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Le mafie italiane alla conquista dell’Est Europa

Le mafie italiane alla conquista dell’Est Europa

-Giuseppe Barcellona – E’ sempre più difficile monitorare i percorsi criminali delle mafie transnazionali, cioè di quelle mafie originarie di una tal nazione che mettono radici in un’altra; alle storiche mafie cinesi presenti in Italia ed a quella russa che spopola nel Regno Unito si aggiungono recentemente le mafie di altri paesi quali Bulgaria, Estonia, Lituania ed ovviamente Italia, ma la novità sono le mafie nigeriane, pakistane, e perfino vietnamite.

Questi fenomeni sono favoriti dalla globalizzazione, è sempre più facile muoversi e mettere radici da qualche altra parte, trasportando con se metodi e tecniche mafiose che nei paesi di origine sono noti alle forze dell’ordine locali mentre sono una novità per i paesi ospitanti; la scommessa delle mafie è questa, trovare delle vulnerabilità normative ed infiltrarsi in un paese straniero incapace di fronteggiare il nuovo fenomeno.

Poi ci sono le gang, piccoli gruppi criminali che opera autonomamente in paesi stranieri, impossibili da monitorare poiché il più delle volte non hanno legami con la madre patria e le organizzazioni criminali di provenienza, utilizzano come base piccole e medie imprese come bar e ristoranti, centri scommesse, imprese edili e di pulizia, agenzie di sicurezza, un fenomeno in espansione.

Gli italiani sono maestri in tecniche di infiltrazione, la mafia italiana è la più intelligente di tutte.

Da sempre piccoli nuclei di malavitosi italiani è stato attivo nei paesi occidentali sfruttando una legislatura morbida non in grado di fronteggiare il fenomeno mafioso; da anni a Strasburgo si chiede di estendere a tutti i Paesi membri il reato di associazione mafiosa, il 416 bis presente nel codice penale italiano, e la possibilità di confiscare ricchezze non giustificabili anche in assenza di una condanna penale, ma finora tutto questo è rimasto lettera morta, per l’opposizione di diversi Paesi membri, nonostante le pressanti richieste di Europol ed Eurojust, vale a dire la polizia e la magistratura dell’Unione.

Così come hanno finito per impaludarsi i negoziati sulla Procura europea, anche questa sgradita a diversi Stati membri.

Questi veti della “Alta Politica” sembravano figli di un garantismo morale e di un insieme di valori ed ideali a tutela delle libertà personali ed invece i recenti fatti della Slovacchia ed ancor prima della Germania ci pongono un nuovo interrogativo: la mafia, italiana e non, a che livello si è infiltrata nei paesi ospitanti? Si è fermata a livello di riciclaggio e traffici oppure si è innestata nella politica esercitando attraverso essa anche un controllo indiretto sulla magistratura?

Scopriamo recentemente che In un paese come la Slovacchia la ndrangheta fiancheggiava gli uomini del potere, ha cominciato col riciclaggio, proseguendo con il monitoraggio dei finanziamenti europei ed innestando sul territorio imprese e posti di lavoro a loro volta trasformati in potere elettorale; ecco il sistema italiano esportato in un paese insospettabile in cui già oggi la mafia rappresenta un potere parallelo.

E se è successo in un paese storicamente fuori dai grandi traffici internazionali non osiamo immaginare a che livello la mafia italiano si sia innestata nei paesi occidentali.

Puntiamo la nostra attenzione invece sull’infiltrazione nei paesi dell’est sono, dove i dati in nostro possesso sono frammentari per la difficoltà di reperire notizie da quei fronti, ma qualcosa si muove; sappiamo ad esempio che la ndrangheta tende a colonizzare i territori, mentre la camorra crea delle centrali operative per coordinare i vari traffici, più sedentarie Cosa Nostra legata al territorio d’origine e Sacra Corona Unita che si limita alla presenza nella vicina Albania.

In Romania ad esempio i siciliani tramite dei prestanome controllano molte ditte di trasporti, di import export e società legate alle scommesse, in Bulgaria è impossibile imporre una presenza neanche simbolica dato che la mafia locale è egemone e controlla la politica e le forze dell’ordine preposte al controllo tramite la corruzione.

Quella bulgara è una criminalità in ascesa che si è specializzata nel traffico di droga sottraendo alla storica mafia albanese quote di mercato importanti, le indagini hanno rivelato una impennata di droga proveniente dalla Bulgaria nel nostro paese e nei paesi occidentali in genere, dove viene smerciata a costi più bassi di quella proveniente dal Sud America.

In Ungheria dalla Sicilia e dalla Campania sono state avviate attività di riciclaggio, al momento non sembrano esserci gruppi criminali operativi sul territorio, in Polonia invece la ndrangheta in collaborazione con gruppi criminali dell’est ha avviato un centro di produzione di droghe sintetiche poi esportate nel resto d’Europa; qui la sinergia tra mafie e la collaborazione tra gruppi criminali di diversa nazionalità si è concretizzato pienamente.

Colpisce il boom economico dell’Albania, secondo alcuni legato alla possibilità di investimenti illimitati per le mafie di tutta Europa, in particolare quella italiana che ha trasferito a Tirana molti dei propri investimenti.

Da sempre la Sacra Corona Unita è stata presente in Albania, la vicinanza geografica ha favorito questo fenomeno; la mafia pugliese ha investito forte nell’edilizia, nell’imprenditoria e nel turismo, una mafia intelligente fatta di uomini d’onore e uomini d’affari che con il benestare dei “signorotti” locali ha innestato un business che si fonda sul riciclaggio; in cambio gli albanesi hanno in mano il traffico di droga, da sempre molta della droga che arriva in Italia passa dall’Albania, recentemente a Foggia i fatti di sangue sono riconducibili alla lotta per il controllo di questo traffico, un fenomeno in evoluzione in cui si è innestata la mafia bulgara.

Devono fare riflettere le recenti indagini sul mercato dei fiori in Olanda che ha visto coinvolti dei calabresi che hanno operato indisturbati per oltre un ventennio, gli italiani agiscono di soppiatto, palesano una bonomia che li rende insospettabili e consente loro di muoversi indisturbati, in Europa occidentale sono perfettamente inseriti nelle economie locali, nell’Europa dell’Est stanno arrivando accolti coi tappeti rossi, portano soldi e lavoro; un copione tristemente noto.

 

 

 

 

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