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Matteo Messina Denaro: 25 anni di latitanza per il Diabolik di Castelvetrano

Matteo Messina Denaro: 25 anni di latitanza per il Diabolik di Castelvetrano

-Marisa Denaro- Matteo Messina Denaro alias Alessio, alias Diabolik, detto “u siccu”, è il ricercato numero uno d’Italia.

La caccia è aperta da quel settembre 1993 quando il boss di Castelvetrano, si diede alla macchia dopo una vacanza in Toscana. La magistratura continua a suon di arresti e sequestri, ad indebolire il suo cerchio magico, ma nonostante ciò, lui rimane ancora imprendibile capace di spostarsi liberamente dalla Sicilia al continente e viceversa.

Messina Denaro è un uomo d’onore “pi rera” per eredità, avendo avuto il padre don Ciccio ai vertici della locale trapanese ( in cosa nostra trapanese il clan non si chiama famiglia ma locale come nella ‘ndrangheta ed il suo capo è chiamato reggente) per oltre un ventennio. Deceduto nel 1998 il padre, alla guida della locale di Castelvetrano subentra Matteo.

Si fa notare sin da giovane all’ interno di cosa nostra ed ha alle spalle numerosi omicidi ed è l’ultimo latitante ricercato per le stragi del 1992 – 1993  Dopo 25 anni di latitanza è in grado ancora di prendersi beffa delle forze dell’ordine che, in più di una occasione sono arrivati ad un passo dalla sua cattura avendo trovato il covo ancora caldo 

Nonostante i duri colpi inferti al clan Messina Denaro per indebolire il cerchio di protezione del latitante, riesce ancora a sfuggire alla cattura grazie alla protezione di insospettabili componenti della società civile, imprenditori e professionisti.

E’ la mafia a raggiera  da lui ideata, ossia i componenti sono conosciuti solo dal reggente e tra di loro non hanno contatti. In tal modo, si aumenta la segretezza per evitare falle nella rete protettiva, inoltre la famiglia Messina Denaro gode di protezione politica  e massonica.

Sono noti I legami tra I Messina Denaro è I D’Ali, per i quali lavoravano come campieri. 

Lo stesso Matteo della politica, scrive:  “Oggi per essere un buon politico basta che faccia antimafia, più urla e più strada fa ed i politici più abietti sono proprio quelli siciliani che hanno sempre venduto questa nostra terra al potente di turno. Troppo semplicistico per lo Stato italiano relegare il fenomeno Sicilia come un’orda di delinquenti. Abbiamo più storia noi che questo Stato italiano”. Molti politici urlano in piazza le loro convinzioni antimafiose per poi andare a braccetto con il malaffare e sembra proprio che Messina Denaro di politica siciliana se ne intenda non poco.

Gode inoltre, del supporto della massoneria trapanese e pare che nel 2007, Matteo Messina Denaro, abbia fondato una loggia massonica “La Sicilia” diffusa non solo sull’isola,  al fine di far da collante tra mondo finanziario ed istituzioni.  Ne farebbero parte imprenditori, avvocati, commercialisti, politici ed anche appartenenti alle forze dell’ordine.

Da bravo boss guarda anche oltre la sua terra, infatti intrattiene affari soprattutto nel Nord Italia con investimenti con guadagni trasferiti in Svizzera. Amante dei videogiochi come del gioco d’azzardo, è stato un frequentatore del Casino’ di Campione d’Italia, vuoi per la sua passione per il gioco d’azzardo, vuoi per reinvestire i suoi capitali illeciti sotto il falso nome Matteo Cracolici, uno dei tanti che ha utilizzato.

La magistratura non ha certezza riguardo le sue sembianze attuali e si basa sulla ricostruzioni al computer del suo volto anche se recentemente, un collaboratore di giustizia ha riferito che Matteo si è sottoposto ad interventi di chirurgia plastica al volto ed anche ai polpastrelli per modificare le sue impronte digitali.

