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Svolta Pd

Svolta Pd


-Redazione
Maurizio Martina è stato eletto  segretario del Pd dall’Assemblea circa 200 firme a sostegno della sua candidatura e, al momento del voto, 7 contrari e 13 astenuti.

Dopo una sfibrante mediazione, a tenere insieme tutte le anime del partito è stato il mandato a termine del neo segretario, che nel suo discorso si è impegnato a convocare il Congresso “entro le elezioni europee”.

Una formula inserita ancor più vagamente nell’ordine del giorno finale, approvato dall’Assemblea (congresso da tenere “in vista delle europee”) che i Big del partito avrebbero concretizzato con una intesa per primarie entro febbraio, il 24 probabilmente.

A inizio settimana Martina annuncerà la nuova segreteria condivisa, mentre le tappe principali del percorso “aperto” e “nuovo” dei dem sono i congressi locali entro dicembre, un forum programmatico a Milano a ottobre e un’altra Assemblea entro fine anno per formalizzare le primarie.

Ma sull’Assemblea ha lasciato il segno Matteo Renzi, con un intervento che non ha risparmiato ‘stoccate’ dentro e fuori il partito. “Non me ne sono andato quando conveniva e non me ne vado ora. Rispetterò le decisioni dell’Assemblea e darò il mio contributo”, ha premesso il senatore dem invocando unità: “Sono ottimista sul fatto che la musica cambierà, si può ripartire ma senza considerare nemico chi sta a fianco a noi”.

E’ stato nell’analisi delle ragioni della sconfitta che Renzi non ha fatto sconti a nessuno. “La responsabilità è mia, lo dico con la consapevolezza che questo non basta”, è stata la sua premessa. Nello svolgimento, però, il senatore ha puntato il dito sulla minoranza ai tempi della sua segreteria: “Hanno picchiato contro l’argine del sistema, sul web e con divisioni assurde che hanno fatto il male del Pd”.

L’ex segretario si è rivolto alla sinistra (“si è visto, poi, che l’alternativa al Pd non era la scissione o Leu ma la destra e Salvini”), sulle possibili formule nel futuro del Pd (“la ripartenza non può essere in simil Ds o simil Unione”), sulla stampa e gli intellettuali ‘pro M5s’ (“hanno fatto la guerra al Matteo sbagliato e ora si ritrovano il governo Salvini“). E anche parlando dei compagni di partito, Renzi si è tolto più di un sassolino dalla scarpa: ha criticato “l’apatia” come segno della campagna elettorale e il “falso nueve” (Gentiloni?) e sul caso Consip ha spiegato: “Non mi sarei aspettato più affetto dalla gente, perché quello non è mai mancato, ma maggiore solidarietà nel partito”.

Poi, tra qualche brusio della platea, ha spiegato: “Continuate così, ci vediamo al Congresso, perderete di nuovo e come sempre comincerete a criticare chi ha vinto. Ma così segate il ramo su cui siete seduti”.

All’ex segretario ha risposto Gianni Cuperlo: “Io non vedo nostalgie, oggi non si può cantare ‘Bandiera rossa’ ma nemmeno sostituirla con ‘Uno su mille ce la fa’”. Nicola Zingaretti ha rintuzzato: “Renzi non si predispone all’ascolto degli altri, un limite”. Mentre Martina ha espresso il suo auspicio di un Pd “che suona come un’orchestra”.

A margine,Zingaretti ha ancora una volta ribadito, “io sono in campo“. Per ora, l’unica candidatura formale alle primarie.

 

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