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Mafia dei Pascoli: Mezzojuso omertà o vicinanza?

Mafia dei Pascoli: Mezzojuso omertà o vicinanza?

-Marisa DenaroLa mafia non abbandona mai il territorio, si evolve, si aggiorna per restare al passo con i tempi, ma rimane saldamente radicata alla terra.

Come si sa, è nata più di un secolo fa,  con il ruolo di sentinella dei campi; difatti i proprietari terrieri, pagavano la cosiddetta guardiana a sgherri comandati dai boss locali. Non era nient’altro che un pizzo per garantire che nulla accadesse al terreno come alle attrezzature agricole in esso contenute.

Oggi come allora, nulla è cambiato. La mafia controlla l’agricoltura a tal punto da stabilire i prezzi sul mercato di.molti prodotti che arrivano sulle nostre tavole.

La mafia è un convitato di pietra.

La mafia agricola controlla anche molti pascoli, nonostante il Protocollo Antoci sia diventato legge, le famiglie mafiose riescono ancora, tramite prestanomi ad acquistare o affittare terreni che fanno gola ai clan.

I metodi intimidatori sono sempre i medesimi: devastano il terreno,  fanno in modo che nessun operaio lavori per quella azienda, incendiano le attrezzature necessarie all’attività. In tal.modo costringono le aziende a sottostare al volere mafioso, vendendo i terreni a prezzi irrisori o mettendosi a disposizione della famiglia facendo utilizzare l’appezzamento a volte senza compenso.

Tre donne, però, non hanno piegato la testa di fronte ad intimidazioni di ogni genere, anzi hanno denunciato.

In alcuni luoghi vale ancora la regola che, per risolvere i problemi, ci si debba rivolgere al boss del luogo o del mandamento e non alle Forze dell’Ordine, altrimenti si è oggetto di sguardi  malevoli come se si fosse colpevoli e non vittime.

Mezzojuso, paese noto come protettorato di Provenzano durante gli ultimi anni della sua latitanza, è salito agli onori della cronaca proprio per un caso di mafia dei pascoli.

Tre donne, non fragili come si è soliti pensare, stanno tenendo testa alle intimidazioni mafiose , dopo che dal 2006 continuano a subire danni, invasioni nei loro terreni di mucche “selvatiche” ma marchiate e subiscono la distruzione dei macchinari necessari all’attività agricola.

Anche in questo caso le tre scimmiette non vedo, non sento e non parlo, si sono impossessate di un intero paese che, stranamente non sapeva di ciò che accadeva alle loro concittadine. No, perché il classico “cuttigghiu” (spettegolamento) paesano, in questo caso non si è attivato.

Tutti muti e testa bassa!

La criminalità organizzata aveva puntato un bersaglio apparentemente  facile: tre donne indifese e quindi facilmente “accattabili”, cosa che non è stata e con tanta dignità e molte lacrime , hanno raccontato la loro vicenda in più di un programma televisivo. La mafia non aveva fatto i conti con la loro grande forza di volontà nel difendere il frutto della fatica del padre morto nel 2006.

Il Sindaco di Mezzojuso intervenuto a “Non è l’Arena”,  ha dichiarato che non sapeva nulla di questa vicenda sino al settembre 2017, un novello “Alice nel paese della meraviglie”.

Da allora, cosa è stato fatto a supporto delle sorelle Napoli?

Se qualcosa si fosse mosso subito non sarebbe stato necessario l’intervento della trasmissione “Non è l’Arena”.

Solo allora il paese di Mezzojuso, punto sul vivo, ha costituito un comitato per difendere il buon nome di Mezzojuso: difendere l’onore è sempre importante , dipende da che punto di vista si agisce.

Secondo il buon senso comune, i cittadini di Mezzojuso avrebbero dovuto costituire un comitato Pro sorelle Napoli, invece che crearne uno per difendere l’onorabilita’ paesana.

Una operazione di facciata solo per ripulire il buon nome di Mezzojuso agli occhi di una Italia che sdegnata ed allibita, ha assistito ad affermazioni ambigue nelle quali la parola mafia faceva fatica ad essere pronunciata. Dopo aver accettato di intervenire in trasmissione, invece che  rispondere alle domande del giornalista,  ci si è ritrovati ad insultarlo con metodi tipicamente mafiosi anche da parte della vice presidente del Comitato dei Giovani.

Ma non finisce qui, nel secondo collegamento presente in loco l’on. Nunzia De Girolamo, si percepiva che la piazza stesse recitando una sorta di copione. Le vere voci di Mezzojuso, pur non volendosi far riprendere, definivano le tre sorelle Napoli con epiteti offensivi. 

Il primo cittadino di un paese, non di una metropoli, non sa cosa accade fuori dalla porta della casa comunale o non vuole sapere cosa accade? È. Impossibile che non sapesse!

In questa vicenda, il paese di Mezzojuoso si è sentito punto sul vivo cercando di scrollarsi di dosso la nomea di omertà che lo perseguita, ma non è riuscito nell’operazione trasparenza.

Meglio punti che punciuti!

Si attendono sviluppi sul caso, sicuramente non chiuso visto il rumore mediatico che ancora suscita.

 

 

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