Eppure, Messina Denaro ha due difetti fisici facilmente riconoscibili, il primo è lo strabismo leggermente ridotto grazie a un intervento subito a Barcellona, come riferito dal pentito Vincenzo Sinacori.

Se lo strabismo era noto già dagli anni novanta un particolare, un difetto fisico di Matteo non è conosciuto a molti: è leggermente claudicante per un problema al piede destro e mentre cammina posiziona lo stesso esternamente appoggiando il tallone non completamente causato da una caduta in moto durante le sue scorribande con gli amici per le strade di Trapani.

Dopo.la morte di Riina è iniziata la successione a capo della cupola,  ma parrebbe che Messina Denaro non sia tra i papabili, anzi allo stato attuale, sembrerebbe che cosa nostra preferisca continuare a fare ognuno il suo: gestendo gli affari e il territorio senza intromettersi ne’ condividendoli con le altre famiglie.

Difficilmente potrà diventare il nuovo capo della cupola anche a seguito delle dichiarazione pubbliche di Maria Concetta Riina, figlia di Totò,  la quale ha dichiarato che del tesoro del padre non sa nulla e se esiste si trova nelle mani di Messina Denaro. Una dichiarazione che lo incastrerebbe in quanto si è impossessato dei beni della famiglia Riina senza restituirli ai legittimi proprietari e per ciò, potrebbe anche essere posato cioè estromesso da cosa nostra.

Fare terra bruciata è l’unico sistema per isolare il boss, per renderlo il più debole possibile ed essendo sempre più solo in Sicilia non potendo contare nemmeno sull’appoggio delle famiglie palermitana, parrebbe essersi rivolto ai cugini calabresi con i quali condivide alcune affinità per la gestione della locale come la passione per la massoneria, Il supporto della sponda calabrese potrebbe garantirgli protezione e basi logistiche anche al Nord Italia. La Sicilia per il boss  non è più così sicura.

Da recenti dichiarazioni pare che abbia frequentato la Versilia, ma ritornare nel luogo dal quale è iniziata la sua latitanza non è molto sicuro e quindi il boss si muove molto spesso tra Toscana, Calabria, Lombardia e Sicilia.

La ‘ndrangheta difatti, garantirebbe anche luoghi sicuri  in Lombardia dove è ben radicata e l supporto logistico non gli mancherebbe affatto, soprattutto presso la locale di Desio. Un’area strategica per la vicinanza con la Svizzera dove, come è noto, ci sono numerosi conti correnti riconducibili al latitante di Castelvetrano.

La locale di Desio, sino a due anni fa,  era gestita anche da Antonio Sgro’, medico chirurgo plastico in servizio al Niguarda di Milano. Curava boss sia di ‘ndrangheta e di cosa nostra. Secondo quanto riferito dal testimone, il boss si sarebbe rifatto i connotati, sostiene all’estero, ma guarda caso Sgro’ è un chirurgo plastico.

Una locale  guidata dal clan Iamonte-Moscato e il clan Iamonte controlla il territorio di Limbiate, quello di Monza insieme agli Arena-Mazzaferro e quello di Vimercate con i Flachi. Una roccaforte per proteggere un boss del calibro di Messina Denaro. Inoltre la vicinanza con la Svizzera, consentirebbe al boss di recarsi in territorio elvetico in un’ora di autostrada

Mentre la protezione familiare si sgretola, quella della ‘ndrangheta rimane solida e garantisce al boss di Castelvetrano di rimanere ancora uccel di bosco.

Diabolik ha solo due grandi passioni: la bella vita e le donne. 

Se per il metodo Falcone basta seguire i soldi. per trovare la mafia, nel caso di Matteo Messina Denaro è necessario seguire soldi e donne per riuscire a scovarlo, nel frattempo Matteo che si trovi in un hotel a cinque stelle o in una baracca in mezzo al nulla,  continua la sua latitanza  alimentata da quell’assurdo “fascino” dell’uomo potente ed imprendibile. 

 

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