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Valle d’Aosta: mafie in cartolina

Valle d’Aosta: mafie in cartolina

-Roberto Mancini– Una regione a vocazione turistica, popolata da 135 mila abitanti che sono suddivisi in 74 comuni: Aosta il più grande con 35.000 abitanti, La Magdeleine il più piccolo con 100.

Una lunghezza di circa 80 km, dal tunnel del Monte Bianco al comune di Pont St Martin, che confina col Canavese. Montagne innevate, piste splendide, buona fontina, folklore montanaro: ovviamente si punta ad un’immagine esterna accattivante, da cartolina svizzera, da valle di Heidi.
Logico dunque che il negazionismo dei fenomeni criminali qui sia più forte che altrove. Seconda notazione. Il sistema istituzionale valdostano, grazie allo Statuto Speciale di autonomia, prevede che le mansioni di prefetto siano svolte dal presidente della Giunta, ossia dal capo dell’Esecutivo.

Tale assetto non ha garantito la dovuta attenzione degli inquirenti verso i fenomeni criminali presenti nel territorio. Al contrario, spesso le indagini, scarsamente stimolate dal presidente/prefetto del momento, si sono rivelate fiacche, svogliate, inconcludenti.
Per tale ragione è bene fare memoria su episodi criminali del passato, rimossi dalla distratta coscienza civile valdostana. Tutti “cold case”.
Partiamo da due record: la Val d’Aosta è la prima regione italiana in assoluto in cui si sperimentano ordigni micidiali e sofisticati quali le auto bomba. Siamo negli Anni Ottanta, il primo attentato italiano con questo mezzo avvenne il 29 gennaio 1983 a Roma, nel quartiere Primavalle, contro la Golf di Vincenzo Casillo, luogotenente di Raffaele Cutolo. Il secondo, di lì a poco, avviene a Palermo contro il giudice Rocco Chinnici, il 29 Luglio 1983.

Ma noi valdostani facciamo prima e meglio, il record è nostro.
Il 3 settembre 1979 attentato mortale ad un commerciante di Sarre, Armando Pasquali, quarantunenne titolare di un negozio di jeans in via Aubert ad Aosta. Mentre con la sua Mercedes 240 D si sta recando a Como per riconsegnare della merce, sull’autostrada all’altezza di Montjovet la sua auto salta in aria a causa di una bomba.

Circa tre mesi prima Pasquali si era salvato dall’incendio della sua 125 e gli inquirenti avevano ipotizzato un attentato. Pasquali invece aveva attribuito l’accaduto all’incendio di una bombola di anti-appannante presente nell’abitacolo dell’auto.
Il 13 dicembre 1982 ad Aosta , in via Monte Vodice, viene fatta esplodere l’autovettura Fiat 500 dell’allora pretore di Aosta, Giovanni Selis, che si accinge ad aprirla e che, miracolosamente, rimane praticamente illeso. Rimasti ignoti gli autori. Il giorno seguente il pretore è oggetto di un altro tentativo di attentato, sventato grazie alla sua diffidenza.
Lunedì 23 maggio 1996 nel cantiere dell’impresa Lapegna a Pontey, in località Champagne 41, sette camion vanno in fumo durante la notte.

L’impresario colpito si occupa di costruzioni edili e stradali e di sgombero neve. Gli automezzi, parcheggiati sotto una tettoia, si incendiano contemporaneamente. In seguito, il copione di prammatica, sempre identico: l’impresario che dichiara di non avere nemici e di non essere mai stato minacciato né ricattato, l’ovvia conclusione che gli inneschi usati presuppongono la presenza di almeno tre persone di buona capacità tecnico-criminale, la disamina degli affari e degli appalti del Lapegna
Il 16 luglio 2005 fiamme ad una pizzeria di Pontey, vicino Châtillon, dove si trova anche una pista di go-kart. Il fuoco si sviluppa all’alba, proviene dall’esterno e determina l’esplosione delle tubature del gas, per cui l’edificio è interamente sventrato. I proprietari sono i fratelli Fusaro, già titolari di un’impresa edile poi fallita, il cui nome compariva già nell’indagine Lapegna.

La procura apre un fascicolo contro ignoti.
È la notte di domenica 11 marzo 2007 quando va a fuoco il deposito di tronchi presso la segheria di Walter Dal Canton, in regione Champagne a Villeneuve. L’incendio è gigantesco e per spegnerlo i vigili del fuoco lottano tutto il giorno, mobilitando anche due elicotteri della Protezione civile che rovesciano acqua e schiumogeni dal cielo.

Il pericolo è grande perché la segheria in fiamme confina con il deposito carburanti della Villeneuve Petroli, la cui palazzina degli uffici è lambita dal fuoco. Poiché incendiare una catasta di tronchi enormi non è impresa tecnicamente facile, anche in questo caso si ipotizza una mano criminalmente esperta.
C’è anche una testimonianza, quella del figlio del titolare, che afferma di aver visto verso le 8,20 del mattino un individuo aggirarsi tra le cataste di legname, e in seguito darsi alla fuga su un’auto.
Episodi, reati spia, fatti che la dicono lunga sulla presenza criminale in Valle d’Aosta e che la dicono lunga sulle troppe distrazioni delle istituzioni.

 

Fonte: Mafie

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