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Testimoni di giustizia: lo Stato latitante

Testimoni di giustizia: lo Stato latitante

-Marisa Denaro- Il testimone di giustizia è in cittadino qualsiasi che, senza far parte di organizzazioni criminali, diviene testimone oculare di un fatto delittuoso o ne è a conoscenza e per senso del dovere civico, rende nell’ambito di un procedimento penale dichiarazioni dotate di fondata attendibilità quindi si trova in una situazione di pericolo grave e concreta.Spesso il testimone di giustizia è esso stesso vittima dell’associazione criminale e, al culmine della disperazione a causa delle continue minacce e danni all’attività,  decide di denunciare i propri estorsori.

Rispetto al collaboratore di giustizia, il cosiddetto pentito, il testimone di giustizia non ha mai fatto parte di una organizzazione criminale.

La nuova legge “Disposizioni per la protezione del testimone di giustizia” Legge n. 6 del 11/1/2018, dovrebbe garantire maggior protezione ai circa 80 testimoni, ma non per tutti parrebbe essere così.

Lo Stato dovrebbe camminare al loro fianco garantendo la dovuta protezione, lo Stato sprona il cittadino a non aver paura,  a denunciare per cercare di estirpare il malaffare e lo Stato abbandona di punto in bianco il testimone di giustizia lasciandolo al proprio destino fatto ancora di minacce e danni all’azienda.

In tal modo, lo condanna ad una vita di sacrificio e terrore e chissà quante volte, sentendosi abbandonato il coraggioso cittadino si è chiesto:”Ma chi me l’ha fatto fare? Forse era meglio pagare il pizzo”. 

Ne è un esempio Ignazio Cutro’ imprenditore agrigentino e presidente dell’associazione testimoni di giustizia cui è stata revocata la tutela nonostante persistano gravi minacce nei suoi confronti.

Stessa sorte è toccata a Natale Giunta, chef e proprietario di un ristorante come di una impresa di catering.  Giunta è sotto scorta dal 2012,  quando ha deciso di denunciare i suoi estorsori esponenti della famiglia mafiosa di Borgo Vecchio a Palermo che, per santificare la Pasqua ed il Natale, si presentavano chiedendo 2000 euro per il sostentamento delle famiglie dei detenuti.

A seguito del rifiuti dell’imprenditore sono iniziate le minacce e i danni all’impresa e Giunta coraggiosamente, ha denunciato facendo condannare i suoi aguzzini.

Ora quello Stato che avrebbe dovuto proteggerlo lo ha abbandonato al rischio di nuove ritorsioni, perché cosa nostra non dimentica, continua a vessare e minacciare al fine di ottenere, con ogni mezzo, ciò che ritiene un suo diritto di controllore del territorio.

Eppure, la legge sopra citata, non discrimina tra testimoni di giustizia di serie A e di serie B, eppure non si comprende come mai a Roberto Saviano sotto scorta dal 2006 e Federica Angeli sotto protezione dal 2013, il diritto alla scorta è acquisito mentre per altri ad un certo punto decade.

Cosa Nostra non è di certo meno pericolosa rispetto a Camorra o alla Mafia di Ostia.

Non è comprensibile al cittadino questo distinguo, sembra che il fatto di essere personaggi pubblici, giornalisti o scrittori essi stessi narratori del.loro percorso di vita sotto scorta, possa dare una patente privilegiata di Testimoni di Giustizia rispetto a semplici imprenditori che vogliono difendere il proprio lavoro, che cercano di dare lavoro in una terra martoriata dalla disoccupazione e dalla criminalità.

Ci si augura che non passi questo messaggio, lo sconforto di due imprenditori abbandonati potrebbe indurne altri a piegarsi al volere mafioso piuttosto che affidarsi alla giustizia.

Non passi il messaggio che se, il testimone di giustizia è un personaggio pubblico in grado di utilizzare i media come cassa di risonanza della propria condizione di “scortato”, ha il diritto a vita alla scorta ed ilpovero imprenditore corre il rischio di essere abbandonato da in momento all’ altro.

La legge, si dice, è uguale per tutti, ma in alcuni casi è solo questione di notorietà.

 

 

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