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Pif: la forzatura in una fiction ci può stare, la malafede di chi lo attacca no

Pif: la forzatura in una fiction ci può stare, la malafede di chi lo attacca no


-R.C.- Un certo giornalismo cavalca la disinformazione,
un altro tenta di ristabilire la verità, purtroppo ancora disinformando.

La materia del contendere è la fiction La Mafia uccide solo d’estate, il cui autore, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, viene pesantemente attaccato da Maurizio Crippa sulle pagine de Il Foglio.

Il quotidiano vicino alla famiglia Berlusconi non perde occasione per sottolineare la non colpevolezza di Giulio Andreotti in merito ai suoi rapporti con Cosa Nostra, giocando sulla prescrizione dei rapporti organici accertati sino alla primavera del 1980, per i quali Andreotti non fu assolto, ma non si potè dare esecuzione alla pena in quanto prescritti.

Ribadiamo solamente che affermare “Andreotti assolto” equivale ad una menzogna.

Ma torniamo alla fiction, nella quale Pif icasticamente addebita l’omicidio di Piersanti Mattarella ad Andreotti quale mandante, ricostruendo il tutto con una sequenza che vede sullo sfondo l’immagine del senatore di spalle, in penombra, con tanto di occhiali, gobba e orecchie a sventola.

Andreotti mandante dell’omicidio del presidente della Regione Sicilia.

Ma si tratta appunto di fiction, non di ricostruzione storica di avvenimenti o vicende giudiziarie,  finzione che non si arroga il ruolo di depositaria di verità storiche o processuali.

Il punto sono i presunti incontri tra Andreotti e Stefano Bontate: sono realmente avvenuti?

La prima sentenza su Andreotti aveva giudicato che il primo non fosse mai avvenuto, e del secondo non vi è prova o riscontro.

L’Appello, in decine e decine di pagine, ha stabilito però che, soprattutto per il secondo, possa essere ritenuto attendibile, per una serie di passaggi induttivo-deduttivi.

Il collaboratore Francesco Marino Mannoia è l’unico, l’unico, ad accusare Andreotti per quegli incontri.

E questo è quanto sostiene Gian Carlo Caselli e la fiction Rai La mafia uccide solo d’estate ha, lecitamente, deciso di basare la sua ricostruzione sul teorema Caselli, secondo il quale, almeno in un’occasione, il politico ed il boss di Cosa Nostra, si sarebbero incontrati.

Al  di là delle verità processuali o delle ricostruzioni televisive, probabilmente qualcuno che conosce come effettivamente si svolsero i fatti, esiste.

Si tratta di Franco Di Carlo, il signore di Altofonte, il quale contattato da Articolotre, dichiara “Innanzitutto è assurdo che si possa pensare che l’omicidio di Piersanti Mattarella sia imputabile a Giulio Andreotti, come ho ampiamente spiegato nei miei libri precedenti e nelle deposizioni alla magistratura. Detto questo, turandomi il naso e molto riottosamente, mi vedo costretto a ritenermi vicino alle posizioni del Foglio, in merito all’incontro Bontate-Andreotti. Di più non voglio dire in quanto racconterò con dovizia di particolari la vicenda nel mio libro di prossima uscita”

 

 

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