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Montagna Longa: una strage dimenticata

Montagna Longa: una strage dimenticata

-Marisa Denaro_ Una tragedia inabissata, senza memoria quella del 5 maggio 1972 .

Un DC8 dell’Alitalia con 115. persone a bordo, partito da Roma Fiumicino e diretto a Palermo Punta Raisi,  in fase di atterraggio si schianta contro Montagna Longa, un monte sovrastante Palermo nel territorio di Carini.  Partito con mezz’ora di ritardo da Roma, avrebbe dovuto atterrare sulla pista n. 25 al contrario, alle 22.23 avviene l’impatto contro la montagna e perdono la vita 108 passeggeri e 7 membri dell’equipaggio.

Una tragedia che ha causato 24 vittime in più rispetto ad Usrica, eppure suscita meno ricordo ed interesse da parte dell’opinione pubblica come della magistratura. Immediatamente vengono esclusi guasti tecnici, sebbene il Flight Data Recorder, non funzionasse già da 5 giorni. L’ attenzione si punta  sui piloti ritenuti ubriachi ma, e autopsie eseguite sui membri dell’equipaggio,  escluderanno questa ipotesi.

Si parla di sciagura, di errore umano, anche se l’equipaggio era esperto e conosceva bene le manovre di avvicinamento da attuare per l’aereoporto di Punta Raisi. Come accade spesso in Italia, basta archiviare per porre la parola fine a tragedie nelle quali si vogliono tenere celate trame oscure.

L’inchiesta guidata dal generale Lino Francesco, incaricato dall’allora Ministro dei Trasporti Oscar Luigi Scalfaro appartenente al primo governo Andreotti, avvalora la tesi dell’incidente, sebbene il farmacista di Carini, la cui testimonianza durante la fase processuale non venne presa in considerazionene, vide l’aereo in fiamme prima di schiantarsi contro la montagna.

Come sempre in questo paese, tragedie di tale entità, terminano con inchieste giudiziarie inconcludenti, ma anni dopo,  il vice questore di Trapani Giuseppe Peri, stila un rapporto nel quale inserisce  la strage di Montagna Longa, in una strategia della tensione operante in quegli anni.  

Peri ipotizza che, la strage di Montagna Longa, sia da inserire in un contesto di “strategia della tensione”:, una strage voluta da forze estremiste eversive che, in accordo con Cosa Nostra progetta unn attentato di stampo neo fascista intrecciato nei rapporti mafia, servizi segreti deviati e poteri occulti.

Nei fascicoli dattiloscritti firmati da Peri il 22 agosto 1977, sono riportati 32 nomi tra i quali quello di Pierluigi Concurelli noto estremista nero.

Una strage nella quale misteri e dilemmi permangono tutt’ora, il primo dei quali riguarda la misteriosa presenza sulla lista passeggeri di Stefano Alberto Volo, esponente di estrema destra, che apparirà successivamente nella strage di Bologna.

Volo non salì sul quell’aereo dichiarando successivamente, di essere stato consigliato di non imbarcarsi su quel velivolo diretto a Palermo.

Da chi ha ricevuto il consiglio provvidenziale Volo? Egli stesso, anni dopo, chiarirà che Stefano delle Chiaie, esponente di Avanguardia Nazionale e vicino ai Servizi Segreti, sapeva tutto riguardo a Montagna Longa.

Una sciagura che ha tolto la vita anche a persone definite scomode che viaggiavano su quell’aereo:: Franco Indovina, regista e aiuto regista di Francesco Rosi, il quale stava cercando chiarimenti sulla morte di Enrico Mattei presidente dell’Eni, Il suo corpo è stato totalmente dilaniato e sono stati rinvenuti esclusivamente i documenti e la protesi dentaria;  Ignazio Alcamo, giudice e Presidente della prima sezione del tribunale di Palermo e della sezione speciale misure preventive.  Alcamo, da poco, aveva richiesto il soggiorno obbligato per il più importante costruttore palermitano Francesco Vassallo e per Antonietta Bagarella, sorella di Calogero e Leoluca e futura sposa di Toto’ Riina. Vassallo reinvestiva i capitali illeciti di Cosa Nostra e colpendo Vassallo si colpiva Vito Ciancimino, democristiano di ferro, con legami ormai noti con i Corleonesi.

Ritorna nuovamente la ragnatela che lega mafia e politica che, da sempre ,ha condizionato la vita del nostro paese al centro di numerosi misteri dall’Unità d’Italia sino ai giorni nostri.

Il giudice Alcamo riteneva Ninetta Bagarella pericolosa per i suoi legami parentali, essendo sorella di Calogero di cui ancora non era nota la sua morte durante la strage di Viale Lazio del dicembre 1969,  e Leoluca come del futuro marito Riina Salvatore.

La Bagarella fu la prima donna ad essere  accusata di comportamento mafioso, con un tale provvedimento, si colpivano nuovamente i Corleonesi.

Sul Dc8 viaggiava anche Angela Fais, giornalista de l’Ora, che stava approfondendo il tema delle trame neofasciste in Sicilia.

Peri invia il suo rapporto a numerose Procure ,eccetto quella deputata alle indagini ma, nessuna Procura riterrà attendibili le dichiarazioni del vice questore; considerato un pazzo visionario  terminerà la sua carriera ad archiviare scartoffie presso la questura di Messina.

Maria Eleonora Fais, sorella di Angela, nel 1992 chiede al Procuratore di Marsala Paolo Borsellino, di cercare il rapporto Peri. Borsellino rintraccia il rapporto, ma poco dopo, morirà con la sua scorta in Via d”Amelio. Il rapporto Peri viene rinvenuto “casualmente” nel 1997 presso il Tribunale di Marsala.

Qui si uniscono nel destino Montagna Longa ed Ustica poiché , entrambe sono adombrate da  una esercitazione militare in corso, tesi sostenuta da Giuseppe Casarrubea, conoscitore di vicenda nazionali, che riferisce di una esercitazione nei cieli italiani, denominata DAWN-PATROL la sera del 5 maggio 1972.

Difatti, sull’ala come sulla carlinga del DC8,  sono stati rinvenuti  fori mai periziati dalla Procura. A seguito di ciò, nel 2012 il generale dei Carabinieri Antonio Borzi che, nella strage perse il fratello, ha chiesto alla Procura di Catania la riapertura delle indagini.

Inoltre si fa strada l’ipotesi di una bomba a bordo: tra i resti del DC8 è stata rinvenuta una borsa deflagrata dall’interno ed un cadavere  mai  identificato.

Le continue richieste dell’associazione familiari delle vittime di Montagna Longa rimangono inascoltate; oltre alla richiesta avanzata nel 2012 e rigettata dalla Procura di Catania,  una nuova richiesta di riaprire le indagini è stata depositata lo scorso anno a seguito della perizia del Prof. Rosario Ardita Marretta che ipotizza la tesi di una bomba . La procura di Catania ritiene tale tesi scientifica insufficiente e comunque, se anche così fosse sono passati 46 anni e risulterebbe impossibile trovare i colpevoli.

In tal.modo per l’ennesima volta, la Procura di Catania archivia l’inchiesta

 

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