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Via D’Amelio: ore18.30 inizio del depistaggio

Via D’Amelio: ore18.30 inizio del depistaggio

-Marisa Denaro– “Al Magistrato Giuseppe Ayala che nel 1992 era parlamentare, una domanda: perché ha fornito 7 versioni diverse dei momenti successivi alla strage di Via D’Amelio a tenere in mano la borsa di papà. E poco dopo scompare l’agenda rossa“.

Così Fiammetta Borsellino che continua a denunciare pubblicamente i punti oscuri della strage nella quale venne ucciso suo padre Paolo e gli agenti della scorta.

Le stranezze sulla strage di Via D’Amelio iniziano alle ore 18.30 di quella calda domenica estiva quando, nell’ufficio del dottor Fassari presso la squadra mobile di Palermo, viene aperta la borsa del giudice prelevata dal sedile posteriore della Croma.

All’interno vengono rinvenuti un pacchetto di sigarette, il costume bianco ancora umido, l’agendina con i numeri di telefono ma non l’agenda rossa regalo natalizio dei carabinieri dalla quale il giudice non si separava mai, contenente tutti i segreti e le intuizioni del magistrato.

I familiari hanno sempre dichiarato di aver visto il loro congiunto inserire l’agenda rossa nella borsa la mattina del 19 luglio 1992.

Iniziano così le tante versioni, tra dichiarazioni e smentite da parte di Giuseppe Ayala ex magistrato all’epoca dei fatti, da poco divenuto parlamentare.

La borsa del giudice viene prelevata dal capitano Giovanni Arcangioli come da lui ammesso il 5 maggio 2005 e secondo il militare, è stata aperta alla presenza di Ayala e Teresi, circostanza negata in precedenza dallo stesso Ayala nella sua versione del 2 luglio 1998.

Nel 2005 Ayala viene nuovamente sentito ribaltando la versione asserendo di aver prelevato egli stesso la borsa dal sedile posteriore e di averla affidata ad un ufficiale dei carabinieri.

Nemmeno un anno dopo, l’ 8 febbraio 2006, Ayala rilascia una nuova versione molto confusa: afferma che la persona che ha prelevato la borsa dall’auto non fosse in divisa e che successivamente la stessa persona stavolta in divisa, si rivolge a lui per consegnarla.

Nel 2009 Ayala ha affermato che ” è verosimile che l’agenda fosse dentro la borsa e che sia stata fatta sparire” mentre in passato è arrivato anche a dire di non essere a  conoscenza del” esistenza di una agenda di Paolo.

Contraddizioni continue da parte di un magistrato,, che in tal modo ha permesso che venisse alterata la scena del delitto senza pretendere nemmeno di fare identificare il soggetto al quale venne consegnata la borsa del giudice arrivando a non ricordare nemmeno se tale soggetto, fosse in divisa o meno.

Continui cambi di versione che non possono essere giustificati con la concitazione e lo sconforto per l’evento delittuoso poiché, essendo Ayala un ex magistrato, avrebbe dovuto essere in grado di agire razionalmente e asetticamente anche in quella situazione ed invece, per le svariate versioni fornite, diventa il primo depistatore di Via D’Amelio.

Persino sull’incontro del 1 luglio 1992 tra Borsellino e Nicola Mancino da poco divenuto Ministro dell’Interno, Ayala rilascia dichiarazioni contrastanti.

In un primo momento afferma che Mancino gli ha mostrato una agenda con annotato l’appuntamento del 1 luglio con il giudice, poi cambia versione e dichiara di aver visto l’agenda di Mancino ma che non riportava alcun incontro con Paolo Borsellino affermando quindi, che l’incontro non sia mai avvenuto.

Una ritrattazione in piena regola forse dovuta a pressioni subite da entità superiori?

Dopo 26 anni e numerose versioni,  forse è giunto il.momento di dire la verità anche per Giuseppe Ayala, una verità vera e non artefatta, una verità la sua fondamentale per comprendere un tassello mancante nelle indagini sulla strage di Via d’Amelio al centro di gravi depistaggi orchestrati da uomini delle istituzioni.

 

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    antonio bacheca 6 giorni

    Ayala sempre presente in prima fila in occasione delle celebrazioni, con scorta e inchini vari di politici e forze dell’ordine. VERGOGNOSO.