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Perché il forex è il mercato finanziario più interessante per i trader debuttanti?

Perché il forex è il mercato finanziario più interessante per i trader debuttanti?

Tra tutti i mercati finanziari, quello del Forex è senza ombra di dubbio quello che sta riscuotendo più successo tra i nuovi investitori italiani e stranieri, che entrano per la prima volta nel settore. Le ragioni per le quali questo mercato è sempre sulla cresta dell’onda sono numerose e vanno dalla semplicità del concetto di fondo al ridotto investimento richiesto per iniziare. Ecco le principali.

 

La compravendita di valute: un concetto semplice ed intuitivo

Il Forex (Foreign exchange market) si basa sullo scambio di asset valutari, vale a dire di coppie di monete. Il trader che investe in questo mercato vende la valuta in proprio possesso e con il ricavato ne acquista un’altra. La differenza di valore tra le due valute determina una perdita o un guadagno per l’investitore. La fluttuazione di tale valore, vale a dire il suo aumento o la sua diminuzione nel breve e lungo periodo, dipende da una serie di elementi legati allo Stato (o all’insieme di Stati) che emette la valuta oggetto dello scambio. Tali elementi sono principalmente di carattere economico, ma si estendono anche ad altri settori, tra cui la politica. Per semplificare, con il Forex trading non si scambiano semplicemente monete, ma si mettono a confronto due Paesi differenti, con la loro stabilità, le loro scelte economiche, politiche e sociali, i loro punti di forza le loro debolezze. Il concetto è intuitivo e concreto: di conseguenza l’idea di investire nel mercato mette a proprio agio anche i trader che si sono appena affacciati al settore, che si sentono più sicuri di operare nel Forex rispetto, ad esempio, agli indici di borsa.

 

Il capitale iniziale per fare trading sul Forex

Al contrario di altri settori, per i quali è necessario avere un capitale iniziale consistente, per investire nel mercato delle valute è sufficiente disporre di una somma ragionevole di denaro, tale da coprire le prime operazioni. Sebbene su numerose piattaforme di trading online è possibile iniziare con poche centinaia di euro, numerosi operatori, per avere un certo margine di manovra e poter reinvestire il proprio denaro, suggeriscono di partire da un capitale più elevato, per un valore tra i 2.000 e i 5.000 euro. Si tratta in ogni caso di una somma inferiore se la si confronta con quelle necessarie per entrare nel mercato delle monete virtuali, in cui un solo bitcoin vale già circa 5.500 euro. Attraverso il sistema dei contratti per differenza, prodotti derivati che si basano sullo scambio di valute ma non ne richiedono concretamente l’acquisto, è addirittura possibile fare un investimento iniziale che copre solamente una piccola percentuale del valore dei contratti stessi.

 

La tassazione sulle plusvalenze: un processo chiaro e regolamentato

Il mercato valutario ha un’origine relativamente recente, ma è sufficientemente maturo per essere regolamentato in tutto il mondo. La sua origine risale al 1971, anno in cui venne permessa la speculazione sui mercati valutari e in cui i tassi di cambio fluttuanti fecero la loro prima apparizione. Al 1986, quindici anni dopo la creazione del mercato, risale il TUIR, il testo unico delle imposte sui redditi, che indica il sistema di tassazione sui profitti originati dagli investimenti finanziari nel settore. Il testo è stato aggiornato nel 2011 dalla circolare 102/E dell’Agenzia delle Entrate. L’aliquota prevista per questo tipo di profitto, che viene considerato dalla legge come una plusvalenza di natura finanziaria al pari dei contratti per differenza e dei futures, è equivalente al 26% dello stesso. Per essere in regola con la legge italiana, dunque, è sufficiente inserire i profitti generati dal trading sul mercato Forex nella propria dichiarazione dei redditi, da soli o con l’aiuto di un commercialista.

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