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Rosa Scarpulla, una madre contro la ‘ndrangheta

Rosa Scarpulla, una madre contro la ‘ndrangheta

-M.D.- Ancora una volta una madre che, con tanto coraggio e dignità, chiede giustizia e non teme nemmeno la ‘ndrangheta.

In passato Felicia, la mamma di Peppino Imoastato, oggi Rosaria madre di Matteo Vinci morto in un attentato a Limbadi il 9 aprile 2018 a causa di una bomba posta nel bagagliaio della sua auto.

Nell’attentato è rimasto gravemente ferito. Francesco Vinci, padre di Matteo, ancora ricoverato presso il centro grandi ustionati a Palermo. Rosaria è una donna sola, lo Stato non ha mostrato alcuna vicinanza nei confronti della donna che rimane quindi, l’unica testimone delle continue minacce e violenze conto la famiglia Vinci ad opera di Rosaria Mancuso sorella di Pantaleone “Luni” e di Giuseppe, ai vertici della locale di ‘ndrangheta egemone nella zona di Limbadi.

Una questione di terreni che dura da svariati anni ed ha portato ad invasione degli appezzamenti di proprietà dei Vinci da parte di bestiame “selvatico“, devastazione dei raccolti e sversamento di liquami. Il tutto per costringere i Vinci a vendere le loro proprietà ad un prezzo irrisorio

L’escalation di intidimidazioni non termina e si arriva ad ottobre 2017 quando Francesco Vinci viene brutalmente aggredito riportando lesioni alla mandibola.

A seguito dei continui soprusi, la famiglia Vinci si è presentata più volte in municipio ma nulla è cambiato anzi, il Sindaco infastidito dalla continua presenza della famiglia Vinci, ha minacciato di chiamare i carabinieri

Esistono luoghi ancora oggi, dove chi è vittima viene trattato da delinquente, luoghi dove si cresce a pane ed omertà e risulta complicato scardinare la mentalità mafiosa.

La politica è assente ma ciò non rappresenta una sorpesa poiché i Mancuso non sarebbero ciò che sono se non avessero la politica locale  al loro fianco.

La solidarietà da parte degli abitanti di Limbadi e’ pari a zero; un lutto nel sud Italia è generalmente molto sentito, ci si reca a far visita alla famiglia del defunto, si manifesta la propria vicinanza invece, nei confronti di Rosaria, si attua il tipico malcostume omertoso: la paura fa novanta e quando si tratta dei Mancuso meglio non schierarsi contro per evitare ritorsioni.

Rosaria Scarpulla non ha le tutela di qualsiasi testimone di giustizia, non si comprende come mai il.Ministero dell’Interno non abbia attivato la procedura del caso.

Rosaria è una madre che vive combattendo per suo figlio e, in una terra di omertà una madre coraggiosa che collabora con la giustizia,  deve essere tutelata.

Dove lo Stato non vuole provvedere ci penseranno le associazioni antimafia a coordinare una scorta civile a protezione di Rosaria Scarpulla.

Il silenzio è mafia e lo Stato è l’assente di turno. 

 

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