso la società e la cultura occidentale come nessun altro paese arabo.
    12- la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.
    13- la Siria è l’ unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.
    14- Bashar Al-Assad ha un’ elevatissima approvazione popolare.
    15- la Siria ha discrete riserve di petrolio (circa 2,5 miliardi di barili), che è riservato alle imprese statali.
    16- la Siria si oppone al sionismo e all’ apartheid israeliano criminale.